Affido Culturale: il diritto alla salute passa anche dalla conoscenza

di Anna Benedetto

La povertà educativa condiziona negativamente e a tutte le latitudini salute, aspettativa e stili di vita. Numerosi studi dimostrano una correlazione diretta tra tasso di mortalità e livello di istruzione. Ad un livello di istruzione superiore corrisponde di norma anche un reddito più elevato, che incide a sua volta su una migliore salute, benessere, nutrizione, accesso e disponibilità delle cure. 

Nato in piena pandemia ed ora pronto per regalare emozioni ed opportunità di cultura a tanti bambini, Affido Culturale è il progetto nazionale selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, attivo per ora in quattro città italiane, Napoli, Bari, Modena e Roma e già richiesto in molte altre regioni.

L’iniziativa interpreta la volontà di contrastare la povertà educativa, in quanto “virus” ancor più pericoloso per le generazioni future e rientra in più ampie politiche portate avanti dalla Comunità Europea e dall’OMS per «promuovere una equità sanitaria intervenendo sui determinanti sociali della salute»: basti pensare al recente World Cancer day 2022, il cui motto è “close the care gap” ovvero colmare il divario nelle cure.

Benchè la nostra Costituzione sancisca il diritto alla salute come fondamentale per l’individuo e di interesse per la collettività, come dice il Professor Giuseppe Remuzzi, Direttore IRCCS Mario Negri, in un suo libro: «La salute dipende un po’ dal patrimonio genetico, un po’ dal Servizio Sanitario, un po’ dall’ambiente, ma molto di più dal reddito, dalla professione, da dove si abita e dalle scuole che uno ha fatto. Ricercatori del Canada hanno visto che, fatte 100 tutte le ragioni per cui si muorele condizioni economiche pesano per 60, il fumo per 10 e l’obesità per 1».

La sottile linea rossa tra reddito, salute ed istruzione

Dipendenze da droghe, abuso di alcool, tabacco, AIDS (malattie da HIV), cirrosi, fibrosi ed epatite cronica, tumori maligni della laringe, stomaco e cervice uterina, diabete mellito: è questa l’escalation delle patologie correlate a più bassi livelli di istruzione secondo i dati ISTAT.

Se andiamo nello specifico delle principali malattie, le differenze nella mortalità tra istruiti e non sono massime per le malattie dell’apparato digerente, endocrine, nutrizionali e respiratorie. 

Il censo condiziona la salute anche nella misura in cui le persone di ceto sociale e reddito inferiore conducono vite più stressanti, con maggiori rischi di sviluppare alterazioni del sistema immunitario e malattie cardiovascolari. Un livello inferiore di istruzione non solo fa vivere in media di meno, fa vivere peggio in quanto agisce sul “cattivo invecchiamento”.

 Inoltre una istruzione superiore fornisce maggiori strumenti  per il reperimento e l’analisi delle informazioni, sia in fase di prevenzione che di accesso alle cure e per navigare nel moderno sistema sanitario.

L’Atlante italiano delle disuguaglianze di mortalità per livello di istruzione del 2019 scatta  – a 40 anni dalla istituzione del servizio sanitario nazionale – la fotografia di una Italia ancora in debito di equità sulla salute.

Secondo il report le persone meno istruite di sesso maschile mostrano ovunque una speranza di vita alla nascita inferiore di 3 anni rispetto alle persone più istruite, mentre nel Mezzogiorno, indipendentemente dal livello di istruzione, i residenti perdono un ulteriore anno di speranza di vita.

Per i  ricercatori del Centre of Disease Diagnosis and Prevention  in USA le persone con un livello di istruzione universitario hanno un tasso di mortalità (decessi per 1.000 individui/anno) inferiore della metà rispetto alle persone senza istruzione universitaria e, in generale, un maggior grado di istruzione abbia una influenza positiva sulla prevenzione e le morti evitabili in un rapporto 8 a 1 rispetto agli stessi progressi medici.

Affido culturale: il futuro è partecipazione

Affido Culturale  è un progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile  e dedicato «al sostegno di interventi sperimentali finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori» .

La povertà educativa – non solo legata alle cattive condizioni economiche – è un contesto che investe e condiziona la vita di un minore in maniera multifattoriale: significa diritti negati, povertà di relazioni, isolamento sociale, cattiva alimentazione, scarsa cura della salute, carenza di servizi, mancanze di opportunità e futuro a rischio.

Istruzione, sport, cultura, salute e informazione rappresentano alcuni ambiti di intervento, necessari in tutta Italia ma più marcatamente nelle grandi periferie urbane, nelle aree interne e al Sud. 

L’idea dell’affido culturale  di base è molto semplice: una persona single, un ente o esercente culturale, una coppia, un gruppo o un genitore che abitualmente porta i suoi figli al cinema, a teatro, al museo o in libreria, ci porta anche un bambino – eventualmente anche un membro della famiglia di quest’ultimo – che in questi luoghi di norma non entrerebbe per i più svariati motivi.

Dopo l’abbinamento e un breve percorso di conoscenza, la coppia di “famiglie” attraverso un’app sceglierà in autonomia l’offerta culturale che preferisce. La famiglia “affidataria” riceverà una dotazione di e-ducati – la moneta virtuale solidale di Affido Culturale – con cui potrà pagare i biglietti di accesso ai luoghi convenzionati, in forma di voucher scaricabili attraverso l’app per evitare imbarazzi ai botteghini. L’App è scaricabile gratuitamente e visibile anche in modalità “guest” per chiunque voglia visionare gli appuntamenti culturali disponibili.

Alla base vi è l’intento di creare una “economia circolare” di cultura e bellezza, per veicolare occasioni di fruizioni culturali condivise, tramite le quali famiglie-risorsa e famiglie-destinatarie stringono un patto educativo, rispettando l’impegno di partecipare a un calendario a scelta di 29 incontri entro 14 mesi di percorso.

E se – come diceva il principe Myskin ne “L’idiota” di Dostoewskji – è vero che la bellezza salverà il mondo, di sicuro può renderlo anche un posto più sano!

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