eccesso di alcol

Con eccesso di alcol il cervello va in blackout

Abbiamo parlato in un precedente articolo (ADD LINK) di come l’alcol sì faccia strada nel nostro cervello annullando progressivamente le nostre facoltà, da quella di giudizio sino alla memoria. Ad un tasso alcolemico di 0,15% l’ippocampo sì spegne del tutto. 

Ne parla Malcom Gladwell nel suo ultimo libro “Il dilemma dello sconosciuto” per spiegare quanto questa sostanza possa alterare la capacità di valutare persone e situazioni sino ad annullare i ricordi e cancellarli completamente. L’amnesia da alcol è stata chiamata ‘blackout’. 

“In uno dei primi studi, Donald Goodwin, uno studioso sugli effetti dell’alcol , riunì dieci uomini che erano in fila davanti al centro per l’impiego di Saint Louis, versò ad ognuno quasi una intera bottiglia di bourbon nel giro di quattro ore e poi chiese a tutti di svolgere una batteria di test di memoria. Uno di questi consisteva nel mostrare una padella con il coperchio, suggerirle che potesse avere fame e svelare che nella padella c’erano tre topi morti. Una immagine ad alto impatto emotivo per il disgusto che un individuo sobrio non dimenticherebbe per l’intera esistenza. Cosa ricordarono invece quegli uomini? Niente. Assolutamente niente. Nè a distanza di mezz’ora né la mattina seguente. I tre topi morti semplicemente non erano stati registrati nella memoria. 

Il blackout è uno stato di ubriachezza estrema in cui, prima che l’ippocampo sì riconnetta, gli ubriachi sono come amebe che sì aggirano per il mondo senza registrare nulla”. 

Una tabula rasa.

 

Lo stesso Goodwin in uno dei suoi saggi riferisce la storia di un agente di commercio che dopo essere stato in un bar di Saint Louis aveva comprato un biglietto per Las Vegas, preso una stanza in hotel. Dopo essersi cambiato con abiti più comodi del completo giacca e cravatta sì era rasato ed era sceso nella hall. Solo dopo due giorni in cui aveva vissuto in modalità blackout l’uomo sì era sorpreso di essere in una città diversa. Alla domanda da quando fosse lì all’addetto della reception sì era sentito rispondere: due giorni. 

Due giorni di cui non ricordava assolutamente nulla e durante i quali sì era comportato in maniera apparentemente normale. Nessun eloquio biascicato, nessuna andatura barcollante. Era sabato, e l’ultima cosa che ricordava era di aver bevuto nel bar di Saint Louis. A distanza di tre anni quel viaggio era avvolto dal buio più totale. 

Gli esempi sono numerosi e spesso approdano nelle aule del tribunale. Sembra che anche le donne degli alcolisti non siano in grado di dire quando i mariti stanno vivendo in modalità di blackout. E va detto che la metà degli ubriachi riesce a superare tranquillamente un posto di blocco senza essere sottoposto al test perché appaiono completamente normali. 

 

Oggi i blackout sono molto più frequenti perché sono cambiate le modalità di assunzione: i bevitori accaniti di oggi bevono molto di più di quelli di trenta, cinquanta anni fa. Se prima ⅘ drink erano già considrrati un eccsso, oggi sono ‘solo l’inizio’ e i binge drinkers ne mandano giù in media una ventina a serata. Il che li manda in blackout più spesso e più a lungo. La sbornia sembra gettata alle spalle dopo un sonno pronfondo e svariati caffé ma in realtà il cervello è ancora in modalità OFF per molte funzioni. 

 

In un recente sondaggio di Aaron White alla Duke University su 700 studenti, tra i bevitori più della metà aveva sperimentato un blackoout almeno una volta nella vita, il 40% nei dodici mesi precedenti e uno su dieci ne aveva fatto esperienza nelle due settimane precedenti. 

 

La categoria più colpita è quella delle donne, per motivi relativi al peso, alla minore quantità di acqua presente nell’organismo e a una minore capacità di metabolizzare l’alcol (a causa di una minore quantità di enzima alcol deidrogenasi): se un maschio di peso medio beve 8 drink in 4 ore raggiungerà un tasso alcolemico di circa 0.107%, ancora al di sotto di quello 0,150% che lo porta ad andare in blackout, ma se a bere la stessa quantità è una donna il tasso schizza allo 0,173% che garantisce un blackout sicuro. 

 

Eppure la memoria nelle interazioni personali è la prima difesa, serve a confrontare le esperienze precedenti e a farsi una idea sia delle persone che abbiamo di fronte che delle situazioni. In mancanza di questa difesa le donne sì trovano in uno stato di maggiore vulnerabilità. 

Ecco perché è importante che le persone siano consapevoli di questi effetti, li registrino da sobri e valutino di bere meno.

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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