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Armi in casa? Rischio di 2.33 volte di venire uccisi

di Johann Rossi Mason

Il nostro mantra è quello di ridurre il rischio di incorrere in eventi avversi per questo abbiamo deciso di parlare di un argomento interessante e che sia pure inferiore, interessa anche l’Europa e l’Italia. Lo studio californiano ha analizzato le cause di morte di 600mila californiani che avevano acquistato armi tra il 2004 e il 2016 e ha scardinato l’idea che vivere con una pistola in casa protegga dai rischi. Al contrario: chi possiede armi o chi vive con proprietari di armi ha un rischio di essere ucciso da un’arma da fuoco più elevato rispetto a chi non ha armi. 

La ricerca della Stanford University (https://www.acpjournals.org/doi/10.7326/M22-0865) è stata guidata dal ricercatore David Studdert che ha dichiarato: ‘non ci sono prove di alcun tipo di un effetto protettivo. Ogni 100mila persone, 12 saranno uccise da colpi di arma da fuoco entro 5 anni, rispetto a 8 ogni 100mila di quelli senza armi sotto il tetto di casa. Il rischio aumenta del 50% ma la ricerca pubblicata su Annals of Internal Medicine suggerisce che potrebbe essere sottostimato e raggiungere una quota doppia.

Lo studio ha sottolineato che le persone che vivono con i proprietari di pistole hanno un tasso molto più alto di morte e nell’84% a farne le spese sono le donne. Violenza domestica e incidenti mortali aumentano esponenzialmente, inoltre avere un’arma non sembra garantire alcuna protezione contro l’essere uccisi da uno sconosciuto.

Lo studio ha alcuni limiti, come quello di analizzare solo il possesso di pistole, non discriminare tra quelle detenute legalmente ma ha comunque acceso un faro importante sulla relazione tra armi in casa e omicidi dei membri della famiglia.

In Italia si distingue tra detenzione e porto d’armi con norme stabilite dal TULS R.D. 6 maggio 1940 n. 635 con alcune novità introdotte dal Decreto Sicurezza del 2022 e salta agli occhi il fatto che le armi fanno male anche a chi le detiene: due terzi dei suicidi sono effettuati con armi di ordinanza e un terzo delle violenze familiari sono esercitate con armi detenute legalmente. I casi di cronaca sono numerosi: l’assessore alla sicurezza (ci asteniamo da qualsiasi commento su questo aspetto) di Voghera Massimo Adriatici ha esploso per strada un colpo di pistola uccidendo il 39enne Youns El Bassettaoui.

Secondo l’Osservatorio sulle armi leggere su 276 omicidi, 52 sono stati commessi con armi legalmente detenute e uno solo è stato giudicato con l’esimente della legittima difesa. Insomma, è più facile essere uccisi da una persona che detiene legalmente un’arma piuttosto che da un criminale. Il 2,45% degli omicidi dal 2007 al 2017 si è verificato per ‘eccesso di difesa’.

Il caso in cui il proprietario di casa spara al ladro è più comune di quanto si pensi e le conseguenze sono spesso una causa a danno di chi ha tentato di difendersi. In Italia il problema è una relativa leggerezza nel sistema di concessione delle licenze di detenzione e (trasporto) porto di armi da fuoco con numeri di armi possedute che fanno pensare: dopo aver ottenuto la licenza è possibile avere un numero di fucili da caccia illimitato, 3 armi da fuoco comuni, 12 armi sportive lunghe o corte, 8 armi antiche o rare da collezione oltre a armi bianche in quantità illimitata.

Si potrebbe prendere esempio dal Giappone dove su 127 milioni di abitanti in un anno sono stati contati 33 morti per arma da fuoco, contro i 781 in Italia (dove i cittadini sono circa 60 milioni) e i 33mila negli Stati Uniti (con 330 milioni di abitanti). Ecco come si sono regolati nel Sol Levante: non si possono acquistare pistole (più maneggevoli e facilmente occultabili) ma solo fucili (grossi e ingombranti, specialmente per il pubblico femminile). Prima di ottenere la licenza è necessario frequentare un corso di tiro, superare un test di precisione e uno di salute mentale. Il numero di negozi è esiguo e la licenza viene rivalutata ogni 3 anni con una lunga e complessa procedura. Risultato, le persone desistono. Cosa abbiamo capito? Che minore è il numero di armi circolanti, minore è il danno complessivo, conclusione a cui non sono ancora giunti gli Stati Uniti.

https://mohre.it

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