Blue Monday, “tutta la verità” su una bufala

di Anna Benedetto

Plausibile non vuol dire scientifico. Il “Blue Monday” ci insegna perché ci sentiamo verosimilmente tristi mentre in realtà stiamo solo rispondendo ad uno stimolo di marketing.

Ogni anno se ne parla, cade il terzo lunedì dell’anno e quest’anno il 15 gennaio. Si tratta del giorno in cui le nostre bacheche virtuali saranno affollate da articoli, commenti e – fateci caso –  messaggi pubblicitari sul “Blue Monday” (#bluemonday), ovvero “il lunedì più triste dell’anno”. 

In questo approfondimento vedremo come è nata la “bufala” del Blue Monday, quali sono i dati scientifici ed epidemiologici che avvalorano questa leggenda e qual è il parere dello psicologo, con una intervista alla Dott.ssa Rosella Carrer (dicitura professionale da decidere insieme), psicoterapeuta. 

Origine del ‘Blue Monday’: tra marketing, bufale e psicologia

Il primo ‘Blue Monday’ (moderno) fu dichiarato il 24 gennaio 2005 in un comunicato stampa di Sky Travel, canale televisivo del gruppo Sky UK dedicato ai viaggi, che affermava che, secondo le loro stime, il terzo lunedì di gennaio fosse “il giorno più deprimente dell’anno”.

A battezzare questo concetto dandogli una connotazione “scientifica” – all’interno del comunicato dell’emittente tv –  è Cliff Arnall, psicologo che all’epoca lavorava come tutor in un centro per l’apprendimento permanente collegato alla Cardiff University. 

Arnall dichiarava di aver calcolato attraverso una equazione il momento dell’anno di maggiore incidenza di quella sensazione di tristezza che sembrava riguardare molte persone dopo le feste natalizie. Tra le variabili inserite nella sua formula: le condizioni climatiche (W), il debito delle carte di credito (D), lo stipendio mensile (d), il tempo trascorso dal Natale (T), il tempo trascorso da un buon proposito fallito (Q), i bassi livelli motivazionali (M) e la necessità di cambiare qualcosa (NA).

In realtà sia la paternità che la scientificità di questa formula furono clamorosamente messe alla berlina nel 2006 dal  divulgatore scientifico Ben Goldacre in articolo apparso su The Guardian dal titolo “MS = media slut, but CW = corporate whore” (https://www.theguardian.com/science/2006/dec/16/badscience.uknews). Il tono icastico del titolo scelto è finalizzato ad asfaltare la scientificità della formula e la credibilità accademica di chi l’aveva rivendicata.

La (triste) verità è che il comunicato stampa era stato proposto sostanzialmente in forma già scritta a diversi accademici da parte dell’agenzia Porter Novelli, la quale offrì loro del denaro per assumersene la paternità ed Arnall fu semplicemente l’unico ad accettare.

Perché coinvolgere un accademico ed inventare una strampalata equazione pseudo-scientifica per raccontare uno stato d’animo?

Per dare una validazione “scientifica” ad una clamorosa operazione di marketing, organizzata da Sky Travel per vendere pacchetti vacanze. Il terzo lunedì  arrivava subito dopo l’arrivo del primo stipendio dell’anno che, secondo i pubblicitari, doveva diventare il momento perfetto per prenotare una vacanza (senza sentirsi troppo in colpa).

La stessa Università di Cardiff prese le distanze da Arnall che, nel tempo, si rivelò “recidivo” o semplicemente troppo sensibile alle sirene del marketing, al punto di sostenere di aver trovato anche la formula per individuare “il giorno più felice dell’anno” (che cadrebbe tra maggio e luglio). Anche in questo caso la “formula” gli era stata commissionata da una famosa azienda britannica Wall’s, che produce gelati. Sfatata la validità delle sue formule scientifiche, non abbiamo alcun dubbio che “il giorno migliore” per Arnall dovesse essere quello dell’arrivo dei bonifici che le aziende pubblicitarie riversavano sul suo conto corrente. 

Una canzone omonima ne anticipò il successo

Uscì il 7 marzo 1983 – naturalmente di lunedì – l’iconica canzone “Blue Monday” della band inglese New Order. 

