Come il colibrì: piccolo di statura

Ida Macchi

Marco Carrera, protagonista del film “Il Colibri’”, tratto dall’omonimo libro di Sandro Veronesi, è un bambino bello e aggraziato che non cresce però come gli altri. E allora, per dare sprint alla sua statura, gli prescrivono una cura a base di GH, l’ormone della crescita. La storia di Marco non è però unica perché, anche se l’altezza media dei nostri connazionali segue un trend in continuo aumento (177,8 cm per i maschi e a 164,6 per le femmine), ci sono ancora bambini che come “il colibrì” stentano a crescere. Possibile, in questo caso, intervenire e guadagnare qualche centimetro in più?

Per saperlo ne parliamo con il professor Andrea Giustina, ordinario di endocrinologia all’Università Vita e Salute, Ospedale San Raffaele di Milano, e Presidente dell’European Hormone and Metabolism Foundation.

Da cosa dipende la crescita in altezza ? 

Soprattutto dall’azione dell’ormone della crescita (il GH o somatotropina)e della Somatomedina C, più nota come Insulin like Growth Factor-1 (IGF-1). Il primo è secreto dall’ipofisi, una piccola ghiandola posta alla base del cranio, sotto il cervello, mentre la IGF-1 è prodotta principalmente dal fegato ed ha la funzione di mediare l’azione del GH, avendo come bersaglio i nuclei di accrescimento: localizzati nella parte terminale delle ossa (soprattutto lunghe come quelle di gambe e braccia), sono aree cartilaginee che, a seguito dello stimolo ormonale, consentono alle ossa stesse di allungarsi.

Anche gli ormoni sessuali hanno un ruolo ?

Certo. Durante la pubertà, il testosterone nel maschio e gli estrogeni nelle femmine, bersagliano ulteriormente i nuclei di accrescimento, dando un’accelerata alla crescita in altezza. Una volta completata la maturazione sessuale, la crescita tende ad arrestarsi, con la chiusura delle cartilagini target. Dall’inizio della pubertà all’età adulta, l‘altezza del gentil sesso mette comunque al suo attivo circa 25 centimetri, mentre quella dei maschi 27.

L’altezza dei genitori fa la differenza ?

Si. Anche se non è stato finora riportato un unico gene specifico che determina la crescita in altezza, su di essa entrano in gioco anche fattori ereditari: se i genitori sono alti, la loro statura è una buona ipoteca anche su quella del figlio. Se non lo sono, è difficile che il loro bambino diventi un gigante e se è più piccolo degli altri non è il caso di sospettare immediatamente che le colpe siano di un deficit del GH. Per altro, proprio in base alla statura dei genitori, si può calcolare in modo approssimativo quale potrà essere quella del figlio: basta sommare tra loro l’altezza di mamma e papà, espresse in centimetri, e poi aggiungere 13, se si effettuano i calcoli per un maschietto, oppure sottrarre lo stesso numero se si tratta di una bambina. La cifra ottenuta va poi divisa per due e il risultato indica proprio il bersaglio di altezza che il proprio bambino potrà raggiungere da adulto. Non si tratta però di un calcolo perfetto ed è suscettibile di oscillazioni: in genere in un range da + a – 7 centimetri.

 

Si può monitorare se la crescita in altezza del proprio bambino procede al meglio?

Si, con le tabelle dei percentili, grafici statistici che valutano se la crescita di ogni bambino e più o meno nella norma, analizzando tre parametri (peso, altezza e circonferenza del cranio) che vengono raffrontati con alcuni valori di riferimento, ovvero quelli di un campione rappresentativo di migliaia di bambini della stessa età e dello stesso sesso. Tutto ok se la crescita in altezza (ma anche quella del peso e del cranio) si colloca tra il 10° e il 90° percentile di questo diagramma. Occorre invece fare attenzione quando il proprio figlio si attesta nei valori percentili molto bassi ( inferiori al 3° percentile), anche se è importante che cresca in modo regolare.

Quando sospettare che c’è qualcosa che non va ?

