Il protocollo STRIPE per scongiurare la dipendenza da oppioidi

Si chiama STRIPE il protocollo sull’addestramento alle abilità di coping del dolore per la guida alla riduzione del consumo di oppioidi nei pazienti in terapia a lungo termine

Ogni giorno 142 americani muoiono di overdose da farmaci oppioidi, 6 decessi ogni ora.

Nel 2014 più di 18mila americani sono morti a causa di overdose da oppioidi, un dato che è quadruplicato dal 1999 ad oggi. I morti per farmaci analgesici sono più numerosi degli omicidi con armi da fuoco e incidenti automobilistici messi insieme. E un sondaggio nazionale ha stimato che ogni mese 3,8 milioni di americani consuma oppiacei per motivi non strettamente medici.

Purtroppo nel mondo ci sono migliaia di persone che devono assumere oppiacei a lungo termine per curare sindromi dolorose e malattie croniche, esponendosi al rischio di sviluppare una tolleranza prima e una dipendenza poi.

Il problema dell’addition da farmaci oppiacei in America è tristemente noto anche a tutti gli operatori sanitari europei e in alcuni stati americani si parla di vera e propria epidemia, la “Opioidemia”. 

Le morti sono spesso dovute all’abuso di ossicodone ma non sono esenti dal fenomeno neanche morfina, il fentanile e l’eroina. Nonostante campagne pubblicitarie finalizzate ad arginare il fenomeno, l’uso e abuso di questi farmaci sembra inarrestabile.

La terapia con oppioidi ad alte dosi e a lungo termine (LtOT) è associata al rischio di gravi danni. La rapida interruzione di questi farmaci può portare ad un aumento del dolore, disagio psicologico e abuso, ma la riduzione graduale e supportata degli oppioidi può ridurre questi rischi.

Gli studiosi del Kaiser Permanente di Washington (i) hanno dimostrato in un’altra ricerca che un intervento di formazione per il supporto della riduzione del consumo di oppioidi e la capacità di affrontare il dolore ha ridotto la dose di oppioidi più della cura abituale (con riduzione della dose del 43% vs 19% rispetto al basale), senza alcun aumento dell’intensità del dolore e una significativa riduzione dell’interferenza dell’attività quotidiana.

Questo intervento è stato integrato nel sistema sanitario con STRategies to Improve Pain and Enjoy Life (STRIPE), uno studio pragmatico e randomizzato che aveva l’obiettivo di randomizzare 215 partecipanti con LtOT a dose moderata-alta (≥40 milligrammi di morfina equivalente/giorno) e sottoporre i volontari ad un training sulle capacità di affrontare il dolore (il coping) basato sulla terapia cognitivo-comportamentale che prevedeva 18 sessioni telefoniche nell’arco di 52 settimane. I dati sono stati raccolti da cartelle cliniche elettroniche, report e autovalutazioni.

I risultati hanno evidenziato una diminuzione significativa della dose media giornaliera di oppioidi e dell’intensità del dolore, un aumento della qualità della vita e una minore interferenza del dolore nelle attività quotidiane. Gli esiti secondari hanno visto una riduzione della dose di oppioidi ≥30%.

Se efficace, questo trattamento potrebbe ridurre l’esposizione agli oppioidi e i rischi associati per i pazienti, le famiglie e le comunità, offrendo al contempo ai pazienti un’alternativa per la gestione del dolore. Lo sviluppo di programmi e interventi di questo tipo possono limitare il rischio di cadere nella dipendenza per coloro che hanno necessità di assumere questi farmaci a lungo termine.

E in Italia? Da noi il consumo di oppioidi non è particolarmente elevato attestandosi nel 2013 a 5,2 di dosi 1.000 abitanti al giorno. L’oppioide di maggiore utilizzo è la codeina in associazione con il paracetamolo (tipico farmaco del secondo gradino della scala dell’OMS per il trattamento del dolore neoplastico) seguito dal tramadolo, mentre tra gli oppioidi forti il farmaco di maggiore consumo è il fentanile (in particolare nella formulazione cerotti transdermici). (ii)

Nel 2005 la percentuale della spesa farmaceutica italiana per gli oppioidi rispetto alla spesa farmaceutica totale era 0,6%, superiore solo a quella di Grecia e Portogallo ma decisamente inferiore rispetto agli altri paesi europei, quali Germania (3,8%) e Regno Unito (3,9%).

In particolare il consumo di morfina è sempre stato molto basso rispetto a quello di altri Paesi: nel 2006 è stato inferiore ai 5 mg pro capite, al di sotto della media europea (12,6 mg pro capite) e  di quella mondiale (6,0 mg pro capite), tanto da spingere alcuni epidemiologi italiani a parlare di “morfinofobia”. Questa situazione colloca l’Italia tra i Paesi del mondo con un inadeguato consumo di analgesici oppioidi, almeno 5 volte inferiore rispetto a quanto necessario a trattare il dolore cronico da tumore e HIV/AIDS o quello acuto post operatorio o traumatico. Un trend che viaggia al contrario rispetto alla situazione americana ma che non deve farci stare allegri.

E’ importante raggiungere un giusto equilibrio, ricorrendo a prescrizioni appropriate senza limitare l’accesso a questi farmaci o facilitarne l’abuso.

Fonte: (i) Contemp Clin Trials. 2021 luglio 1;106499. doi: 10.1016/j.cct.2021.106499

(ii) Rapporto di Farmacovigilanza OsMed/AIFA – 2015;89(8):1

https://mohre.it

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