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Covid, il fumo aumenta dell’80% il rischio di ricovero…e di infezione

di Valentina Di Paola

Dopo più di un anno e mezzo di pandemia e di studi contrastanti sul rapporto tra fumo di sigaretta e Covid-19, una nuova ricerca condotta dalle università di Oxford e Bristol (Regno Unito) fa chiarezza una volta per tutte: il fumo aumenta dell’80 per cento il rischio di ospedalizzazione. In altre parole, il fumo aumenta le probabilità di sviluppare una forma grave e mortale di Covid-19. Nella prima parte dello studio, gli scienziati hanno utilizzato i dati di un enorme database sanitario del Regno Unito, la UK Biobank, che contiene informazioni su mezzo milione di persone. Gli studiosi hanno incrociato questi dati con informazioni su test positivi, ricoveri e decessi per Covid-19 nel 2020. I soggetti sono stati classificati tra coloro che non hanno mai fumato, ex fumatori e fumatori. Del mezzo milione di persone censite nella biobanca britannica, gli autori dello studio hanno raggiunto 1.649 persone risultate positive al virus SARS-CoV2 nel 2020. Ebbene, dall’analisi dei dati i ricercatori hanno scoperto che il fumo gioca un ruolo importante nel determinare la gravità dell’infezione da Covid-19. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Thorax https://thorax.bmj.com/.

Il rischio morte dipende dal numero di sigarette fumate

La probabilità di morire per Covid-19 tra i fumatori è risultata dalle 2 alle 6 volte più alta a seconda della quantità di sigarette fumate al giorno.  Tuttavia, lo studio non ha trovato una relazione tra infezione e fumo, ovvero anche se i risultati mostrano che il fumo aumenta le probabilità di sviluppare una forma grave e mortale della malattia, tra i fumatori non è stato riscontrato alcun rischio in più di contrarre l’infezione. Questa prima parte dello studio ha utilizzato un metodo osservazionale, come la maggior parte degli altri studi scientifici che hanno cercato di comprendere la relazione tra fumo e Covid-19. Questo tipo di ricerche spesso si basano su dati del passato, che sono quindi suscettibili alle interferenze della “vita reale”, come lo stile di vita. Sono quindi in grado di stabilire una correlazione, ma non una causalità tra i fattori (in questo caso, fumo e Covid-19).

Il fumo aumenta il rischio d’infezione

La seconda parte dello studio, invece, sarebbe stata in grado di mostrare una relazione causa-effetto tra il fumo e la malattia, attraverso un metodo chiamato “randomizzazione mendeliana”, che cerca di identificare le caratteristiche genetiche predittive di uno specifico fattore di rischio. Questo metodo consente di mappare le varianti genetiche associate a una maggiore predisposizione a fumare e al fumo pesante. I ricercatori hanno applicato questo metodo ai dati della biobanca britannica. “Il nostro corredo genetico influenza la nostra predisposizione a vari comportamenti legati al fumo, insieme ai fattori sociali”, spiega il medico e ricercatore dell’Università di Oxford https://www.ox.ac.uk/ Ashley Clift in un’intervista rilasciata alla BBC https://www.bbc.com/ . Ebbene, dai risultati di questa seconda parte dello studio è emerso che la predisposizione genetica al fumo è associata a una probabilità maggiore di infezione del 45 per cento, di ospedalizzazione del 60 per cento e di morte del 35 per cento. La predisposizione al fumo pesante ha aumentato le probabilità di infezione di 2,5 volte, di ricovero di 5 volte e di morte di 10 volte. “Uno dei vantaggi cruciali del nostro lavoro è la combinazione di analisi sia osservative che genetiche”, dice Clift. “Questo ci consente di affrontare i possibili limiti di un singolo approccio e di concentrarci sul corpo delle prove – che suggerisce coerentemente l’effetto dannoso del fumo in caso di Covid-19”, conclude.

 

LINK ALLO STUDIO: https://thorax.bmj.com/content/early/2021/09/12/thoraxjnl-2021-217080

 

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https://mohre.it

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