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CHI SIAMO


Mediterranean Observatory on Harm REduction

È nato dalla volontà di un gruppo di scienziati e di esperti in comunicazione della salute il nuovo Osservatorio MOHRE (www.mohre.itwww.mohre.info) che vuole porre l’accento sulle strategie attuabili in tutti gli ambiti medici in cui ci siano danni e morti evitabili. Dalle dipendenze alle malattie sessualmente trasmesse – in cui le strategie sono ormai consolidate – alla ‘terza via’ per aiutare individui e comunità a diminuire i danni derivanti da stili di vita e comportamenti scorretti,  l’Osservatorio si occuperà di malattie oncologiche e cardiovascolari, andrologiche, infettive con un focus sul Covid-19 e i disturbi alimentari e quelli del comportamento.

“Come clinici che si interfacciano quotidianamente con i pazienti, sappiamo che in un processo di cura anche piccoli progressi sono apprezzabili. Spesso proposte rigide determinano l’allontanamento del paziente e succede che approcci integralisti abbiano come ricaduta l’abbandono proprio delle persone più fragili ed in maggiore difficoltà. Un medico non può rinunciare alla propria umanità in nome di un astratto rigorismo scientifico e lesinare politiche di aiuto” chiarisce il Professore Fabio Beatrice, Primario Emerito all’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e Direttore del Board scientifico dell’Osservatorio.

OBIETTIVI


Obiettivi dell’Osservatorio MOHRE sono monitorare costantemente tutta la letteratura scientifica in tema di riduzione del danno nelle diverse branche della medicina, contrastare le informazioni scorrette, creare cultura sull’argomento e identificare buone pratiche sulla riduzione del danno da importare a livello nazionale ed europeo. 

Il primo atto del Board dell’Osservatorio è stato una lettera aperta al Commissario Stella Kiriakydes – dell’Health and Food Safety per sensibilizzare la Comunità Europea a non perdere l’occasione di intervenire efficacemente sulla mortalità evitabile fumo-correlata. Mentre l’approccio alla riduzione del danno è stato ignorato palesemente dal Beating Cancer Plan, in tutto il mondo la classe medica sta guardando ad essa come ad una opportunità strategica.

1. Promuovere programmi per combattere gli stili di vita dannosi che integrino politiche e strumenti di riduzione del danno.

2. Incoraggiare la comunicazione e la ricerca sulle strategie e sui prodotti a basso rischio nelle varie patologie.

3. Creare percorsi di studio e ricerca che rendano la Riduzione del Rischio una strategia “Evidence Based”. Le pubbliche amministrazioni dovrebbero promuovere un dialogo trasparente tra soggetti pubblici e privati per avanzare nella ricerca e nella riduzione del danno e nella ‘prevenzione parziale’ valutando sia l’impatto sulla salute pubblica sia il rapporto costi/benefici.

4. Fornire ad istituzioni, stakeholders, e pubblico informazioni pubbliche obiettive e scientificamente validate sulle differenze tra sigarette a combustione e prodotti a rischio ridotto.

Le autorità sanitarie nazionali e regionali dovrebbero contribuire a formare la comunità medica, a conoscere le strategie di rischio ridotto, fornendo ai pazienti informazioni obiettive e veritiere basate su tutte le prove scientifiche, senza allarmismi infondati che possono ostacolare i benefici per icittadini.

5. Creare un osservatorio internazionale sui comportamenti e gli stili di vita che possono beneficiare dell’approccio di riduzione del rischio e del danno. Il Comitato Scientifico di esperti ha il compito di esaminare le prove e la letteratura disponibile sull’argomento.

6. Promuovere lo scambio culturale a livello internazionale di professionisti ed esperti scientifico-sanitari specializzati nella riduzione dei danni causati dagli stili di vita e dal tabagismo in particolare.

RAZIONALE


In un processo di cura le  proposte rigide determinano il rifiuto e l’allontanamento del paziente. Si tratta in massima parte di persone  fragili  nelle  quali sono apprezzabili anche piccoli progressi che,  pilotati da esperti,  hanno il vantaggio di mantenere forte l’alleanza medico paziente. Questa infatti si basa sul principio di “cura” più che su quello delle certezze o della guarigione definitiva. MOHRE nasce con l’obiettivo di esplorare questa dimensione di trattamento chiamata ‘prevenzione parziale’.

Nei soggetti che abbiano avuto un evento cardiovascolare acuto o una neoplasia le modificazioni dello stile di vita non sono ovvie: smette di fumare o consumare alcol solo il 40% di coloro che dovrebbero e troppi continuano a consumare alimenti ricchi di zuccheri o grassi e cibi raffinati con un aumento del rischio di recidiva.

In un processo di cura le  proposte rigide determinano il rifiuto e l’allontanamento del paziente. Si tratta in massima parte di persone  fragili  nelle  quali sono apprezzabili anche piccoli progressi che,  pilotati da esperti,  hanno il vantaggio di mantenere forte l’alleanza medico paziente. Questa infatti si basa sul principio di “cura” più che su quello delle certezze o della guarigione definitiva. MOHRE nasce con l’obiettivo di esplorare questa dimensione di trattamento chiamata ‘prevenzione parziale’.

Nei soggetti che abbiano avuto un evento cardiovascolare acuto o una neoplasia le modificazioni dello stile di vita non sono ovvie: smette di fumare o consumare alcol solo il 40% di coloro che dovrebbero e troppi continuano a consumare alimenti ricchi di zuccheri o grassi e cibi raffinati con un aumento del rischio di recidiva.

Nel caso dell’ipercolesterolemia l’associazione di consigli dietetici alle statine aumenta l’efficacia e necessita che il paziente ne sia consapevole.

Nel caso di proposte chirurgiche  demolitive nel campo della oncologia, il rifiuto di un intervento non può corrispondere ad una negazione della cura. Si procede ad offrire al paziente un trattamento di seconda linea che pur nella consapevolezza di una riduzione delle percentuali di successo offre delle possibilità di miglioramento della salute o della qualità dell’esistenza.

È cruciale mettere a punto strumenti che motivino le persone a modificare concretamente il proprio stile di vita. Cogliere questo obiettivo porterebbe ad una maggiore speranza di vita, ad una diminuzione dei decessi evitabili, ad una vita più libera da limitazioni e disabilità ed in definitiva ad un miglioramento della  qualità dell’esistenza. Spesso  i comportamenti sani sono percepiti come meno attraenti rispetto ad una lunga serie di attività molto più ‘piacevoli’ e gratificanti, mediate da neurotrasmettitori come la dopamina che in alcuni casi possono sfociare in  dipendenza.

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