Anche in quel caso si tratta di un grande successo, al punto di diventare non solo la hit più nota della band, ma anche un pezzo “antologico” per la scena musicale di tutti i tempi.

Le origini del titolo della canzone si confondono col mito: gli stessi New Order dichiararono che  l’idea che “Blue Monday” fosse nata dalla frustrazione per il fatto che il pubblico dei loro concerti non avesse mai chiesto un bis.  

Coerentemente a questa ipotesi, nonostante il successo planetario riscosso dalla canzone, la band ai concerti continuò ad eseguirla soltanto come bis.

In realtà il titolo fu preso da un’illustrazione all’interno del romanzo del 1973 di Kurt VonnegutLa colazione dei campioni, ovvero Addio triste lunedì (Breakfast of Champions, or goodbye blue monday), che il batterista della band Stephen Morris stava leggendo durante il periodo di scrittura del pezzo. In essa c’era scritto “Goodbye Blue Monday” in riferimento all’invenzione della lavatrice come risoluzione di tutti i problemi delle casalinghe.

Un’altra possibilità è che il titolo sia un velato omaggio, più o meno inconscio, ad Ian Curtis (ex leader della vecchia formazione) che si suicidò proprio di lunedì due anni prima (a soli ventitré anni il 18 maggio 1980). Anche il finale (“come ci si sente, quando il tuo cuore diventa freddo”) va decisamente in questa direzione. 

Come mai la bufala del Blue Monday è così “verosimile”?

Non c’è nulla di scientificamente provato, eppure troviamo plausibili i “sintomi” del Blue Monday. 

Soprattutto l’associazione – fin dai tempi non sospetti – tra il primo giorno lavorativo della settimana (il lunedì) ed una tendenza generalizzata ad associarla a stanchezza, demotivazione ed altri contenuti limitrofi alla tristezza.

L’utilizzo del colore blu per indicare tristezza risale al XIV secolo, quando lo scrittore inglese Geoffrey Chaucer inserì all’interno del poema The Complaint of Mars il verso “with tears of blue and a wounded heart”, ovvero “con lacrime blu e un cuore tormentato”. 

I riferimenti al lunedì e/o al colore blu per definire questi stati d’animo si sprecano in tutte le lingue e latitudini (quella che in Turchia si chiama la “sindrome del lunedì“ è la stessa che colpisce i lavoratori francesi quando si sentono «Comme un lundi» al rientro dal fine settimana, ecc).

L’impatto delle stagioni su depressione e suicidio

Decenni di ricerca hanno stabilito effetti stagionali su depressione, pensieri suicidari e suicidi completati e tentati.

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Translational Psychiatry e condotto dagli scienziati dell’Università di Nottingham, dell’Università di Amsterdam e dell’Università di Harvard.(https://www.nature.com/articles/s41398-023-02434-1) conferma che nell’arco di tempo che intercorre tra dicembre e giugno, persiste un rischio più elevato di comportamento suicidario. 

Lo studio si basa sull’analisi di più di sei anni di dati raccolti tra un campione di comunità online di Stati Uniti, Regno Unito e Canada.

Nello specifico i picchi di pensieri suicidi si verificano tra le quattro e le cinque del mattino ed in particolare nel mese di dicembre. Mentre è la primavera la stagione con più tentativi di suicidi portati a termine, con picchi maggiori tra il sabato ed il lunedì.

Tornando al “blue monday” ed a quella sensazione di tristezza, dal punto di vista patologico il fenomeno è associabile al disturbo affettivo stagionale, una forma di depressione maggiore e quindi cronica, nota anche come depressione stagionale o depressione invernale. Gli inglesi la chiamano “SAD” (Seasonal Affective Disorder), acronimo della parola “triste”.

Questo disturbo è collegato ad uno squilibrio biochimico nel cervello, più frequente tra autunno e inverno, causato da ore diurne più brevi e meno luce solare in inverno, che può avere conseguenze anche importanti sul funzionamento quotidiano di chi ne è affetto.

Ma adesso che abbiamo tracciato una linea di confine tra sintomi reali e sintomi “indotti” da operazioni di marketing, ascoltiamo i consigli della psicoterapeuta, Rossella Carrer.

“Blue Monday”: il punto di vista della psicoterapeuta:

Partiamo dall’osservazione sul campo: gennaio è un mese “blue” per i suoi pazienti?

