GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA: NASCE IL PROGETTO OBEWECARE DEDICATO ALLE DONNE CON OBESITA’

Per la prima volta un percorso nazionale e dedicato di screening sancito da chirurghi bariatrici e ginecologi di 5 ospedali italiani 

ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano, il Policlinico S.Orsola-Malpighi a Bologna, Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, l’A.O.U. Federico II di Napoli e l’A.O.U. Policlinico “G. Martino” di Messina raccolgono le sfide emerse dal World Obesity Day 2022 e, insieme, attivano ObeWeCare, con il sostegno non condizionato di Medtronic Italia. 

 Parte ObeWeCareil progetto che traccia un nuovo percorso di screening indirizzato alle donne affette da obesità e che consente di prevenire il rischio di tumori femminili.

L’obesità è una malattia che moltiplica il rischio di neoplasie. Nasce da qui, a pochi giorni di distanza dalla giornata mondiale dell’obesità, World Obesity Day, e in occasione della Giornata Internazionale della Donna, questo progetto, grazie al coinvolgimento di 5 centri di cura di eccellenza – ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano, il Policlinico S.Orsola-Malpighi a Bologna, Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, l’A.O.U. Federico II di Napoli e l’A.O.U. Policlinico “G. Martino” di Messina – al contributo non condizionato di Medtronic, azienda leader di HealthCare Technology.

Obiettivi del progetto sono: aumentare la conoscenza sull’obesità femminile a fini preventivi, disegnare e realizzare percorsi diagnostici terapeutici efficaci e multidisciplinari, diffondere informazioni corrette e certificate sull’obesità, sulle sue comorbidità e sull’incidenza di questa patologia sui tumori femminili, favorire la consapevolezza delle pazienti obese.

Esperienze e studi condotti in questi 5 centri in Italia, oggi riuniti in un percorso comune, evidenziano, infatti, da un lato, che le pazienti obese hanno maggiori probabilità di presentare precursori tumorali quali iperplasie complesse atipiche e sviluppare carcinomi dell’endometrio e, dall’altro, che hanno minori probabilità di conoscere il rischio che corrono. E’ necessario quindi avviare un percorso di screening e di sensibilizzazione per far sì che possano sottoporsi in tempo a controlli periodici adeguati.

Il progetto ObeWeCarevuole quindi supplire alla carenza di informazione che, di fatto, rappresenta una minaccia per la salute delle donne obese e creare un’esperienza pilota di un percorso di screening che possa avviare poi una best practice replicabile a livello nazionale.

Con il supporto non condizionato di Medtronic Italia, 5 centri di eccellenza, già punti di riferimento delle 5 regioni coinvolte – Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Sicilia – avviano questo progetto per informare e sensibilizzare le pazienti obese attraverso i medici specialisti di chirurgia bariatrica, ginecologia e endocrinologia, ai fini di favorire controlli congiunti e promuovere la cultura della prevenzione avviando percorsi di screening che coniughino i controlli legati all’obesità e alle sue comorbidità al percorso legato alle patologie femminili, viste le ripercussioni che l’obesità può comportare nelle donne.

Il progetto ObeWeCare si tradurrà poi in iniziative di ascolto, Open Day, percorsi di visite congiunti, che saranno delineati e programmati, nei mesi a venire, dalle singole strutture che hanno deciso di avviare il progetto.

“Il quadro pandemico dell’obesità, che tocca il 10,4% della popolazione, rende necessario e fondamentale intensificare l’attenzione sanitaria alle comorbilità  ad essa correlate – avverte il professor Marco Antonio Zappapresidente nazionale Sicob Società Italiana chirurgia obesità – Le patologie ginecologiche, anche tumorali, rappresentano certamente un aspetto poco considerato ma percentualmente molto rilevante e che necessita di una attenta valutazione nell’ambito di centri di riferimento dove la professionalità di tipo ginecologico sia associata all’esperienza nella cura della grande obesità. Nasce così l’iniziativa di riunire quei centri ginecologici italiani che affiancano quotidianamente i centri Sicob di chirurgia dell’obesità per mettere a punto un progetto di ricerca e valutazione terapeutica delle patologie ginecologiche del paziente obeso”.

