Calore e funzioni cognitive: cosa dice la scienza

Ondata di caldo di fine giugno 2026: oltre 4.000 morti in Europa e anche il cervello va ‘in pappa’

4.000 decessi in diversi paesi dell’Europa occidentale, causati dall’ondata di caldo di fine giugno che ha portato le temperature a livelli record, 5.600 secondo l’OMS che ci dimostra come ‘morti di caldo’ non sia solo una metafora. Il World Weather Attribution l’ha definita l’ondata di calore più grave mai registrata nella regione, “praticamente impossibile” da spiegare senza il ruolo del cambiamento climatico rispetto a quella storica del 1976. Così, tanto per dare una spallata agli scettici, a quelli che ‘faceva caldo anche prima’.

Ma oltre al disagio in termini di temperatura percepita, stanchezza, debolezza e ipotensione, personalmente quando il caldo supera i 34-35 gradi non riesco più né a pensare né a rimanere concentrata. La produttività diventa un sogno. E siccome mi piace raccontare i fenomeni ma ancora di più comprenderli ecco uno ‘spiegone’ che parte dalla domanda: perché col caldo le funzioni cognitive ‘abbandonano la chat’?

Il meccanismo fisiologico di base

Le alte temperature hanno un effetto negativo sul funzionamento cognitivo e sul comportamento, in particolare quando associate a un’elevata umidità. Quando il caldo è eccessivo, il cervello diventa meno efficiente perché ha meno energie per funzionare: l’organismo deve spendere molta energia per regolare la sua temperatura interna, sottraendo risorse ai processi cognitivi.

Quando le risorse energetiche sono concentrate sul raffreddamento corporeo, la corteccia prefrontale — l’area del cervello deputata al controllo degli impulsi, alla pianificazione e alla razionalità — subisce un deficit di alimentazione. Diventa difficile mantenere l’attenzione, la memoria di lavoro si fa meno brillante e la soglia di tolleranza alla frustrazione si abbassa drasticamente. Non a caso l’eccesso di calore è stato correlato ad un aumento dell’aggressività e del controllo degli impulsi. L’esposizione prolungata a temperature elevate è correlata anche a un’alterazione dei livelli di serotonina, il neurotrasmettitore responsabile della stabilità emotiva che diventa più labile, e l’efficienza delle trasmissioni neurologiche diminuisce.

Lo studio di Harvard 

L’Università di Harvard ha condotto una ricerca su 44 studenti ventenni di Boston, divisi in due gruppi: 24 ospitati in dormitori con aria condizionata, 20 in edifici senza condizionatori, in giornate particolarmente calde. Durante i 12 giorni di analisi, ogni studente doveva sottoporsi a un test appena sveglio. Nei giorni di temperatura sopra la media, gli studenti senza aria condizionata hanno mostrato un calo delle loro funzioni cognitive.

I risultati sono interessanti: gli studenti al caldo hanno impiegato in media il 13,4% di tempo in più per risolvere un test di identificazione dei colori, e hanno ottenuto punteggi del 13,3% più bassi in una prova aritmetica rispetto al gruppo al fresco. Lo studio, pubblicato sulla rivista PLOS Medicine, segnala inoltre che anche nei giorni subito dopo l’ondata di caldo si sono registrate differenze significative. Io a 38° dimentico anche le tabelline, quindi non mi stupisce affatto.

Per dare un’idea della portata: la riduzione cognitiva registrata nei giorni di ondata di calore è paragonabile a 24 ore di privazione del sonno.

Effetti su scala globale: studenti ed esami

Uno studio su un milione di studenti di New York City ha dimostrato che le temperature elevate durante i giorni di esame hanno causato il fallimento di almeno mezzo milione di test in un arco di quindici anni. Per uno studente medio, il raggiungimento di una temperatura di 32°C durante la prova può ridurre la probabilità di essere promossi in una determinata materia di circa il 10%.

Una revisione sistematica ancora più ampia ha confermato il fenomeno su larga scala: una revisione dei dati di quasi 14,5 milioni di studenti in 61 Paesi ha rilevato che l’esposizione prolungata al caldo compromette significativamente le prestazioni cognitive, con un impatto maggiore su compiti complessi come la matematica rispetto a quelli più semplici come la lettura. Senza interventi, il cambiamento climatico potrebbe ridurre il rendimento scolastico degli studenti fino al 10% entro il 2050 in alcune regioni.

 L’intervallo ottimale per ottenere una migliore prestazione cognitiva si aggira intorno ai 22°C. Per ottenere migliori performance a scuola o al lavoro è utile mantenere una temperatura negli ambienti attorno ai 20°C. Quindi o le scuole e le università si dotano di condizionatori efficienti o arrendiamoci a dare gli esami sono in inverno.

Le funzioni cognitive complesse, che richiedono l’uso intensivo della memoria di lavoro, sono maggiormente vulnerabili allo stress termico rispetto ai compiti che si basano sulla memoria a lungo termine. La performance matematica risulta compromessa fino a tre volte di più rispetto alle capacità di lettura quando gli studenti sono esposti a temperature elevate. Non a caso ho citato le tabelline.

Soluzioni e disuguaglianze

L’aria condizionata potrebbe compensare il 73% della perdita cognitiva correlata al caldo, ma l’accesso a queste misure rimane disomogeneo, in particolare nelle comunità svantaggiate. L’installazione di sistemi di raffreddamento nelle scuole di New Haven, Connecticut, ha incrementato i punteggi di lettura del 15%, mentre nel distretto scolastico di Los Angeles l’aumento è stato del 5-10% sia in lettura che in matematica. Quindi anche l’aria condizionata risulta agire come un determinante della salute cognitiva.

Ecco i dati dei decessi causati dall’ondata di caldo:

  • Francia: 2.025 decessi aggiuntivi (+30% circa) nella settimana a partire dal 22 giugno, al culmine dell’ondata di caldo record del paese.
  • Belgio: 1.222 decessi in eccesso (+39%) tra il 18 e il 29 giugno, il bilancio giornaliero più alto dai tempi della prima ondata di Covid
  • Paesi Bassi: circa 480 decessi aggiuntivi nella settimana 22-28 giugno, con l’impatto maggiore tra gli over 80, in coincidenza con temperature record vicine ai 40°C
  • Spagna: almeno 1.028 morti legate al caldo secondo l’Istituto di Salute Carlos III, più del doppio dei 407 casi registrati a giugno 2025 [1]

Fonti:

  • PLOS Medicine (2018) — Cedeño-Laurent et al.
  • The Lancet Neurology e PNAS — studi sul cambiamento climatico e funzioni cerebrali
  • Revisione sistematica UNSW su 14,5 milioni di studenti in 61 Paesi (2025)

[1] Euronews

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