Il sonno, l’alleato segreto (e sottovalutato) degli adolescenti

Di Grace Nicole Bressa

Quante volte abbiamo sentito genitori preoccuparsi per il tempo che i figli passano davanti allo schermo, per l’alimentazione poco equilibrata o per la scarsa attività fisica? Sono tutte preoccupazioni legittime, certo. Ma se vi dicessimo che c’è un fattore che conta più di tutti gli altri messi insieme quando si tratta di aiutare un ragazzo a fare bene a scuola e a costruire amicizie sane? Un nuovo studio americano lo rivela: si chiama sonno, ed è arrivato il momento di prenderlo sul serio.

Una ricerca condotta da UC Davis Health e pubblicata sulla rivista Psychological Medicine ha analizzato come quattro abitudini di vita – qualità del sonno, tempo trascorso davanti agli schermi, attività fisica e alimentazione – influenzino il rapporto tra sintomi di disagio mentale e il modo in cui i ragazzi tra i 10 e i 13 anni vanno a scuola e si relazionano con gli altri.

Il risultato più sorprendente? Il sonno è emerso come il fattore più fortemente associato a voti migliori e a minori difficoltà sociali, superando nettamente gli altri tre. Al secondo posto, ma con un distacco netto, si è collocato il tempo trascorso davanti agli schermi.

“Questo risultato ci ha sorpresi”, ha dichiarato Jason Smucny, primo autore dello studio e neuroscienziato computazionale presso il Dipartimento di Psichiatria e Scienze del Comportamento. “Ci aspettavamo che il sonno fosse importante, ma non ci aspettavamo che emergesse in modo così netto rispetto agli altri fattori legati allo stile di vita, in particolare al tempo davanti agli schermi.”

Non è un mistero che l’adolescenza sia un periodo cruciale per l’insorgenza di problemi di salute mentale. A livello globale, circa un adolescente su sette convive con un disturbo mentale, e ansia e depressione rappresentano le principali cause di malattia e disabilità tra i giovani. “Genitori, educatori e clinici tendono comprensibilmente a concentrarsi su sintomi come ansia e depressione”, ha spiegatoai giornalisti di MedicalX PRess Tara Niendam, autrice senior dello studio, professoressa di psichiatria e direttrice esecutiva degli UC Davis Early Psychosis Programs. “Ma ciò che conta di più per i ragazzi e le loro famiglie è come questi sintomi si ripercuotono sulla vita quotidiana: come vanno a scuola, come si relazionano con gli amici, come affrontano le difficoltà di ogni giorno. Questo studio suggerisce che il sonno potrebbe essere uno dei meccanismi che collega la salute mentale a questi risultati concreti.”

Il sonno si è confermato il fattore più influente nel collegare i sintomi di disagio mentale a voti più bassi, spiegando il 18,5% dell’associazione con la depressione, il 36,3% con l’ansia e l’8,3% con i disturbi di tipo psicotico. Il tempo davanti agli schermi si è piazzato al secondo posto, spiegando il 5% dell’associazione con l’ansia, il 6,3% con la depressione e il 6,2% con i disturbi di tipo psicotico.

Certo, le sole abitudini di vita sane non possono sostituire un percorso di cura professionale per la salute mentale quando ci sono problemi. Tuttavia, i risultati suggeriscono che il sonno potrebbe rappresentare un obiettivo importante e un fattore di prevenzione, spesso trascurato, per aiutare i giovani che vivono sintomi di disagio psicologico.

Il sonno è qualcosa su cui genitori e famiglie possono intervenire e di cui si può parlare serenamente , instaurare buone routine di sonno è un modo concreto per sostenere il benessere emotivo e il funzionamento quotidiano dei ragazzi.”

Fonte: Jason Smucny et al., “Mediating effects of healthy lifestyle factors on associations between mental health and functional outcomes in early adolescence”, Psychological Medicine (2026). DOI: 10.1017/s0033291726105121

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