L’obesità e le condizioni metaboliche ad essa associate (iperestrogenismo, sindrome metabolica, resistenza periferica all’insulina, diabete) sono dunque ritenute da tempo fattori che favoriscono lo sviluppo del tumore dell’endometrio. “Al Policlinico Universitario ‘Agostino Gemelli’ IRCCS di Roma è attivo un Percorso Clinico Assistenziale per le donne giovani desiderose di gravidanza affette da tumore dell’endometrio – informa la dr.ssa Ursula Catena, coordinatrice del percorso -. Questo percorso è particolarmente importante nelle pazienti affette da obesità, alle quali, grazie ad un trattamento personalizzato e ad un approccio multidisciplinare, si dà la possibilità di una gravidanza prima della chirurgia radicale”.

Il trattamento proposto consiste nell’asportazione conservativa della patologia endometriale per via isteroscopica associato poi a terapia ormonale. Sebbene le terapie da eseguirsi siano le medesime utilizzate nella paziente normopeso, il tasso di risposta nelle pazienti obese è dimostrato essere inferiore, come anche il loro tasso di successo ostetrico – interviene il professor Francesco FanfaniUOC Ginecologia Oncologica Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS -. L’associazione con una terapia in grado di interferire con le alterazioni metaboliche tipiche dell’obesità ha dimostrato un effetto sinergico nel trattare le patologie dell’endometrio nelle pazienti obese”.

“A sua volta, la chirurgia bariatrica, attraverso la riduzione significativa del peso corporeo e dei fattori predisponenti legati alle patologie associate all’obesità, può ridurre il rischio di sviluppare una patologia endometriale – sottolinea il professor Marco Raffaellidirettore UOC Chirurgia Endocrina e Metabolica sempre al Policlinico Gemelli – L’approccio multidisciplinare che coinvolge, al Policlinico Gemelli, ginecologi, chirurghi bariatrici, endoscopisti, nutrizionisti, endocrinologi e psicologi è fondamentale per la prevenzione, la diagnosi precoce ed il trattamento personalizzato della patologia endometriale nelle pazienti affette da grave obesità”.

Anche perché, precisa il professor Mario MusellaDirettore della UOC di Chirurgia Generale ad Indirizzo Endocrino Metabolico dell’AOU “Federico II” di Napoli, tra i promotori del nuovo progetto “la chirurgia bariatrica si è dimostrata in grado di attivare una serie di risposte metaboliche, per molti versi deficitarie nei soggetti obesi, in una maniera che è direttamente, ma anche indirettamente collegata alla perdita di peso indotta appunto chirurgicamente. Questo è il motivo per cui oggi si parla più correttamente di chirurgia bariatrico-metabolica (BMS). La risoluzione del diabete di tipo II, dei dismetabolismi, dell’ipertensione arteriosa e degli accidenti cardiovascolari è stata ampiamente dimostrata dall’evidenza clinica. Ma la ricerca è sempre in movimento, e i rapporti tra obesità e cancro, specie quei modelli oncologici tipici della sfera genitale femminile, per molti aspetti ancora poco conosciuti, potranno essere adeguatamente studiati grazie a questo progetto, innovativo e stimolante, attraverso l’interazione tra chirurghi bariatrici e ginecologi”.

Infatti, “non può essere assolutamente trascurata la prevenzione delle neoplasie ginecologiche. E’ ormai un dato acclarato che la prevenzione primaria del tumore dell’endometrio si attua correggendo gli stili di vita a rischio già in età giovanile e tra questi certamente l’eccesso di peso e il relativo iperestrogenismo. Lavorare ad un progetto di cura dell’obesità e di prevenzione delle neoplasie ginecologiche che veda coinvolte tante discipline è certamente un obiettivo prioritario” dichiara il professor Giuseppe BifulcoDirettore della UOC di Ginecologia, Ostetricia e Centro di Sterilità dell’AOU Federico II di Napoli.

