Blocco di branca: quando il cuore non va a tempo

Ida Macchi

Effettuare un elettrocardiogramma, magari solo a scopo preventivo, e scoprire che c’è un “blocco di branca”: normale allarmarsi e chiedersi se quella diagnosi sia sinonimo di qualcosa che mette a rischio la salute cardiaca, o se sia la spia di un disturbo che, “a ciel sereno”, potrebbe innescare un’emergenza da pronto soccorso. Per saperne di più ne abbiamo parlato con la dottoressa Patrizia Noussan, già Direttore della Struttura Complessa di Cardiologia 2 dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino.

In ritardo …. 

“Il blocco di branca è un difetto della conduzione dell’impulso elettrico che, di norma, attiva la contrazione meccanica, e quindi la funzione di pompa del cuore, scandendo il battito”, spiega la cardiologa. “Per comprenderne il significato è necessario ricordare quale sia la sorgente dell’impulso e come si diffonda nel cuore: viene generato a livello dell’atrio destro nel nodo seno atriale che ha il compito di scandire la giusta frequenza di contrazione del cuore (frequenza cardiaca), garantendo un ritmo cardiaco normale (ritmo sinusale). Dal nodo seno atriale, l’impulso si diffonde poi a tulle le cellule cardiache mediante alcuni centri di smistamento: il nodo atrioventricolare, il fascio di His e le fibre del Purkinje. Ed è proprio a livello del fascio di His che il sistema di conduzione dell’impulso si divide in due branche: il termine “blocco di branca” sta dunque ad indicare che in una delle due c’è un rallentamento o un impedimento alla conduzione dell’impulso elettrico e che di conseguenza il battito non ha più la sua normale sincronia. Non esistono però sintomi che funzionino da campanello d’allarme di questa anomalia che viene allo scoperto solo con un elettrocardiogramma. E poi, non è mai una causa che spinge a rivolgersi ad un pronto soccorso, a meno che si associ ad altri problemi che pregiudicano la funzionalità cardiaca, come un infarto miocardico esteso, o un edema polmonare che rende difficile la respirazione. Non solo: la presenza di un blocco di branca non significa necessariamente che il cuore sia sofferente, o mal funzionante. Non per questo è un dato da sottovalutare”.

Destra o sinistra 

Esistono due tipi di blocco e non hanno lo stesso “peso”: c’è quello di branca destra in cui l’anomalia di conduzione riguarda l’attivazione elettrica del ventricolo destro (quello che pompa sangue nella circolazione polmonare per riossigenarlo) e quello di branca sinistra, in cui il rallentamento dell’impulso elettrico riguarda il ventricolo sinistro che immette il sangue nell’aorta e da lì in tutto l’organismo”, spiega la cardiologa. “Il primo può non avere un significato clinico e può essere presente anche in un cuore perfettamente sano, dove viene considerato fisiologico, soprattutto se si tratta di un blocco incompleto e quindi quando la conduzione è solo parzialmente rallentata”, chiarisce la dottoressa Noussan. “La prima volta che viene identificato con l’elettrocardiogramma, però, merita ugualmente un approfondimento diagnostico. Basta una visita cardiologica ed eventualmente un ecocardiogramma: per scartare l’eventualità che l’allungamento del tempo di trasmissione dell’impulso elettrico sia provocato da una dilatazione del ventricolo destro, o da una cardiopatia congenita, come un difetto interatriale. Si tratta di “un foro”, ovvero di una comunicazione tra i due atri, dovuta all’incompleta chiusura, durante la vita fetale, del setto che separa i due atri. Se l’anomalia è di piccole dimensioni passa inosservata durante l’infanzia e a volte può anche chiudersi spontaneamente, ma in alcuni casi può essere diagnosticata più tardivamente, in età adulta, anche attraverso l’evidenza di un blocco di branca destra. Ed è un bene perché, anche se asintomatico, il difetto interatriale nelle sua forma più comune di “ostium secondum”, o di “forame ovale pervio (FOP)”, può essere corretto. Oggi lo si può fare con tecniche percutanee: attraverso un catetere fatto risalire attraverso la vena  femorale sino all’atrio destro del cuore, viene inserito un device (un ombrellino) da cui fuoriescono due dischi che, aprendosi su ciascun lato del setto interatriale, provvedono a “chiudere”  il foro e a risolvere definitivamente ogni problema”.

Blocco di branca sinistra

Il blocco di branca sinistra, invece, si associa più spesso a patologie cardiache importanti: “un’ipertensione di lunga durata e mal controllata dai farmaci (la pressione alta rende prima ipertrofico e poi dilatato il ventricolo sinistro), oppure una malattia delle coronarie che rischia di mettere a corto di nutrimento il muscolo cardiaco, aumentando così il rischio di infarto, o una cardiopatia dilatativa e quindi un aumento di volume del cuore associato ad una sua minor capacità di pompare sangue”, spiega la cardiologa. “Anche in questo caso, l’alterata conduzione elettrica non provoca sintomi e a far da spia che qualcosa non va sono altri disturbi come mancanza di fiato al minimo sforzo, dolore al petto, fatica a fare attività fisica. La sua presenza nel tracciato di un elettrocardiogramma, però, conferma il sospetto di una patologia cardiaca che va successivamente indagata con esami mirati, primo tra tutti un ecocardiogramma: fornisce utili informazioni in diretta (un’eventuale dilazione del cuore, una malattia delle valvole che sta mettendo in difficoltà il ventricolo sinistro) sul problema alla base dell’alterata conduzione elettrica”.

Colpa dell’invecchiamento    

Altre volte, invece, sia il blocco di branca sinistra che quello di branca destra, possono essere la spia di una iniziale degenerazione del sistema elettrico del cuore: “invecchia al pari del resto dell’organismo, senza però dar sintomi. Nonostante ciò, può essere un’ avvisaglia precoce ed iniziale di un’ulteriore degenerazione che può mandare decisamente in tilt il sistema elettrico cardiaco, se si verifica anche un blocco atrioventricolare avanzato, ovvero una completa interruzione del passaggio dell’impulso elettrico dagli atri ai ventricoli”, spiega la dottoressa Noussan. “La situazione  in questi casi va quindi monitorata con un elettrocardiogramma l’anno. Da non sottovalutare, però, anche sintomi d’allarme, come una perdita di coscienza temporanea che insorge all’improvviso e che si risolve in modo spontaneo, in qualche caso dopo aver causato un trauma: è la sincope, e può essere proprio la spia che il cuore, complice la degenerazione del suo sistema elettrico, ha perso irrimediabilmente il suo naturale ritmo e frequenza (diventata molto più lenta) e non pompa più come dovrebbe. In questo caso, la soluzione è un pacemaker: è un dispositivo non più grande di una moneta da 2 euro, collegato a due elettrodi in comunicazione con il cuore, che viene impiantato sottocute”. Dalla sua postazione invia impulsi elettrici in modo automatico, ogni qualvolta il sistema elettrico cardiaco “perde i colpi”, ripristinando un corretto battito”.

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