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FAKE NEWS: nuove droghe; nessuna ‘epidemia’

Di Johann Rossi Mason

Una riduzione del danno che possono fare notizie gettate in pasto del pubblico in maniera artatamente allarmistica. E’ quella che ci proponiamo di fare in questa testata giornalistica. Non solo sfatare le fake news ma rileggere e riflettere su quello che leggiamo.

Succede infatti che qualche giorno fa un quotidiano lancia un ‘allarme’ che non passa inosservato nella redazione di MOHRE. Visto che ci occupiamo di riduzione del rischio e di dipendenze, tra le altre cose, la notizia dell’improvvisa comparsa sul mercato illegale di 44 nuove molecole stupefacenti sintetiche e 128 in Europa ci spinge a tentare di capire di più. Lo smercio sarebbe favorito dal commercio online che ha favorito le già ampie potenzialità dello spaccio. Secondo il rapporto del Dipartimento delle politiche antidroga la pandemia e il relativo lockdown, invece che fiaccare il mercato di strada ha trovato uno sbocco naturale nelle consegne a domicilio. Un metodo anche meno rischioso per i trafficanti. L’ignaro corriere o il postino quindi, invece di consegnare mascherine o carta igienica consegna droga. Come ha affermato Flavio Siniscalchi, a capo del dipartimento: “a fronte di un numero di operazioni inferiore (-13%) abbiamo sequestrato quantitativi maggiori (+ 7,4%).

Ma quanto sono davvero ‘nuove’ queste molecole? Si tratta innanzitutto di droghe sintetiche non inserite nelle tabelle nazionali e internazionali. Ma identificarle tutte è come svuotare il mare con un mestolo: mesi di lavoro per identificarle, classificarle, schedarle e nel frattempo basta pochissimo per il chimico per crearne una nuova.

Delle 44 sostanze nuove, due sono oppioidi analoghi del fentanil, temibili per la loro capacità di dare intossicazioni e decessi.

Il mercato degli stupefacenti è composto per il 39% da derivati della cannabis, per il 32% dal cocaina, mentre calano hashish e marijuana. Ciò che preoccupa di più le autorità di controllo sono l’uso contemporaneo di più sostanze (la poliassunzione, che aumenta esponenzialmente i rischi sia di dipendenza che di conseguenze acute), il consumo da parte dei giovanissimi e il fatto che la base dei consumatori non è più limitata a soggetti emarginati o fragili ma che è stata sdoganata, normalizzata e questo rischia di far esondare i consumi.

Insomma la ‘strange situation’ determinata dal virus e dalle misure di isolamento hanno portato a consumare più sostanze psicoattive sia lecite (come l’alcol) che illecite.

Responsabile del Reparto di Medicina delle Dipendenze dell’Università di Verona e membro del Board Scientifico di Mohre

Ma le cose stanno davvero così o possiamo trovare una chiave di lettura diversa? Lo abbiamo chiesto al Professor Fabio Lugoboni, Responsabile del Reparto di Medicina delle Dipendenze dell’Università di Verona e membro del Board Scientifico di Mohre

E’ indubbio che la pandemia abbia avuto effetti devastanti sulle giovani generazioni (e non solo), soprattutto sulle giovani donne. Ciò detto, in termini di morbilità e mortalità, le cosiddette NSP (nuove sostanze psicoattive), hanno un impatto enormemente inferiore alle vecchie droghe. Anche i dati da overdose sui fentanili, in Italia (radicalmente diversa la situazione ad es. nei paesi baltici, dove sono droghe da strada) sono legati alla contaminazione di certe partite di eroina, molto incostanti, anche se letali. Poi, cosa dovrebbe fare il governo? Tabellare le sostanze? Un farmaco ci mette dieci anni dal disegno farmacologico all’ingresso in farmacopea. Una NSP ci mette settimane a essere lanciata in rete. E’ una lotta persa in partenza, come rincorrere una lepre. Poi, sento lanciare strali ai cattivi che vendono le droghe in Internet ma non sento mai parlare di chi è che le acquista. Per questi cosa facciamo? Cosa viene prima? Qual è la priorità?

In Italia c’è di certo un consumo di droga ma anche un uso off label di benzodiazepine enorme, che coinvolge MMG, farmacie di cui nessuno ne parla (io l’ho fatto qui n.d.a. ***. Per non parlare del fumo che provoca 85mila morti l’anno e al quale non si riesce a dare una risposta terapeutica organica o davvero efficace. Non si tratta di benaltrismo, si tratta di occuparci di cose realisticamente confrontabili, da altre incontenibili e di decidere strategie che siano di vero aiuto alle persone. Allarmi e denunce sono utili se seguiti o preceduti dalla messa a terra di strategie valide, formazione dei medici nell’individuazione dei casi, percorsi in reparti davvero preparati a fronteggiare con un team il paziente che ha una dipendenza da sostanze”.

Penso allora alla necessità di un approccio al ‘giornalismo costruttivo’ come quello promosso dalla collega Assunta Corbo e dal suo gruppo di lavoro per la testata News48 con cui speriamo di collaborare presto.

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