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I coniugi condividono oltre l’amore … la demenza

di Valentina Arcovio

In salute e in malattia, letteralmente. Uno studio del Seoul National University Bundang Hospital, in Corea, ha scoperto che se il proprio partner ha un disturbo cognitivo, come demenza o lieve deterioramento cognitivo, si ha un rischio quasi raddoppiato di sviluppare lo stesso problema o uno simile. Secondo i ricercatori, questo destino comune tra marito e moglie potrebbe dipendere da situazioni e stili di vita condivisi. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista JAMA Network Open“Questo studio ha dimostrato che i disturbi cognitivi dei partecipanti erano associati al declino della funzione cognitiva dei coniugi e che questa associazione è mediata da fattori, tra cui l’inattività fisica e una storia di trauma cranico, che erano condivisi all’interno delle coppie”, spiegano i ricercatori. “A nostra conoscenza, questo è il primo studio a rivelare come è strutturata l’associazione tra disturbi cognitivi, funzione cognitiva e fattori di rischio condivisi all’interno delle coppie”, aggiungono.

Lo studio sui coniugi

Lo studio ha seguito 784 anziani che hanno preso parte al Korean Longitudinal Study on Cognitive Aging and Dementia, che ha coinvolto precisamente 307 donne e 477 uomini e i loro coniugi di sesso opposto, in un periodo che va dal 2010 al 2020. I partecipanti avevano un’età media di circa 75 anni, mentre i coniugi avevano un’età media di circa 74 anni. In particolare, i ricercatori hanno sottoposto i partecipanti a una serie di test valutativi ogni due anni. Le valutazioni cognitive includevano interviste diagnostiche faccia a faccia condotte da psichiatri geriatrici. Tra i 784 partecipanti, 121 persone avevano disturbi cognitivi. I coniugi di persone con disturbi cognitivi erano più anziani, meno istruiti, meno attivi fisicamente e con maggiori probabilità di avere una storia di trauma cranico rispetto ai coniugi di persone che non avevano un disturbo cognitivo. I disturbi cognitivi erano prevalenti tra le persone i cui coniugi avevano disturbi cognitivi (38,8%) rispetto ad altri (22,6%). Questa analisi mostra che “quasi il 50% dei più alti tassi di disturbi cognitivi nei coniugi di persone con disturbi cognitivi potrebbe essere spiegato dalla loro età, da una storia di disturbo depressivo maggiore, dall’attività fisica limitata e dalla storia di un trauma cranico”, commenta Peter Vitaliano dell’Università di Washington a Seattle“Questi risultati supportano ricerche precedenti e raccomandano un ulteriore studio di tre aree che sono rilevanti per la neurologia e la psichiatria: accoppiamento assortativo, stili di vita diadici e cura del coniuge”, suggerisce Vitaliano.

I fattori di rischio condivisi

L’accoppiamento assortativo – stati e tratti che influenzano la scelta di una persona come compagno e la salute futura – può essere associato all’istruzione, alla dieta o all’attività fisica. Allo stesso modo, le abitudini di salute condivise nella diade possono essere collegate a risultati cognitivi: i coniugi possono essere esposti alle stesse sostanze o subire stress simili, per esempio. E poi: il prendersi cura di un coniuge con problemi cognitivi può creare stress cronico, che può portare a una disregolazione fisiologica. Studi trasversali hanno dimostrato che lo stress cronico può influenzare le prestazioni cognitive dei caregiver del coniuge. Inoltre, tutti i gradi di trauma cranico sono associati ad un aumentato del rischio di sviluppare demenza“Nelle persone anziane, le cadute sono la principale causa di lesioni cerebrali traumatiche e molteplici fattori, come l’ambiente domestico interno, la fragilità fisica, lo stato di salute compromesso e i sintomi depressivi, sono associati al rischio di cadute”, hanno scritto i ricercatori. “Questi fattori possono essere condivisi all’interno delle coppie e possono aumentare il rischio condiviso di lesioni alla testa”, concludono.

LINK ALLO STUDIOhttps://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2787259

https://mohre.it

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