Proprio quando la crescita in altezza rallenta molto rispetto agli anni precedenti: per esempio, nell’arco dell’ultimo anno, il bambino si è alzato di un solo centimetro, o addirittura si è arrestato sui valori già raggiunti, mentre prima il trend era di 4 centimetri in più ogni anno. In questo caso è bene rivolgersi al pediatra e poi eventualmente ad un centro di endocrinologia accreditato: per valutare se alla base del disturbo dell’accrescimento c’è un deficit nella produzione del GH. Prima lo si fa meglio è: più ci si avvicina allo sviluppo puberale, e quindi alla chiusura dei nuclei di accrescimento, meno tempo si ha per recuperare e per far sì che il bambino raggiunga la sua altezza finale, ovvero quella geneticamente prevista per lui da madre natura. Dopo la pubertà, infatti, il potenziale di crescita si esaurisce rapidamente ed ogni provvedimento rischia di essere poco efficace.

 

Quali cause possono ridurre la normale secrezione del GH?

Nella maggioranza dei casi sono idiopatiche: non se ne conosce l’origine, ma non sono determinate da patologie note. Altre volte sono genetiche, oppure legate alla presenza di un craniofaringioma, un raro tumore benigno, ma talvolta localmente aggressivo, dell’età pediatrica che provoca attacchi di emicrania continui: la formazione comprime il peduncolo ipotalamo-ipofisario, interrompendo la produzione dell’ormone della crescita. Altre volte ancora, alla base c’è una deprivazione affettiva di cui sono vittime quei bambini che sin dalla nascita vengono privati delle necessarie attenzioni e del sostegno emotivo di mamma e papà e che crescono in un totale isolamento affettivo. Non a caso, oltre ad un buon sonno (i picchi di GH sono prevalentemente notturni), è suggerito che durante l’infanzia le coccole e un sereno ambiente famigliare possono creare le condizioni ideali perché l’orologio biologico che regola l’altezza raggiunga il suo potenziale obiettivo.

Come  si scopre se c’è una carenza dell’ormone della crescita?

Nei bambini con bassa statura e sospetto deficit di GH, la diagnosi viene confermata quando le concentrazioni dell’ormone della crescita non raggiungono un valore soglia prestabilito (dalla Nota AIFA 39), dopo due stimoli farmacologici , eseguiti in giorni differenti. La necessità di eseguire ben due test deriva dal fatto che l’ormone ha un andamento pulsatile nell’arco della giornata e, solo per una questione temporale, in certi momenti i suoi valori possono essere fisiologicamente più bassi.

Quali le cure ?

Se i test confermano un deficit, la soluzione è una terapia sostitutiva a base dell’ormone identico a quello umano di cui l’organismo è carente, prodotto con la tecnica del DNA ricombinante. E’ rimborsata dal SSN, ma va tassativamente effettuata solo quando i deficit è accertato, ovvero quando i valori del GH sono inferiori a quelli considerati standard. Già, perché non è un intervento estetico, o la pozione magica per la ricerca esasperata della statura vista come sinonimo di bellezza. E’ una cura a tutti gli effetti, da monitorare e da seguire sino a che il bambino raggiunge la sua altezza finale.

Può dare effetti collaterali ?

Raramente. Riportati in circa il 3% di tutti i pazienti trattati in età pediatrica, sono in agguato soprattutto se la terapia non è dosata adeguatamente o se, peggio ancora, viene fatta “a vuoto “ e quindi quando non c’è un reale deficit dell’ormone della crescita. Quelli segnalati: ritenzione idrica che può causare edemi periferici, cefalea legata ad un aumento della pressione endocranica e alterata tolleranza glucidica, ovvero un aumento dei livelli di zuccheri nel sangue. Il rischio oncologico della terapia (il GH è potenzialmente in grado di stimolare anche la crescita di cellule non benigne), invece, attualmente è considerato esclusivo di chi ha malattie cromosomiche che hanno già un rischio intrinseco di malignità. La decisione di ricorrere al GH va inoltre accuratamente soppesata in quei pazienti che hanno avuto una pregresso tumore e che quindi hanno un aumentato rischio di incorrere in una seconda patologia tumorale.

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