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Conoscere la demenza è solo il primo passo per la riduzione del rischio

La demenza è uno dei problemi di salute in più rapida crescita. Attualmente, circa 50 milioni di persone vivono con la demenza in tutto il mondo e, a causa dell’invecchiamento della popolazione, questo numero aumenterà fino a raggiungere i 152 milioni nel 2050.E’ necessario quindi ritardare l’insorgenza o la progressione della malattia che determina perdita di autonomia e costi.

 

In campo anche l’OMS

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha istituito un piano d’azione globale che include molteplici azioni per rendere la demenza una priorità per la salute pubblica in tutto il mondo, aumentarne la consapevolezza e ridurne il rischio di demenza.

 

Dodici fattori di rischio, ma modificabili

I ricercatori hanno però recentemente scoperto che il 40% di tutti i casi di demenza sono attribuibili a 12 fattori di rischio modificabili, tra cui minore istruzione, perdita dell’udito, ipertensione, obesità di mezza età, fumo, depressione, inattività fisica, diabete, basso contatto sociale, consumo eccessivo di alcol, lesioni cerebrali traumatiche e inquinamento atmosferico. Modificabile è la parola chiave, tuttavia, nonostante l’ampio potenziale di prevenzione, la maggior parte delle persone ha poca conoscenza di questi fattori di rischio modificabili e cambiare il comportamento e gli stili di vita è difficile e complesso.

 

Errato credere che la demenza sia inevitabile

Una recente ricerca olandese si è proposta di indagare le conoscenze sulla malattia con risultati sorprendenti:  i partecipanti non erano a conoscenza o avevano una conoscenza errata della demenza. Il 67,6% di coloro che hanno risposto all’indagine  credeva che la demenza fosse una parte normale del processo di invecchiamento. Invece non è affatto così e non è una condizione inevitabile.

 

Sebbene la maggior parte dei partecipanti (62,3%) fosse consapevole della possibilità di ridurre il rischio di sviluppare demenza mantenendo uno stile di vita sano, solo il 31,1% dei partecipanti ha indicato l’ipertensione come fattore di rischio per la demenza, dimostrando di non essere a conoscenza del fatto che la pressione alta può avere conseguenze deleterie sul funzionamento cerebrale a lungo termine. Inoltre, il 25,0% dei partecipanti non sapeva se fosse possibile ridurre il rischio di sviluppare demenza. 

 

Istruzione correlata alla conoscenza della malattia

Nel complesso, i partecipanti più istruiti erano meglio informati sui fattori di rischio per la demenza (37% contro il 22%) e sulla possibilità di ridurne il rischio (68% contro il 54%), rispetto ai partecipanti con livello di istruzione medio-basso. I partecipanti più anziani (16,8%) ritenevano più spesso erroneamente che non fosse possibile ridurre il rischio di sviluppare demenza rispetto ai partecipanti più giovani (5,4%).

 

Uno su 4 non sa che esistono strategie di riduzione del danno

Erano la maggior parte degli individui più anziani e meno istruiti ad avere una conoscenza insufficiente della demenza. In genere la metà dei partecipanti agli studi (media 48%, range 39-75%; 13 studi) crede che la demenza sia il normale prezzo da pagare per vivere a lungo. Inoltre, sebbene il 68% dei partecipanti fosse consapevole della possibilità di ridurre il rischio di demenza mantenendo uno stile di vita sano,  il 25% non credeva che fosse possibile ridurre il rischio. Questo studio mostra che la conoscenza, le convinzioni sulla salute e gli atteggiamenti verso la demenza e la riduzione del rischio di demenza tra la popolazione generale olandese non sono sufficienti per supportare la riduzione del rischio di demenza.  Nei Paesi Bassi, si prevede che il numero di persone affette da demenza aumenterà da 280.000 persone nel 2018 a oltre 620.000 nel 2050. 

Fonte https://bmcpublichealth.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12889-021-10913-7

Conoscenza, convinzioni sulla salute e atteggiamenti verso la demenza e la riduzione del rischio di demenza tra la popolazione generale olandese: uno studio trasversale

  1. Vrijsen, T. F. Matulessij, T. Joxhorst, S. E. de Rooij e N. Smidt

BMC Public Health volume 21, Numero articolo: 857 (2021)

Foto di Kindel Media da Pexels

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