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Dall’uva e la frutta rossa il protettore delle cellule cerebrali

di Ida Macchi

Proteggere il cervello dalle aggressioni che possono farlo invecchiare prima del tempo e mantenerne al top le performance cognitive: memoria, attenzione e capacità di apprendimento. Alcuni composti di origine vegetale possono venirci in aiuto. Tra le piu’ interessanti il resveratrolo, un polifenolo della categoria degli stilbeni, dalle insospettabili virtù neuroprotettive. “E’presente in numerosi frutti (buccia dell’uva, e quindi anche nel vino rosso, mirtilli, lamponi, arance, arachidi, per esempio) e li protegge dall’aggressione di virus e funghi, ma soprattutto dai danni dei raggi ultravioletti e quindi dai danni ossidativi”, spiega il professor Giovanni Scapagnini, Professore Ordinario di Nutrizione Clinica Universita’ degli Studi del Molise e Vice Presidente della Società Italiana di Nutraceutica (SINUT). Ed è proprio in questo senso, ma non solo, che agisce nel proteggere anche la nostra materia grigia dai danni dei radicali liberi, le molecole ruba giovinezza, e dall’inflammaging che accelera i processi di invecchiamento.     

OVERDOSE di RADICALI LIBERI

Il cervello risente più di altri organi dei danni dei radicali liberi”, spiega il professor Scapagnini. “Colpa della sua biochimica e della sua struttura: le membrane cellulari dei neuroni sono molto ricche di acidi grassi polinsaturi che le rendono un terreno ideale per l’ossidazione, mentre alcune aree cerebrali sono ricche di metalli pesanti come il rame e il ferro che aumentano la formazione di radicali liberi particolarmente dannosi. Non solo: il cervello utilizza 1/3 dell’ossigeno che respiriamo e, con la sua complicità, durante i processi metabolici utili a fornirgli energia, forma una grande quantità di molecole ossidanti. Nello stesso tempo, non produce una sufficiente quantità di antiossidanti endogeni, come per esempio il glutatione, la superossidodismutasi o la catalasi che nel fegato, per esempio, sono presenti in quantità 5 volte più alte. I radicali liberi, d’altra parte, sono molecole “segnale” che servono ai neuroni per comunicare tra loro e non se ne può fare a meno, anche se è bene evitare che la nostra materia grigia faccia le spese di un eccesso di ossidazione: se danneggiate, le cellule cerebrali non si rigenerano e, una volta morte, non vengono sostituite da nuove leve”.

L’AZIONE DEL RESVERATROLO SUI NEURONI

Ben venga, perciò, il resveratrolo. I suoi effetti : “attivare la longevità delle cellule cerebrali, proteggendo i mitocondri e ottimizzando il loro metabolismo energetico. A livello metabolico il resveratrolo ottimizza il metabolismo dei carboidrati, favorisce il controllo insulinemico, e riduce i livelli di emoglobina glicata, segnale della presenza di un eccesso di glucosio nel sangue. Tutto questo si riversa positivamente anche sulle funzioni del cervello”, spiega l’esperto. “Nello stesso tempo, il resveratrolo provvede ad attivare e a migliorare la capacità dei neuroni di difendersi dai radicali liberi e a bloccare la produzione di citochine, potenti molecole infiammatorie che fanno da carburante all’inflammaging che toglie smalto e giovinezza al cervello. Infine, ha la proprietà di attivare la produzione di ossido nitrico che migliora il tono vascolare e quindi la circolazione sanguigna del microcircolo cerebrale. Risultato: miglioramento delle funzioni dell’ippocampo, area cerebrale che provvede a memorizzare nuove informazioni”. Può quindi rallentare il declino della memoria,  ma anche quello dell’attenzione e delle capacità di apprendimento. Lo dimostra anche uno studio del Newcastle Research Center, in Australia, condotto  su un gruppo di 120 donne in post menopausa: l’uso del resveratrolo si è dimostrato l’antidoto al declino cognitivo che si verifica nei primi 5 anni dopo la fine della vita fertile, con la complicità della caduta degli estrogeni. “Promettenti anche i suoi effetti sull’Alzheimer, anche se sono necessari ulteriori studi per identificare qual è il dosaggio ideale da utilizzare”, aggiunge il professor Scapagnini.  “Recenti studi hanno invece dimostrato che usato come spray nasale, associato alla rapamicina, una sostanza farmacologica identificata in un lichene dell’Isola di Pasqua, ha ottimi effetti nel ridurre la demenza senile e la progressione della neuro degenerazione legata all’invecchiamento”.

SI’ ALL’INTEGRATORE 

Per fornire al cervello il resveratrolo che gli serve per mantenersi giovane, l’alimentazione non è però sufficiente: “in genere la dose ideale è pari a 100 milligrammi al giorno e per garantirsela con il vino rosso, che ne è la fonte più concentrata, occorrerebbe berne 150 litri”, sottolinea il professor Scapagnini. “Ok perciò all’ integratore , orientandosi però su quelli a base di transresveratrolo, sostanza estratta dalla radice di una pianta asiatica (polygonum cuspidatum) , che ne è la fonte più biodisponibile. Va assunto la mattina, a digiuno, perché è il momento in cui il resveratrolo viene assorbito meglio, ma nelle donne in postmenopausa la dose quotidiana va innalzata a 150 mg. E’ possibile associare il resveratrolo ad altre sostanze nutraceutiche, come ad esempio gli omega 3, in particolare quelli ad alto contenuto di DHA, a dosaggi di 1g al giorno, per ottimizzare un supporto neuroprotettivo”.

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