Cinque cose che bisogna sapere sul long COVID

Il 2024 si prospetta come un anno di significativi avanzamenti nella lotta contro il Long COVID . Gli sforzi congiunti dei ricercatori e degli scienziati potrebbero finalmente portare a miglioramenti tangibili nel trattamento dei sintomi. Ecco una panoramica delle prospettive basate su ricerche incoraggianti che potrebbero rivoluzionare il panorama del long COVID nel corso dell’anno.

Il long COVID è una sindrome clinica che interessa una percentuale di coloro che hanno avuto una infezione COVID-19 e che dopo più di 4 settimane da un’infezione acuta vede la persistenza o l’insorgenza di segni e sintomi legati all’infezione. Di solito si tratta di sintomi simili a quelli di una influenza con dolori articolari, stanchezza e febbricola. ma anche dolori al petto, mal di testa e manifestazioni di una infiammazione generalizzata.

Tra i fattori di rischio sembrano esserci l’età avanzata, il sesso femminile, l’ospedalizzazione per COVID-19, l’obesità e il diabete di tipo 2 e sembra giochi anche un ruolo lo stato di salute generale al momento dell’infezione (come spiega https://www.humanitas.it/news/long-covid-che-cose-e-quali-sono-i-sintomi/#)

Conosciamo i fenotipi del COVID lungo

Le ricerche dell’ultimo anno hanno rivelato la complessità del lungo COVID, identificando diversi fenotipi di malattia. Questa nuova comprensione potrebbe condurre a trattamenti più mirati e efficaci. Identificare criteri diagnostici specifici per ogni fenotipo potrebbe garantire risultati di salute ottimali per i pazienti.

Anticorpi monoclonali, un ruolo promettente

Gli anticorpi monoclonali potrebbero rappresentare una svolta nel trattamento del Long COVID, mirando alla persistenza virale, una delle principali cause della patologia. Studi preliminari suggeriscono risultati promettenti, aprendo la strada a trattamenti più efficaci e mirati per i pazienti.

Paxlovid come potenziale trattamento per il long COVID

L’approvazione di Paxlovid per il trattamento del COVID-19 offre speranza anche per il Long COVID. Questo farmaco, composto da due componenti distinti, potrebbe giocare un ruolo cruciale nel mitigare la persistenza virale, offrendo sollievo ai pazienti con sintomi persistenti.

Anti-infiammatori come la Metformina

Gli anti-infiammatori, in particolare la Metformina, potrebbero rappresentare un’altra opzione terapeutica per il long COVID. Questi farmaci, selettivamente mirati all’infiammazione persistente e prolungata, potrebbero offrire un sollievo significativo, con minori effetti collaterali rispetto ad altre opzioni terapeutiche.

Nonostante le sfide, il 2024 potrebbe essere testimone di significativi progressi nel trattamento e nella gestione del long COVID. Con una maggiore comprensione della malattia e l’implementazione di terapie innovative, c’è ragione di sperare in un futuro migliore per i pazienti affetti da questa patologia debilitante.

Il Long COVID però preoccupa non solo per la durata dei sintomi, ma per il suo impatto sulla mortalità: una recente stima dei CDC degli Stati Uniti rivela che più di 5000 americani hanno perso la vita a causa del Long COVID dall’inizio della pandemia. Questo totale comprende sia decessi nel 2023, con un conteggio preliminare di 1491, che quelli precedentemente segnalati da gennaio 2020 a giugno 2022, che ammontano a 3544.

Secondo Robert Anderson, PhD, capo statistico della mortalità per il CDC, le nuove linee guida rilasciate nel 2023 per segnalare il long COVID come causa di morte sui certificati di morte potrebbero contribuire a una registrazione più precisa dei decessi correlati in futuro. Tuttavia, Anderson sottolinea che non ci si aspetta un cambiamento drammatico nelle tendenze.

Il long COVID rappresenta una sfida significativa per la salute pubblica, con circa il 7% degli adulti americani che hanno sperimentato sintomi prolungati dopo l’infezione. Non esiste una definizione standard o un test diagnostico per questa condizione, ma in genere viene diagnosticata quando i sintomi persistono per almeno 3 mesi dopo un’infezione acuta.

Le cifre dei certificati di morte rivelano che il lungo COVID è rimasto una minaccia costante, rappresentando una percentuale significativa dei decessi totali legati al COVID-19. Gli esperti avvertono che anche se la pandemia potrebbe non essere più considerata una crisi globale, il lungo COVID potrebbe continuare a crescere nei prossimi anni.

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