Clostridium Difficile: disinfettante al cloro inefficace, le spore del batterio ‘se ne infischiano’

Redazione

Cattive notizie nel campo della lotta alle infezioni ospedaliere: il disinfettante al cloro si rivela inefficace contro le spore di Clostridioides difficile.

Il recente studio condotto dai ricercatori dell’Università di Plymouth ha rivelato che il disinfettante a base di cloro, comunemente impiegato in molti ospedali, non è più efficace dell’acqua nel contrastare Clostridioides difficile (C. difficile). Questo batterio è noto come la principale causa di diarrea infettiva nei pazienti ospedalizzati e rappresenta un serio rischio per la salute globale.

Le spore di C. difficile, responsabili della diarrea infettiva, sono particolarmente resistenti alle concentrazioni di cloro raccomandate. Mentre l’uso di antibiotici distrugge la barriera fornita dal microbiota del colon dell’intestino, portando alla colonizzazione di C. diff nel 4% degli adulti e nel 15%-70% dei neonati. Lo spettro risultante dell’infezione varia dal trasporto asintomatico anche se diarrea lieve o grave alla colite pseudomembranosa e al megacolon tossico, che può essere fatale. 

La sfida posta dalle infezioni resistenti agli antibiotici

Il batterio C. difficile mostra una crescente resistenza agli antibiotici, complicando il trattamento e aumentando la possibilità di recidive. Gli autori dello studio sottolineano l’urgente necessità di procedure di controllo delle infezioni aggiornate ed efficaci per interrompere la catena di trasmissione e prevenire la diffusione continua dell’infezione.

Lo studio ha evidenziato che anche i camici dei pazienti possono agire come veicolo aumentando il rischio di esposizione alle spore di C. difficile. Questo solleva preoccupazioni sulla sicurezza dei pazienti e del personale ospedaliero, sottolineando la necessità di rivedere le pratiche di disinfezione e protezione individuale.

Un problema noto anche in Italia dove le cosiddette infezioni correlate all’assistenza (ICA) sono ogni anno in Italia 530mila e riguardano l’8% dei pazienti ricoverati in ospedale. Un terzo di esse ha come causa un batterio resistente agli antibiotici con tutti i rischi che ne conseguono, specie per i pazienti più fragili con una spesa di 783 milioni di euro l’anno.

Contrariamente alle attuali linee guida, la candeggina al cloro si è rivelata inefficace nel danneggiare le spore di C. difficile.

Lo studio ha evidenziato che le spore di C. difficile sono altamente resistenti ai disinfettanti biocidi, inclusi quelli a base di cloro e perossido di idrogeno. La trasmissione avviene principalmente attraverso la via fecale-orale, con spore che possono sopravvivere in ambienti ostili per mesi. La pulizia standard ospedaliera, si è rivelata insufficiente nel contrastare la persistenza di queste spore.

Il team di ricerca ha esaminato attentamente la risposta delle spore alle concentrazioni di ipoclorito di sodio, un componente comune nei disinfettanti. Sorprendentemente, anche a concentrazioni clinicamente utilizzate, le spore hanno dimostrato una notevole tolleranza alla candeggina. La microscopia elettronica a scansione ha confermato la vitalità delle spore anche dopo l’esposizione ai biocidi.

I ricercatori hanno sottolineato l’urgente necessità di rivedere le attuali pratiche di disinfezione negli ospedali e di cercare alternative efficaci per interrompere la catena di trasmissione di C. difficile. La dottoressa Tina Joshi, principale autrice dello studio, ha enfatizzato che questi risultati dovrebbero influenzare la revisione delle linee guida, sottolineando la necessità di adattarsi all’evoluzione batterica.

Il portavoce dell’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA) ha dichiarato che i risultati dello studio saranno presi in considerazione durante le future revisioni delle linee guida sul controllo delle infezioni.

Fonte: https://www. microbiologyresearch.org/content/journal/micro/10.1099/mic.0.001418 _

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