ADHD: i sintomi peggiorano con l’uso dei social
di Grace Nicole Bressa
C’è un campanello d’allarme che i genitori conoscono bene: il figlio con che non riesce a staccarsi dal telefono, che salta i pasti, perde ore di sonno o litiga in famiglia pur di restare connesso. Non si tratta semplicemente di “troppo tempo online”. Due nuovi studi scientifici suggeriscono che quando l’uso dei social diventa compulsivo, le conseguenze si misurano anche in termini di sintomi ADHD più marcati e prestazioni cognitive più basse.
“Un adolescente che non riesce a smettere di usare i social nonostante ci provi, o il cui utilizzo interferisce con il sonno, la scuola, le relazioni familiari o il funzionamento quotidiano, potrebbe essere più a rischio rispetto a chi semplicemente trascorre molto tempo online”, ha spiegato a Healio Jason M. Nagata, professore associato di pediatria nella divisione di medicina dell’adolescenza e dei giovani adulti dell’Università della California, San Francisco.
È emerso da due studi condotti nell’ambito dell’Adolescent Brain Cognitive Development (ABCD) Study, la più ampia ricerca longitudinale mai realizzata per seguire lo sviluppo dei bambini dalla preadolescenza all’età adulta. Avviato nel 2015, il progetto coinvolge oltre 10.000 giovani in 21 sedi negli Stati Uniti.
Il primo lavoro, pubblicato su JAMA Network Open, ha coinvolto 11.286 partecipanti (52,4% maschi, età media all’inizio 12,1 anni). I ricercatori hanno analizzato i dati raccolti tra il secondo e il sesto anno dello studio ABCD, dal 2017 al 2023, incrociando le osservazioni di genitori e caregiver sui sintomi ADHD con l’autovalutazione dell’uso problematico dei social tramite il Social Media Addiction Questionnaire, un test che assegna un punteggio da 1 a 6 (più alto, più uso problematico).
Nel campione analizzato, l’uso problematico dei social è risultato complessivamente basso, con un punteggio medio annuo di 1,77, senza un aumento significativo con l’età dei partecipanti. Tuttavia, a livello individuale, un incremento dell’uso problematico ha predetto un aumento moderato dei sintomi ADHD l’anno successivo, sia dal quarto al quinto anno di rilevazione, sia dal quinto al sesto. Il rapporto sembra funzionare anche al contrario: livelli più alti di sintomi ADHD nel quarto anno erano associati a un uso più problematico dei social nell’anno successivo.
Un dato che ha colpito i ricercatori riguarda le differenze di genere: la relazione predittiva tra uso problematico dei social e sintomi ADHD è risultata significativa nei ragazzi, ma non nelle ragazze. Una possibilità è che i ragazzi adolescenti possano essere particolarmente vulnerabili ad alcune caratteristiche dei social legate alla gratificazione immediata, in un periodo in cui i sistemi cerebrali coinvolti nella elaborazione della ricompensa maturano più velocemente rispetto a quelli legati all’autocontrollo.
Il secondo studio: memoria e vocabolario ne risentono
Il secondo studio, pubblicato su American Journal of Preventive Medicine, ha invece analizzato la relazione tra uso problematico dei social e prestazioni cognitive successive, dal secondo al quarto anno della ricerca. Su un campione di 4.809 adolescenti (48,9% ragazze, età media 12 anni), i ricercatori hanno identificato tre diversi percorsi di utilizzo: un gruppo con uso assente o basso e in lieve crescita (un terzo dei partecipanti), uno con uso da basso a moderato (56,5%) e uno con uso da moderato ad alto (10,2%).
Le prestazioni cognitive sono state misurate al quarto anno attraverso cinque test della NIH Toolbox Cognition Battery, che valutano attenzione, lettura, velocità di elaborazione, memoria di sequenze e vocabolario, su una scala dove 100 rappresenta un livello cognitivo adeguato all’età.
Rispetto al gruppo con uso assente o basso, sia gli adolescenti del gruppo “basso-moderato” sia quelli del gruppo “moderato-alto” hanno ottenuto punteggi significativamente più bassi nei test di memoria di sequenze di immagini e di vocabolario per immagini, con un calo più marcato proprio nel gruppo con uso più problematico. Non sono invece emerse differenze significative negli altri test cognitivi.
I ricercatori intendono proseguire lo studio seguendo i partecipanti dell’ABCD Study man mano che entrano nell’età adulta, per capire se queste associazioni si mantengano, si rafforzino o si attenuino nel tempo, e se abbiano un impatto su percorsi scolastici, lavorativi o sulla salute mentale
Resta un dato di fondo, utile per genitori ed educatori: non è il tempo trascorso online in sé il vero problema, ma la perdita di controllo su quel tempo — quando il social diventa qualcosa da cui non ci si riesce a staccare, anche a costo di sonno, relazioni e risultati scolastici.