Fatica fisica anche per chi svolge un lavoro intellettuale, colpa del glutammato

Johann Rossi Mason

Stanchi, distrutti, come se avessimo scalato una montagna o scaricato scatole pesanti. La stanchezza non fa differenza tra impegno fisico e mentale e il responsabile darebbe uno dei neurotrasmettitori meno famosi, il glutammato. Si, esattamente quello che insaporisce i cibi asiatici e che se assunto in eccesso può causare mal di testa. Tutto torna. Ha messo la parola definitiva un gruppo di ricercatori dell’Università della Salpêtrière di Parigi, che ha pubblicato i risultati ottenuti sulla rivista Current Biology e che inoltre  consiglia di non prendere decisioni importanti quando si è affaticati: in queste circostanze, infatti, il cervello tende a preferire le opzioni che offrono ricompense rapide e con poco sforzo. Il rischio? Fare la scelta sbagliata. In caso di dubbi, meglio mettere in mezzo una buona notte di sonno, momento in cui il cervello esegue un intervento di pulizia e elimina il glutammato in eccesso.

Anche pensare quindi stanca, la fatica sarebbe è un segnale di allarme vero e proprio per preservare le proprie funzioni: un’intensa attività mentale prolungata per diverse ore causa l’accumulo di sostanze potenzialmente tossiche nella corteccia prefrontale.

I ricercatori guidati da Antonius Wiehler hanno utilizzato la spettroscopia di risonanza magnetica (Mrs) per monitorare l’attività del cervello nel corso di una giornata lavorativa e misurare i livelli di otto sostanze cerebrali, tra cui il glutammato.

I 40 volontari sono stati divisi in due gruppi a cui sono stati assegnati compiti di memoria con due diversi livelli di difficoltà.

Dopo sei ore i segnali della stanchezza sono emersi solo nel gruppo impegnato in attività mentali più intense: queste persone avevano livelli più elevati di glutammato nell’area della corteccia prefrontale, mentre le altre sette sostanze non hanno mostrato modificazioni. Oltre a mostrare un aumento della dilatazione delle pupille, segnale di fatica.
“I nostri risultati mostrano che il lavoro cognitivo si traduce in una vera alterazione funzionale”, commenta Mathias Pessiglione, uno degli autori dello studio, “quindi la fatica sarebbe un segnale che ci fa smettere di lavorare per preservare l’integrità del funzionamento cerebrale.

Quando sarete molto stanchi e vi lamenterete con il vostro partner, se vi risponderà, ‘mica lavori in miniera” potete stampare questo articolo e sottoporlo alla sua attenzione.

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