L’iperplasia è tra i potenziali precursori del tumore dell’endometrio, e per questo si tratta di una condizione meritevole di trattamento tempestivo, onde evitare un’evoluzione a forme più maligne e aggressive. Questa relazione deve portare le pazienti a sottoporsi a controlli ginecologici periodici e riconoscere precocemente i sintomi, ove si manifestino, dell’insorgenza di nuove patologie. Ugualmente, gli specialisti medici dediti alla cura dell’obesità devono essere preparati ad anticipare complicanze ginecologiche, conducendo, ove possibile, visite congiunte. Le visite congiunte di chirurghi bariatrici, ginecologi e endocrinologi possono, potenzialmente, ridurre numero di casi di forme neoplastiche, anticipo della diagnosi e conseguente riduzione dei casi oncologici più avanzati, ponendo le premesse per un netto miglioramento della sopravvivenza e della qualità di vita.

“Ci siamo fatti promotori di questo nuovo progetto comune perché presso l’IRCCS Sant’Orsola di Bologna vi è da sempre attenzione alle problematiche delle donne affette da obesità grave, grazie al lavoro sinergico di endocrinologi, ginecologi e chirurghi bariatrici, mediante percorsi dedicati in particolare alle pazienti con lesioni preneoplastiche endometriali e carcinoma endometriale – sottolineano il dottor Paolo Bernante, che dirige il Centro Interaziendale di Chirurgia Metabolica e obesità IRCCS Policlinico Sant’Orsola Ausl Bentivoglio ed il Dott. Paolo Casadioresponsabile del servizio di isteroscopia dell’IRCCS AOU di Bologna – Per alcune di loro, in casi selezionati, sono previsti anche trattamenti personalizzati: la gestione conservativa medico-chirurgica con preservazione della funzione riproduttiva in donne giovani desiderose di future gravidanze oppure trattamenti chirurgici combinati bariatrico-ginecologici con il supporto di tecnologie innovative per coagulare in una sola procedura la radicalita’ oncologica ad un’efficace perdita di peso e miglioramento della funzione endocrino-metabolica, al fine di migliorare la sopravvivenza delle nostre pazienti riducendo il rischio di recidiva neoplastica e di problematiche cardiovascolari maggiori nel lungo periodo. L’occasione di questa importante campagna di sensibilizzazione permetterà di focalizzare ulteriormente l’attenzione della popolazione generale e del personale medico-sanitario sulla prevenzione, la diagnosi precoce e la terapia personalizzata della patologia endometriale così frequentemente associata all’obesità”.

“E’ quindi con grande interesse e determinazione che la nostra Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia del Presidio Ospedaliero Macedonio Melloni ASST Fatebenefratelli Sacco, Milano – sottolinea il direttore professor Michele Vignali – aderisce al progetto nazionale ObeWeCare dedicato alla cura delle pazienti obese. L’obesità può essere un fattore di alto rischio di patologia ginecologica benigna e maligna. Il progetto prevede la diagnosi ed il monitoraggio in questi soggetti dei problemi ginecologici. Un ambulatorio dedicato sarà disponibile nel nostro ospedale dal prossimo giugno per soddisfare le necessità di queste pazienti ed indirizzarle ad un percorso appropriato”.

“Medtronic è da sempre impegnata a fianco delle Società Scientifiche, di tutti gli stakeholder e di EASO – European Association for the Study of Obesity, in occasione del World Obesity Day, nella lotta all’obesità. – ha spiegato Emanuele Abate, Business Director Surgical Innovations Medtronic Italia – Quest’anno, a pochi giorni dal World Obesity Day e in occasione della Festa della Donna abbiamo deciso di supportare un progetto per promuovere la cura dell’obesità femminile, attraverso percorsi di screening volti a prevenire patologie tumorali. Nasce così la nostra idea di supportare il progetto ObeWeCare, interamente dedicato alle donne, per promuovere percorsi di cura adeguati e sicuri per l’obesità e le sue comorbidità”.

In conclusione, alla base di ObeWeCare – ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano, Policlinico S.Orsola-Malpighi, Policlinico Universitario Agostino Gemelli, Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II e Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “G. Martino” con il sostegno non condizionato di Medtronic Italia – c’è il progetto di creare insieme un’esperienza pilota che dimostri l’impatto delle visite congiunte e avviare poi una best practice replicabile a livello nazionale.

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