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Il Viagra potrebbe essere impiegato nella prevenzione dell’Alzheimer

di Valentina Di Paola

L’assunzione di sildenafil, un farmaco conosciuto più comunemente come Viagra, potrebbe contribuire a ridurre del 69 per cento il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. A suggerirlo è uno studio condotto dagli scienziati della Cleveland Clinic, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Aging. Il gruppo di ricerca, guidato sallo scienziato Feixiong Cheng del Genomic Medicine Institute presso la Cleveland Clinic, ha analizzato i dati di oltre sette milioni di pazienti utilizzando la metodologia computazionale per valutare l’uso di oltre 1.600 medicinali esistenti come potenziali terapie per la malattia di Alzheimer

In Italia ci sono 600mila persone con l’Alzheimer

Secondo  l’Associazione Italiana per la Ricerca sull’Alzheimer (Airalzh) Onlus, nel mondo la demenza colpisce circa 46 milioni di persone, il 50-60 per cento delle quali soffre di Alzheimer. Anche se la velocità di progressione può variare, oggi l’aspettativa media di vita dopo la diagnosi è dai tre ai nove anni. Solo in Italia si stimano circa 600mila casi di Alzheimer e, a causa dell’invecchiamento della popolazione. Nei prossimi 30 anni i casi potrebbero triplicare, tanto che entro il 2050 una persona su 85 ne potrebbe essere affetta. Si tratterebbe di un totale di circa 130 milioni di individui. Il sildenafil, spiegano gli autori, è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) per l’impiego nel trattamento della disfunzione erettile, come Viagra, e dell’ipertensione polmonare, come Ravatio. “Studi recenti mostrano che l’interazione tra amiloide e tau contribuisce al deterioramento cognitivo”, afferma Cheng. “Abbiamo ipotizzato che i farmaci mirati all’intersezione della rete molecolare degli endofenotipi amiloide e tau sarebbero stati efficaci contro la malattia”, aggiunge. Gli esperti sottolineano che la comprensione dei sottotipi (endofenotipi) delle malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer, potrebbe contribuire a alla comprensione dei meccanismi che portano alla progressione della malattia. Gli studiosi hanno integrato dati genetici e biologici per analizzare oltre 1.600 farmaci approvati dalla FDA e cercare di individuare i medicinali potenzialmente efficaci contro il deterioramento cognitivo.

Il sildenafil potrebbe ridurre il rischio di Alzheimer 

 “Il sildenafil – continua Cheng – potrebbe migliorare la cognizione e la memoria. Abbiamo usato un database di oltre sette milioni di statunitensi per esaminare la relazione tra il farmaco e il potenziale effetto di prevenzione. I modelli preclinici hanno poi confermato questa relazione”. L’analisi dei ricercatori indica che coloro che facevano uso del farmaco era associato al 69 per cento di probabilità in meno di sviluppare la malattia di Alzheimer durante i sei anni di follow-up, rispetto ai soggetti che assumevano altri farmaci, come losartan, metformina, diltiazem e glimepiride. Nello specifico, il sildenafil ha avuto un rischio di malattia ridotto del 55 per cento rispetto al losartan, del 63 per cento rispetto alla metformina, del 65 per cento rispetto al diltiazem e del 64 per cento rispetto al glimepiride. “Il nostro lavoro – commenta Cheng – suggerisce che il sildenafil ha ridotto la probabilità di Alzheimer anche negli individui con malattia coronarica, ipertensione e diabete di tipo 2, tutte comorbidità significativamente associate al rischio della malattia, ma i nostri risultati stabiliscono solo un’associazione tra l’uso del farmaco e la ridotta incidenza della malattia di Alzheimer. Sarà necessario pianificare studi meccanicistici e studi clinici randomizzati per confermare i benefici del sildenafil”.  E conclude: “Prevediamo che questo approccio possa essere applicato anche ad altre malattie neurodegenerative come il Parkinson e la sclerosi laterale amiotrofica, o SLA”. 

LINK A STUDIO: https://www.nature.com/articles/s43587-021-00138-z 

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