Nella mia esperienza clinica, posso confermare che è piuttosto frequente nel mese di gennaio confrontarsi con un umore decisamente deflesso e questo dipende sicuramente da una pluralità di fattori. A gennaio si spengono le luci sul lungo periodo di festività precedente, costellato di potenziali stressor, capaci di innescare uno stato d’animo con cui al rientro si continua a fare i conti.

E’ per altro uno di quei mesi, assieme a settembre, dove si registra un picco di domande di supporto psicologico e psicoterapia; è verosimile che questo fenomeno sia attribuibile al fatto che in quanto primo mese dell’anno venga vissuto come un tempo di inizi e buoni propositi.

Non dimentichiamo inoltre che i cambiamenti climatici che tendono a spostare in avanti l’arrivo della stagione invernale, spesso fanno coincidere questo periodo dell’anno con un abbassamento ulteriore delle temperature, che può renderci maggiormente letargici e non è raro che la spossatezza fisica e la svogliatezza che le si accompagna possa essere vissuta come abbassamento dell’umore.

Tristezza e depressione non sono la stessa cosa. Si può essere felici senza smettere di essere tristi? Inseguire la felicità a tutti i costi può deprimerci?

Diciamo che esiste una tendenza ad idealizzare la felicità, a considerarla quasi un trofeo molto più attribuibile alla fortuna che al merito.

Divenire felici è un processo, è appunto un “divenire” e come tale un atto di costruzione quotidiano che non esclude l’esperienza della tristezza e di tutte quelle emozioni a tonalità negativa. (Chissà che non occorra addirittura concedersi un po’ di tristezza per essere felici!)

Inseguire la felicità a tutti i costi può deprimerci se tendiamo a reificarla e quindi ad alienarla dalla sua natura astratta ed emotiva.

In che modo la depressione stagionale si differenzia dalla depressione tradizionale?

Per il suo essere strettamente connessa a fattori contingenti la SAD ha un decorso limitato nel tempo ovvero relativamente a quando cessano le cause esterne ed è per questa sua natura che difficilmente giunge a consultazione.

Altro è quando questa non va in remissione spontanea ma esita in uno stato depressivo più duraturo ove certamente convergono ulteriori ragioni, anche pregresse. In questi casi è raccomandabile rivolgersi ad uno specialista della salute mentale per valutare le eventuali cause ed impostare un lavoro terapeutico che promuova nuove potenzialità adattive.

Quali sono i segnali di allarme / fattori di rischio che dovrebbero convincerci a chiedere aiuto ad un professionista?

Come dicevamo, la SAD tende alla remissione spontanea quando cessano i fattori che ne hanno innescato la sintomatologia ma può talvolta esitare in una serie di manifestazioni più rilevanti.

In questi casi è da valutare innanzitutto la variabile tempo e quindi le ricadute a lungo termine su tutte quelle componenti che definiscono la qualità di vita. Il lavoro, ad esempio, la cura di sé, le relazioni interpersonali… Quando avvertiamo una compromissione più importante in queste aree, siamo certamente di fronte ad un campanello d’allarme.

Quali strategie terapeutiche possono essere utili per gestire la depressione stagionale?

Se partiamo dall’assunto che ogni emozione è legittima e come tale meritevole di essere accolta è importante imparare a concedersi la tristezza, ad ascoltarla come un interlocutore amico, ricordando innanzitutto di non imporre a se stessi alcuna performance che al momento si senta di non poter raggiungere.

Allo stesso modo è salutare non rinunciare a concedersi del tempo per se stessi, magari intervallando delle pause lungo le giornate che in questo periodo potrebbero apparire più lunghe e monotone.

Evitare il più possibile l’isolamento in quanto la mancata condivisione molto spesso funziona come amplificatore emotivo di stati d’animo più facilmente neutralizzabili nell’incontro con l’altro.

Coltivare piccoli progetti a breve termine in modo da poterne registrare il successo in tempi ridotti. Questo ha sicuramente ricadute positive sull’autoefficacia e quindi sull’umore!

Valorizzare il contatto con la natura, alla quale va riconosciuto un potere risanante rispetto ad uno stato d’animo depresso.

https://mohre.it

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