Anche il fumo passivo aumenta il rischio di ammalarsi di tumore orale

Il fumo di seconda mano, più comunemente definito passivo, aumenta di oltre il 50 per cento il rischio di sviluppare un tumore del cavo orale. Ad aggiungere un nuovo danno alla lunga lista di quelli legati al fumo passivo è uno studio condotto da un team internazionale di ricercatori provenienti da Portogallo, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti. I risultati, pubblicati su Tobacco Control (https://tobaccocontrol.bmj.com/content/early/2021/05/13/tobaccocontrol-2020-056393), rivista del gruppo del British medical Journal, si basano sulla revisione di 5 ricerche precedenti sull’impatto del fumo passivo. La review ha coinvolto un totale di circa 7mila persone non fumatrici, metà delle quali avevano frequentato per un lungo periodo di tempo persone che fumavano e l’altra metà no. Gli studi si sono svolti in Asia, America del Nord e America Latina.

La durata dell’esposizione è determinante

Secondo i ricercatori i dati sono chiari: esiste un nesso causale tra il fumo passivo e il rischio di cancro alla bocca. In effetti, dall’analisi dei dati è emerso che le persone esposte al fumo passivo avevano il 51 per cento delle probabilità in più di sviluppare un tumore della bocca rispetto a chi non aveva avuto contatti prolungati con fumatori. A essere determinante per il rischio del cancro del cavo orale è risultata soprattutto la durata dell’esposizione: dopo 10-15 anni a contatto con il fumo di sigarette di seconda mano il rischio di cancro aumenta più di due volte rispetto al gruppo di controllo, non esposto al fumo. “Questa revisione sistematica e la meta-analisi vanno a sostegno di un’associazione causale tra l’esposizione al fumo passivo e il cancro orale”, spiegano i ricercatori. “Inoltre, le analisi della risposta all’esposizione, inclusa la durata dell’esposizione (più di 10 o 15 anni) al fumo passivo, confermano ulteriormente l’inferenza causale. Individuare gli effetti dannosi dell’esposizione al fumo passivo è utile agli esperti di pubblica, ai ricercatori e ai responsabili politici per sviluppare e proporre programmi efficaci di prevenzione dell’esposizione al fumo passivo”, aggiungono.

Servono specifiche misure di salute pubblica

I tumori del cavo orale – che possono colpire precisamente il palato, la lingua, la guancia e le labbra – sono responsabili di 228mila morti all’anno. Si stima che ogni anno vengano diagnosticati all’incirca 447mila nuovi casi in tutto il mondo. Il fumo, insieme all’alcol, è tra i principali fattori di rischio. Tuttavia, una buona parte delle persone colpite dalla malattia, tra il 25 e il 35 per cento dei pazienti, non fuma. Da qui è il sospetto dei ricercatori che a giocare un ruolo possa essere il fumo passivo. Un po’ come accade già per il tumore dei polmoni, notoriamente associato al fumo passivo, nonché a quello attivo. Ebbene, nel nuovo studio i ricercatori aggiungono tra le vittime del cancro orale anche coloro che sono esposte al fumo di seconda mano. Secondo gli studiosi, quindi, sarebbe fondamentale quindi dare la giusta importanza alle misure di salute pubblica per limitare il più possibile l’esposizione al fumo passivo.

LINK ALLO STUDIO: https://tobaccocontrol.bmj.com/content/early/2021/05/13/tobaccocontrol-2020-056393

Foto di Ralf Kunze da Pixabay

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