Bonus psicologo, nasce Tè-Co servizio on line dedicato a pazienti e familiari Alzheimer

Il benessere psicologico diventa centrale nella cura del paziente affetto da demenza o Alzheimer.  Secondo i dati raccolti dall’indagine realizzata da Helaglobe con 37 associazioni di pazienti, oltre il  60% dei malati ha usufruito o sta usufruendo di un supporto piscologico e per l’86% di pazienti e  caregiver è fondamentale il supporto psicologico fornito da un esperto della patologia. Numeri che  confermano l’importanza della nuova collaborazione tra l’Associazione Italiana Malattia Alzheimer  (AIMA Firenze) e Tè-Co (www.teco-spaziosicuro.it) il servizio di supporto psicologico on line di  Helaglobe specializzato, grazie ad un team di terapeuti esperti, in malattie croniche, demenze e  Alzheimer. 

«Lavoriamo da 30 anni per le persone con Alzheimer e per i loro familiari e caregiver – afferma  Manlio Matera, presidente di AIMA Firenze – e per noi quello dell’accoglienza è un valore  fondamentale. Spesso per le persone non è facile conciliare i tempi di vita con i servizi che  l’associazione può mettere a disposizione. Per questo, avere un servizio di supporto psicologico da  remoto è per noi molto importante, purché chi conduce gli incontri sia adeguatamente preparato su  questa patologia. E tutti gli esperti che collaborano al progetto Tè-Co di Helaglobe hanno questo tipo  di formazione e questa capacità».

COME FUNZIONA TÈ-CO 

La prima seduta su Tè-Co è gratuita per permettere al paziente o al caregiver di conoscere lo  psicoterapeuta e capire se si tratta del percorso giusto. Si tratta di terapie limitate nel tempo. Nel  primo incontro vengono fornite tutte le indicazioni sul percorso terapeutico e non c’è nessun obbligo  nel proseguire. La durata di ogni seduta è di 50 minuti. Gli incontri successivi al primo hanno un costo  di 45 euro e sono totalmente detraibili. Le sedute si svolgono comodamente da casa collegandosi on  line, anche da smartphone, e non richiedono l’istallazione di particolari applicazioni. 

LE ALTRE PATOLOGIE 

Ma su Tè-Co non ci sono solo terapisti esperti di Alzheimer. Anche per chi soffre di problematiche  legate ad altre malattie come diabete, endometriosi, fibromialgia e obesità ci sono specialisti e  psicoterapeuti preparati con cui fare una prima seduta e valutare una terapia, perché Tè-Co è in  grado di attivare il supporto necessario a seconda della patologia di cui soffre il paziente e che il  caregiver deve gestire.  

L’INDAGINE “SUPPORTO PSICOLOGICO IN CRONICITÀ” 

L’indagine sul supporto psicologico in cronicità, realizzata da Helaglobe in collaborazione con 37  associazioni di pazienti in tutta Italia, ha coinvolto 1500 persone che convivono con la patologia in  media da 6 anni, ma ha raccolto altresì testimonianze di persone con patologia cronica appena  identificata e altre con una diagnosi da oltre 30 anni. Il numero più alto di risposte è arrivato da  Lombardia e Veneto. In coda Marche e Basilicata. 

I gruppi di patologia maggiormente rappresentati nella ricerca sono quelli delle patologie  muscoloscheletriche e connettivali (62,9% dei rispondenti) e disturbi genitourinari (20,6% dei  rispondenti). Altri gruppi di patologia rappresentati sono le malattie endocrine, nutrizionali e  metaboliche, le neoplasie, patologie che possono influenzare lo stato di benessere, i disturbi  circolatori e le neuropatie. 

Su 10 persone, 6 hanno dichiarato di conoscere il bonus psicologo (60%), ma poco meno di 3 su 10  (quasi 27%) conoscono la figura dello psicologo di base e ancora meno (poco più del 7%) sono a  conoscenza dell’attivazione o meno della figura dello psicologo di base nella propria regione. 

Oltre il 60% dei rispondenti ha usufruito o sta usufruendo di un supporto piscologico. Sebbene il 15%  di loro non abbia riscontrato alcun beneficio (o perché non ha avuto effetto il percorso o perché  ancora agli inizi), è da notarsi che, in generale, i benefici riscontrati superano le aspettative. Il 29%  ha trovato più facile comunicare con il proprio medico (mentre solo il 20% si aspettava un tale  beneficio). Circa il 23% ha riscontrato migliori relazioni interpersonali (mentre le aspettative erano  di quasi 16%). Il 37% è riuscito ad avere una maggiore consapevolezza e accettazione della propria  patologia (le aspettative erano del 17%).  

All’incirca il 47% dei rispondenti ha riscontrato minore ansia, stress, depressione (le aspettative  erano di quasi il 27%). Solo nella migliore gestione della terapia e delle visite, i benefici sono stati  riscontrati da una percentuale di rispondenti più bassa rispetto coloro che si aspettavano tale  beneficio (14% contro 20%).

Quest’ultimo dato trova conferma nel fatto che per l’86% dei rispondenti è di fondamentale  importanza che il professionista che eroga il supporto psicologico sia anche esperto della patologia.  Solo il 2% dei rispondenti ritiene questa esperienza del professionista non rilevante. Nell’indagine si è rivelato, inoltre, importante anche il ruolo di chi suggerisce il percorso di  psicoterapia. A circa 6 intervistati su 10 è stato suggerito, durante il percorso terapeutico, un  supporto psicologico (quasi 58%). Il suggerimento, in oltre la metà dei casi, viene dallo specialista  (quasi 54%). Altre figure importanti sono il medico di base (11%), i familiari (10%) e gli amici (circa  7%). Circa 7 persone su 100 cercano informazioni su internet (7%) e quasi 8 su 100 decidono di  chiedere un supporto psicologico autonomamente (poco meno dell’8%). Solo 3 persone su 100  hanno trovato un suggerimento di supporto psicologico tra i canali associativi. 

Se le aspettative di ottenere benefici dal percorso di psicoterapia sono influenzate da chi suggerisce  il supporto, i giovamenti riscontrati non risentono di questo fattore, piuttosto dipendono molto più  verosimilmente dalla propria motivazione e dalla competenza del professionista. Nello specifico, la  percentuale di coloro che hanno riscontrato un beneficio è più alta quando si tratta di un’iniziativa  personale, e quindi indice di una maggiore motivazione, (oltre il 93%) o di un suggerimento da  familiari e amici e quindi probabilmente correlato a esperienze personali già vissute da altri (oltre il  90%). 

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