Fumatori, attenti alla pancia!

di Anna Benedetto

Se smetto di fumare,  quanto ingrasso?’.

La preoccupazione di ingrassare è una giustificazione che i fumatori spesso adducono per non smettere. Ma uno studio recente dell’Università di Copenaghen, pubblicato sulla rivista scientifica Addiction (https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/add.16454), ribalta l’assioma dimostrando che in realtà fumare sigarette accresce il grasso viscerale, meno visibile ad occhio nudo ma assai  pericoloso.

I risultati dello studio svedese 

Secondo gli autori della ricerca, è vero che i fumatori tendono ad avere un BMI e peso corporeo inferiori rispetto ai non fumatori, ma anche una percentuale maggiore di grasso addominale

Stiamo parlando di una tipologia di tessuto adiposo, generalmente localizzato nella zona addominale, che si accumula intorno agli organi interni relativi come fegato, stomaco, reni. Anche il cuore può tuttavia essere minacciato da questa forma adiposa, molto pericolosa per la salute. 

La presenza del grasso addominale è infatti associata a un rischio più elevato di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ictus o certe forme di demenza.

Questa forma adiposa, nota come grasso viscerale, rappresenta una insidia, dal momento che può essere presente in quantità non salutari anche in individui alla vista magri o con una pancia apparentemente piatta.

I dati raccolti dallo studio

I ricercatori danesi hanno analizzato un vasto campione di individui distribuiti tra 1,2 milioni di neo-fumatori e oltre 450.000 fumatori abituali, mentre lo studio sulla distribuzione del grasso corporeo ha incluso oltre 600.000 persone. 

Lo studio ha incrociato dati genetici multipli con misure antropometriche, come il rapporto vita-fianchi e le circonferenze di vita e fianchi, per identificare i geni legati al fumo e alla distribuzione del grasso corporeo. 

Obiettivo primario dello studio è stato valutare, avvalendosi di strumenti di analisi avanzati, se le persone con tali geni mostrassero una specifica distribuzione del grasso corporeo e se ci fossero effetti causali dell’iniziazione al fumo e del fumo nell’arco della vita sull’adiposità addominale.

I ricercatori, studiando come le varianti del DNA legate all’abitudine al fumo e al grasso della pancia si relazionano ai compartimenti di grasso in diverse parti del corpo, hanno determinato che il grasso addominale in eccesso nei fumatori era prevalentemente grasso viscerale. La scoperta chiave è che questi fattori genetici nei fumatori sono più fortemente legati all’aumento del tessuto adiposo viscerale – il grasso profondo che avvolge gli organi addominali – rispetto al grasso sottocutaneo immagazzinato sotto la pelle.

Il fumo si conferma così un fattore di rischio, non solo per le più note patologie “big killer” come il cancro ai polmoni, ma anche per le malattie croniche respiratorie e cardiovascolari a esso correlate.

Perché chi smette di fumare può ingrassare

L’aumento ponderale non è una conseguenza diretta della cessazione da fumo, quanto piuttosto una possibile deriva del metabolismo, imputabile a ‘gesti compensatori’ che l’ex fumatore mette in atto con la frequenza con cui accenderebbe un’altra sigaretta. 

In questi casi, le sigarette vengono sostituite da caramelle e snack dolci o salati, introducendo così molte più calorie rispetto al fabbisogno calorico giornaliero, con un conseguente aumento del  peso corporeo.

In buona sostanza: si tratta di una una ‘strategia’ di riduzione del danno (da fumo) efficace ma poco funzionale dal punto di vista della salute.

Motivo per cui, nei centri antifumo, vengono applicati protocolli di cessazione che prevedono un approccio multidisciplinare ed integrato di più figure professionali, come medici, psicologi e dietologi.

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