Bullismo da bambini collegato a problemi di salute mentale

I bambini vittime di bullismo hanno maggiori probabilità di sviluppare significativi problemi di salute mentale da adolescenti, secondo un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature Mental Health.

Lo studio, co-condotto da UCLA Health e dall’Università di Glasgow, é il primo ad esaminare il legame tra lo sviluppo di una forte diffidenza e sfiducia negli altri dopo aver subito episodi di sopraffazione e la successiva segnalazione di problemi di salute mentale, come ansia, depressione, rabbia e iperattività.

Bullismo e salute mentale tra gli adolescenti nel Regno Unito

L’indagine condotta presso l’UCLA Health Services ha svelato una connessione significativa tra il bullismo adolescenziale e i problemi di salute mentale, gettando nuova luce sui rischi per la giovinezza. Gli esperti hanno analizzato i dati di oltre 10.000 bambini nel Regno Unito, osservandoli per quasi due decenni, e i risultati sono stati sorprendenti.

Secondo quanto riportato, i bambini che hanno subito bullismo all’età di 11 anni e che hanno sviluppato una maggiore sfiducia interpersonale all’età di 14 anni hanno registrato circa 3,5 volte più probabilità di sperimentare problemi di salute mentale clinicamente significativi all’età di 17 anni rispetto ai loro coetanei.

Le ricerche condotte dai Centers for Disease Control and Prevention negli Stati Uniti hanno evidenziato che nel 2021, il 44,2% degli studenti delle scuole superiori ha segnalato sintomi depressivi per almeno due settimane, con uno studente su 10 che ha riferito di aver tentato il suicidio durante quell’anno.

Il team di ricerca ha sottolineato che, mentre fattori come dieta, sonno e attività fisica sono stati esaminati, è emerso che è la sfiducia interpersonale a collegare in modo significativo il bullismo al rischio di problemi di salute mentale all’età di 17 anni.

Secondo gli esperti di UCLA Health, il bullismo potrebbe influenzare la salute mentale instillando la convinzione che il mondo sia un luogo ostile, pericoloso o imprevedibile, sottolineando l’importanza di affrontare il problema a livello sociale e istituzionale.

Il dottor George Slavich, autore principale dello studio, ha sottolineato l’importanza di sviluppare programmi scolastici mirati a promuovere la fiducia interpersonale tra gli studenti, specialmente durante la transizione verso l’adolescenza e l’università.

In sintesi, questo studio pionieristico getta le basi per una maggiore consapevolezza e interventi mirati per contrastare gli impatti negativi del bullismo adolescenziale sulla salute mentale. La comprensione dei legami tra bullismo, sfiducia e problemi di salute mentale è cruciale per promuovere un ambiente scolastico e sociale più sicuro e sano per i giovani.

Esplorando l’impatto del bullismo infantile: approfondimenti sui rischi per la salute mentale e il suicidio nella giovinezza

Nel contesto della salute mentale, le esperienze infantili rivestono profonde implicazioni, in particolare per quanto riguarda le dinamiche del bullismo. Uno studio esaustivo ha analizzato le ripercussioni durature del bullismo, gettando luce sul suo complesso rapporto con i disturbi psichiatrici e il rischio suicidario tra i giovani adulti.

Lo studio, condotto in 11 contee del North Carolina occidentale, ha esaminato le traiettorie di 1420 partecipanti, esaminando i loro incontri con il bullismo dall’età di 9 anni ai 16 anni e monitorando i successivi esiti sulla salute mentale fino alla giovinezza. I risultati sottolineano una rivelazione cruciale: sia gli autori che le vittime del bullismo affrontano una maggiore suscettibilità alle afflizioni psichiatriche, una vulnerabilità che trascende l’infanzia fino alla giovinezza.

Principali risultati:

  1. L’ombra persistente del bullismo: Lo studio chiarisce che le ripercussioni del bullismo risuonano ben oltre la giovinezza. Le vittime e gli individui coinvolti nel doppio ruolo di bullo e vittima (definiti bulli/vittime) mostrano tassi elevati di disturbi psichiatrici durante gli anni formativi, una tendenza che persiste fino alla giovinezza.
  2. Svelare il paesaggio della salute mentale: Le vittime di bullismo lottano con tassi amplificati di disturbi psichiatrici nel loro percorso verso l’età adulta. Anche dopo aver considerato le sfide psichiatriche infantili e le avversità familiari, le vittime mantengono una suscettibilità elevata a condizioni come l’agorafobia, l’ansia generalizzata e il disturbo di panico.
  3. Il doppio peso dei bulli/vittime: Gli individui coinvolti nella complessa dinamica di essere sia bulli che vittime emergono come il gruppo più vulnerabile. La loro giovinezza è contrassegnata da un aumento del rischio di depressione, disturbo di panico, agorafobia (tra le femmine) e suicidio (tra i maschi), sottolineando il pedaggio multifasico dei ruoli doppi del bullismo.
  4. Approfondimenti sui perpetratori: Va notato che anche i bulli affrontano rischi, sebbene in maniera diversa. Il disturbo della personalità antisociale emerge come una patologia prevalente in questo gruppo, gettando luce sull’intreccio complesso tra comportamenti di bullismo e patologia della personalità. Il che non giustifica i comportamenti vessatori ma deve essere oggetto di osservazione perché spia di problemi e, talora, abusi subiti.

In conclusione, i recenti studi condotti sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti confermano l’allarmante impatto del bullismo sull’incolumità mentale dei giovani.

Mentre il bullismo persiste come una sfida significativa, i dati del monitoraggio Elisa in Toscana e relativi al 2022-2023 su un campione di 8719 studenti di 35 scuole secondarie di secondo grado ci dicono che il 28% dichiara di essere vittima di bullismo: di questa percentuale il 22% afferma di essere vittima in modo occasionale, il 6% in modo sistematico. Il 18% è la percentuale del cosiddetto bullismo ‘agito’, ovvero sono quei ragazzi che ci dicono di aver perpretato tali comportamenti nei confronti di altri: di questo 18%, il 15% lo ha fatto in modo occasionale, il 3% con modalità sistematiche. Sono dati che fanno riflettere”.

A dirlo è Annalaura Nocentini, professoressa associata di psicologia dello sviluppo e dell’educazione dell’Università di Firenze, commentando i dati sul bullismo del monitoraggio Elisa, progetto nato dalla collaborazione con il ministero dell’Istruzione e l’Ateneo fiorentino di cui è responsabile la professoressa Ersilia Menesini. 

“I dati sono in linea con quelli nazionali – aggiunge Nocentini – anche quelli sul cyberbullismo che rimane sostanzialmente costante dal 2020. Per il bullismo invece sono lievemente aumentati i livelli sistematici: in generale i fenomeni sono gli stessi del pre-Covid”.
La piattaforma Elisa, spiega Nocentini, “ha un duplice obiettivo: è una piattaforma e-learning per tutti i dirigenti e il personale che sono interessati a formarsi su questi temi e c’è una piattaforma di monitoraggio importante che ci permette di condurre studi periodici annuali su larga scala. Il nostro approccio è quello di una prevenzione su molteplici livelli, rivolta verso tutti ma anche verso chi è più coinvolto nel fenomeno”.

“La prevenzione è cruciale – dice la presidente dell’Ordine degli psicologi della Toscana Maria Antonietta Gulino -. Dobbiamo intervenire nelle scuole, con i ragazzi e con le loro famiglie, per evitare che il fenomeno diventi ancor più dilagante. Se non si interviene in modo tempestivo i numeri potrebbero peggiorare”

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