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SPECIALE 1 – OTTOBRE MESE MONDIALE DELLA PREVENZIONE L’Europa dichiara guerra al cancro: ecco come

Il 3 febbraio 2021 la Commissione Europea ha presentato un ambizioso piano di lotta al cancro  assegnando un forte risalto alle misure di prevenzione che toccano gli stili di vita: tabagismo, alimentazione, consumo di alcolici e movimento sono certamente argomenti cruciali.

Su tutti questi aspetti si assiste ad un divario tra le conoscenze scientifiche ed una reale applicazione delle indicazioni sanitarie nella vita pratica dei pazienti . E’ semplice dire di smettere di fumare ma è molto difficile farlo anche quando supportati da linee guida. E’ facile consigliare di correggere la dieta e stilare un regime dietetico  perfetto per uno specifico caso clinico ma è molto complesso ottenere nel concreto una forte e duratura aderenza alle indicazioni dietologiche.

Le difficoltà ci sono anche per il movimento e per l’adozione permanente di uno stile di vita che contempli meno sedentarietà , più camminate e relativo aumento del consumo calorico.

Per non parlare del consumo di bevande alcoliche che, quando eccessivo entra a far parte delle dipendenze, in un continente nel quale la produzione di vino e birra costituisce uno dei capisaldi dell’economia di molte nazioni . 

Abbiamo chiesto al Professor Oscar Bertetto, Oncologo medico ex direttore Rete oncologica Piemonte e Valle d’Aosta  di illustrarci le complesse interazioni tra comportamenti e rischio di malattia. 

Sappiamo da tempo che sovrappeso e obesità contribuiscono a un aumentato rischio di malattie cardiovascolari, metaboliche e diabete con un più alto numero di morti premature mentre solo più recentemente si è dimostrato che sono causa di un più elevata insorgenza di tumori in ben nove organi: colon-retto, pancreas, colecisti, esofago, ovaio, rene, prostata, utero(endometrio), mammella (in post-menopausa), tenere il peso sotto controllo è quindi una strategia di prevenzione primaria? 

In Europa il sovrappeso riguarda circa una persona su due e l’obesità una ogni sei.

Per meglio valutare la presenza di queste due condizioni si utilizza non il peso assoluto ma il suo valore correlato all’altezza ossia il Body Mass Index (BMI): peso in chilogrammi diviso il quadrato dell’altezza espressa in metri. Si ha sovrappeso quando il BMI è tra 25 e 30 Kg/mq e obesità quando il BMI è maggiore di 30 Kg/mq.

L’aumento di peso è dato o da troppe calorie introdotte e quindi da diete non corrette o da poche calorie bruciate e quindi da abitudini sedentarie.

Per la facile disponibilità dovuta all’attuale distribuzione alimentare, la forte spinta pubblicitaria e il minor costo siamo indotti a consumare cibi ad alto contenuto calorico, a prediligere prodotti con calorie ‘vuote’ ossia senza proprietà nutrizionali valide, spesso ricchi di grassi e zuccheri a rapido assorbimento e dissetarci con bevande eccessivamente zuccherine. 

E’ questo il probabile motivo della obesità negli adolescenti che interessa attualmente il 15% e nelle persone, soprattutto donne, con scarso livello di istruzione. 

Anche la distribuzione del grasso nel corpo ha importanza con un maggior effetto dannoso provocato dal deposito addominale; per questo è indicata la misurazione del giro-vita che non dovrebbe superare 94 cm negli uomini e 80 cm nelle donne. 

In che modo l’eccesso di peso aumenta il rischio di tumore?  

Per un aumento della insulina e dei suoi picchi ematici con un’azione proliferativa sulle cellule tumorali; per una produzione di adipochine e leptine, fattori che inducono uno stato infiammatorio cronico che, liberando radicali liberi, esercita una attività mutagena sul Dna; per una più elevata sintesi di estrogeni che favoriscono l’insorgenza di tumori endometriali e della mammella. Tali meccanismi sono ulteriormente amplificati dal grasso addominale, di tipo ‘bianco’ che sappiamo avere caratteristiche ‘endocrine’ in grado di secernere ormoni e fattori infiammatori. 

Bisogna valutare con giusto equilibrio questo fattore di rischio: si stima che l’eccesso di peso possa causare il 4,1% dei tumori maschili e il 6,9% di quelli femminili.

Qual  è il contributo che può dare una dieta corretta nel diminuire l’incidenza dei tumori? 

Enorme, si stima una possibile efficacia di riduzione del rischio intorno al 35% .

Le prime segnalazioni sulla importanza del ruolo della alimentazione si ebbero con gli studi di epidemiologia ecologica e geografica che segnalarono una significativa differenza di incidenza di tipi diversi di tumore nelle varie nazioni e, in caso di migrazioni da aree a bassa incidenza a regioni con incidenza più elevata, una relativamente rapida acquisizione dei tassi di malattia presenti nei paesi ospitanti rispetto a quelli di partenza e tale cambiamento correlava prevalentemente con le nuove abitudini alimentari.

