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SPECIALE 3 – MESE DELLA PREVENZIONE Attività fisica è il ‘farmaco’ per la prevenzione del cancro

L’attività fisica non è facile da misurare perché multifattoriale; si stima comunque che circa il 35% della popolazione europea abbia una insufficiente attività fisica. Una corretta attività sarebbe in grado di ridurre i tumori del colon-retto del 10%, della mammella del 9% e in minor misura del pancreas, endometrio, ovaio, prostata, rene, stomaco, polmone. I fattori che sono chiamati in causa  nella possibile induzione dei tumori per una scarsa attività sono la resistenza all’insulina, una anomala produzione di fattori di crescita, di adipochine e di ormoni steroidei, una ridotta risposta immunitaria.

Abbiamo chiesto al Professor Oscar Bertetto, Oncologo medico ex direttore Rete oncologica Piemonte e Valle d’Aosta, di illustrarci le complesse interazioni tra comportamenti e rischio di malattia. 

Quali sono gli effetti negativi della sedentarietà

Una vita sedentaria influisce naturalmente in modo negativo su numerose altre patologie: malattie cardiovascolari con un aumento di infarti miocardici e ictus, diabete mellito, obesità e sindrome metabolica, malattie osteo-articolari, depressione.

Il motivo di questa riduzione di attività è da ricercarsi nelle nostre occupazioni meno faticose, nelle nuove tecnologie che abbiamo a disposizione per i nostri lavori industriali e agricoli, ma anche casalinghi, le lunghe ore passate davanti alla televisione e al computer magari sgranocchiando cibi ad alto contenuto calorico. Si calcola che stiamo seduti per non meno di 300 minuti al giorno.

Non sono facili da valutare le componenti di una attività fisica perché entrano in gioco la frequenza degli esercizi svolti, la loro durata, la loro intensità. I muscoli possono compiere uno sforzo isometrico o statico, come nel portare una borsa pesante oppure isotonico o dinamico come in una camminata a passo più o meno sostenuto.

Come combattere la sedentarietà?

Questa tendenza alla sedentarietà dovrebbe essere affrontata non solo con il ricorso all’ora settimanale di palestra o piscina o corsa domenicale nel parco ma con una attività quotidiana che molti lamentano di non poter svolgere ma che si deve cercare di ritagliarsi modificando le nostre abitudini negli spostamenti con un minor utilizzo della automobile e se non ne possiamo fare a meno cercando di posteggiarla a qualche minuto di cammino dalla nostra meta; se usiamo mezzi pubblici possiamo ottenere un analogo obiettivo scendendo alla fermata prima di metropolitana o autobus e tram. 

Si consiglia di non usare ascensori e scale mobili, curare eventualmente orti e giardini usando al minimo tecnologie come il tosaerba a motore, non disdegnare il ballo, né i vecchi esercizi di ginnastica casalinga dai piegamenti al salto della corda. Per essere più motivati si può partecipare a associazioni che promuovono attività di gruppo che ci aiutano a vincere i momenti di pigrizia proponendoci iniziative stimolanti quali visite guidate a piedi di centri storici, gite con escursioni per raggiungere mete che prevedono camminate di diverso impegno secondo l’età e le condizioni di salute dei partecipanti.

Le politiche nazionali INCORAGGIANO L’ATTIVITA’ MOTORIA? 

Il contrasto al sovrappeso e all’obesità infantile è tra gli obiettivi prioritari nell’agenda sanitaria dei prossimi anni in Italia, come in gran parte del mondo globalizzato. Gli studi di prevalenza realizzati in Italia negli ultimi anni hanno evidenziato il 21% di casi di sovrappeso e il 10% di obesità in bambini di scuola primaria. Al di là della elevata prevalenza e persistenza del fenomeno, a destare allarme è soprattutto la dimostrazione delle complicanze fisiche e psicosociali già presenti nei bambini obesi e che tendono ad aggravarsi in età adulta.  La prevenzione e la cura dell’obesità in età pediatrica e delle sue complicanze rappresentano quindi obiettivi strategici di fondamentale importanza, anche al fine di ridurre i costi che il Sistema Sanitario Nazionale dovrà sostenere per la cura e l’assistenza dei pazienti con patologie croniche associate all’obesità in età adulta. 

Il mancato rispetto delle attuali raccomandazioni sull’attività fisica è responsabile di oltre 5 milioni di morti a livello globale ogni anno in tutte le fasce d’età. Attualmente, oltre il 23% degli adulti e l’80% degli adolescenti non sono sufficientemente attivi fisicamente.

Qual è l’orientamento dell’OMS?

L’Oms rileva come “lo schema dell’attività complessiva nelle 24 ore è fondamentale: Nella Regione europea dell’OMS l’inattività fisica è responsabile ogni anno di un milione di decessi (il 10% circa del totale) 

Si stima che siano imputabili all’inattività fisica il 5% delle affezioni coronariche,
il 7% dei casi di diabete di tipo 2,
il 9% dei tumori al seno 

il 10% dei tumori del colon 

Esiste un legame diretto tra la quantità di attività fisica e la speranza di vita, ragione per cui le popolazioni fisicamente più attive tendono a essere più longeve di quelle inattive 

Ridurre la prevalenza dell’insufficiente attività fisica entro il 2025 costituisce uno dei nove obiettivi previsti a livello mondiale 

L’aumento dei livelli di attività fisica è fondamentale inoltre per il raggiungimento di altri tre obiettivi mondiali entro il 2025: 

la riduzione relativa del 25% della mortalità precoce dovuta a malattie cardiovascolari, tumori, diabete o malattie respiratorie croniche.

E’ importante  mettere a fuoco le tematiche che peraltro sono da tutti condivise ma sembra anche  necessario articolare strategie efficaci per sostenere  cambiamenti ricevibili nello stile di vita dei cittadini europei.

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