Ha citato i nutrienti, migliaia di molecole che non sono agiscono in proprio ma interagiscono con le altre, quanto sappiamo di queste relazioni? 

E’ molto più difficile identificare lo specifico ruolo delle diverse componenti della dieta: quali cibi siano protettivi e quali dannosi, in quali quantità e in quale proporzione dovrebbero essere assunti, quali l’età di inizio e la durata nel tempo del loro consumo consigliabili, quale modalità di conservazione e tipo di cottura dei cibi meno rischiosi.

Ogni giorno assumiamo più di 25.000 componenti diverse dei cibi che una volta ingerite agiscono sul nostro metabolismo da soli o in combinazioni diverse e possono interferire con modalità molto variabili sui meccanismi molecolari della cancerogenesi tanto da rendere al momento impossibile identificare un sicuro rapporto di causa effetto per uno specifico alimento.

Mi sembra di capire che la ricerca sui modelli alimentari sia particolarmente complessa anche perché si basa su dati riferiti dai pazienti e quindi non sempre affidabili…

E’ così, si possono compiere studi su un tipo di dieta rispetto ad un altro nell’insieme complesso dei rispettivi alimenti che le compongono. Vi sono due modalità principali con cui poter condurre tali ricerche: 

Caso-controllo retrospettivo con interviste tramite opportuni questionari circa le abitudini alimentari seguite negli anni precedenti di malati di tumore e di persone sane con le stesse caratteristiche per evidenziare eventuali significative differenze tra i due gruppi nei tipi di cibo assunti. In questo caso vi è un rischio legato a facili dimenticanze che rendono difficile una affidabile e completa ricostruzione del reale diario alimentare.

Prospettico con la scelta di un gruppo significativo di persone di cui si registra con precisione l’alimentazione seguita per un certo periodo di tempo con le relative differenze nelle sue componenti e si valuta nel tempo la diversa incidenza di tumori correlandola al tipo di dieta. Si tratta di studi di lunga durata nel tempo, costosi, con il rischio di perdere nel tempo i dati delle persone introdotte nello studio per i cambiamenti di residenza nel corso della vita

La ricerca di laboratorio ci può aiutare ad integrare le conoscenze? 

Si, pensiamo ad esempio al fatto gli acidi grassi di origine animale producono nel loro catabolismo sostanze ossidanti che liberano radicali liberi in grado di danneggiare il genoma delle nostre cellule; le sostanze antiossidanti, prevalentemente contenute nella frutta e nei vegetali, contrastano e riducono questo rischio mutageno; gli acidi grassi a catena corta, che sono prodotti dalla flora microbica intestinale in presenza di una alimentazione ricca di fibre vegetali, riducono la proliferazione cellulare della mucosa del colon; si sono dimostrati cancerogeni gli idrocarburi aromatici policiclici prodotti in alcuni tipi di cottura quali le carni alla brace; altrettanto mutageni si sono dimostrati i nitroso-derivati che si formano nell’ambiente acido dello stomaco da parte di alcuni conservanti utilizzati  negli insaccati.

Professore, un mercato fiorente è quello degli integratori, con l’idea che aggiungere sostanze considerate positive non possa che fare bene, qual è la sua opinione? Dovremmo integrare la nostra alimentazione quotidiana per proteggerci dal rischio cancro? E come?

Vi sono spinte pubblicitarie al consumo di singole sostanze quali supplementi nutrizionali per prevenire l’insorgenza di tumori: vitamina C, D, E, B 6, folati, carotenoidi, selenio, curcumina, resveratrolo, isotiocianati. Nessuna  ha dimostrato in realtà tale capacità; non solo non si è evidenziata efficacia nel ridurre il rischio ma il betacarotene, somministrato nei fumatori per proteggere dalla insorgenza di tumori polmonari, ha aumentato l’incidenza di tale neoplasia probabilmente per un effetto protettivo che riduce le morti programmate delle cellule danneggiate dal fumo, oltre a essersi registrato  un  aumento certo degli infarti miocardici per un effetto a livello del fegato induttivo di ipercolesterolemia. 

Che risultati ha avuto il tentativo di prevenzione del carcinoma prostatico con selenio e vitamina E, consigliati per le loro proprietà antiossidanti

Un supplemento alimentare di calcio ha mostrato di ridurre l’insorgenza di adenomi benigni del colon, ma non delle forme maligne di adenocarcinoma

Intervenire con consigli dietetici è molto più complesso di quanto si possa pensare. Credo che occorra limitarsi a affermare che la dieta mediterranea ha una efficacia protettiva maggiore delle diete nord europee e statunitensi, che è consigliabile consumare almeno 400 grammi al giorno di prodotti ortofrutticoli, preferire cibi poveri di amidi e zuccheri, le carni rosse non dovrebbero superare i 500 grammi alla settimana, l’introduzione giornaliera di sodio dovrebbe essere inferiore ai 2,4 grammi con un uso dunque moderato del sale, l’olio è indicato quale condimento in sostituzione del burro.

 

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