Imprenditore Non Sei Solo: la Onlus che salva gli imprenditori

di Anna Benedetto

“Trough of sorrow” = attraversare “il baratro del dolore”. È un concetto che i “non addetti ai lavori” difficilmente assocerebbero al mondo dell’imprenditoria o delle startup. Invece si tratta di una soglia fisiologica (dura in media almeno 2 anni) che ogni imprenditore deve attraversare per consolidare la sua attività sul mercato. 

In questa curva discendente le imprese possono affrontare problemi finanziari, difficoltà nel trovare investitori o clienti e altri ostacoli che mettono a dura prova la loro sopravvivenza.

Ma cosa succede quando il dolore diventa disperazione?

I tassi di suicidio per cause economiche in Italia

Così come i bilanci, anche i grafici dei tassi di suicidio parlano chiaro:

in Italia, dal 2019, su una media di 3800 suicidi l’anno (dati che ci sono stati rilasciati dall’ISTAT), il 40% avvengono da parte di soggetti in età lavorativa.

Fare una stima altrettanto netta delle “cause” è impossibile. Vero è che, fra i determinanti sociali più significativi, dominano quelli socio-economici.

Ogni anno – secondo le stime dell’Osservatorio “Suicidi per motivazioni economiche” di Link Campus un centinaio di suicidi ed altrettanti tentati suicidi avvengono per motivazioni economiche. Il 55% di chi decide di togliersi la vita per motivi economici ha tra i 45 e i 64 anni, Il 43% sono imprenditori ed il 39% disoccupati.

La scuola che “salva” gli imprenditori 

Esiste una scuola per imparare a non fallire?

Dal 2018 in Italia esiste INSS – Imprenditore Non Sei Solo : una Onlus, fondata da tre imprenditori (Paolo Ruggeri, Enrico Tosco e la Presidente in carica Laura Campoli) al fine di supportare – a titolo gratuito e volontario – altri imprenditori e partite iva in difficoltà, fornendo loro una formazione sul giusto approccio manageriale, sviluppo di soft skills e tematiche verticali. 

Ci racconta Laura Campoli, socia fondatrice e Presidente: «Siamo nati nel 2018 con circa 10 assistiti. Ad oggi seguiamo oltre 700 aziende, abbiamo aperto 7 regioni con sedi operative e solo lo scorso anno, oltre 40 aziende sono uscite dal nostro percorso, avendo ormai un’azienda di successo. 

Vogliamo diventare profondamente capillari, arrivare prima in ogni regione e poi in ogni provincia. Qualunque imprenditore deve sapere che noi esistiamo e che può contare sul nostro aiuto. 

Inoltre noi abbiamo un percorso di affiancamento e formazione per le giovani startup che vogliono avviare un’azienda, per far in modo che partano con le basi corrette e solide».

Sul banco di INNS trovi un manuale di studio e, a corredo come strumento operativo, anziché una calcolatrice un dizionario della lingua italiana. 

Perché travisare un termine può comportare, per chi fa business, esporsi a un rischio o a un errore di valutazione. E le ricadute possono essere importanti.

Inoltre comprendere il significato, anche etimologico, di un problema  aiuta a focalizzarsi meglio sulla sua soluzione, soprattutto se arriva a mettere in discussione la serenità ed il benessere psicofisico, prima di un singolo e poi di una comunità.

Secondo un sondaggio tra gli utenti di INSS, il 57,1% degli imprenditori in difficoltà ha ammesso di aver avviato il proprio business senza una preparazione adeguata. La mancanza di conoscenza su come gestire un’impresa può diventare il pilastro mancante che porta alla crisi d’azienda.

Da qui l’intuizione della scuola (una lezione full day al mese), per scongiurare la disperazione, che porta ad un (auto)isolamento sociale. È allora che i rischi crescono in maniera esponenziale ed è quello il momento in cui “una mano che ti aiuta quando cadi è molto più importante di mille braccia che ti abbracciano quando sei in piedi”, come recita una delle locandine di INSS.

Al fianco di ogni “allievo” vi è un tutor, un vero e proprio “business angel” che sta lì perché “c’è già passato”, a cui poter fare riferimento per verificare costantemente il buon apprendimento delle strategie e degli strumenti messi a disposizione della comunità. Ed anche un testimonial a cui, umanamente, far appello nella consapevolezza che appunto “non sei solo”.

Il metodo, i numeri ed il percorso

Se fosse un’azienda, INSS sarebbe un’azienda florida (i bilanci sono consultabili qui https://imprenditorenonseisolo.it/bilancio/) ed in crescita esponenziale. Nata come associazione no profit nel 2018, nel 2021 si è costituita Onlus e nel settembre 2022 è stata invitata a presentare il proprio progetto di cambiamento sociale ed economico al Parlamento europeo. 

La sua azione ha controbilanciato il forte impatto che il Covid ha avuto sulle PMI, destabilizzando tanto gli equilibri e giocando un ruolo decisivo sulle aziende che avevano già delle criticità, al punto che alcune ne stanno ancora pagando il prezzo. 

Ecco i risultati dal 2018 a oggi: 

  • 685 imprenditori aiutati
  • 2100 famiglie aiutate
  • 330 volontari attivi
  • 30 milioni di impatto sull’economia italiana

Per accedere al percorso si parte dalla compilazione di un questionario attitudinale (una specie di “cartina al tornasole” che serve a cristallizzare il momento presente) al quale segue un consulto individuale per discutere le aree di miglioramento.  Segue un’assistenza strutturata, con classi, coaching, un gruppo Facebook e consulenze specialistiche con professionisti di ogni settore (vendite, marketing, ambito fiscale e legale, gestione risorse umane). 

Imprenditoria e salute mentale: l’appuntamento che non va mancato

Come abbiamo detto all’inizio, tra sofferenza e disperazione il confine può essere labile. Come se non bastasse, la pandemia Covid-19 è stato un grande amplificatore della crisi delle PMI. Ed alcune aziende (e famiglie) ne stanno ancora pagando il prezzo. 

La salute mentale degli imprenditori è un altro obiettivo cardine per i volontari di INSS. Per questo esiste già il numero verde 800.814.582, dedicato ad un ascolto puntuale e costante dei bisogni di chiunque lo componga, senza bisogno di essere iscritti al percorso. 

Lara Campoli, tra i volontari che sono stati in ascolto al numero verde, ricorda bene un episodio in cui ha potuto fare da subito la differenza:

«Ricordo bene una telefonata. Una delle prime.  Il numero verde squilla di sera. 

Una donna, una mamma, una imprenditrice. Una persona disperata, in preda al panico che in macchina, sta cercando la rovina. Quella telefonata con me, l’ha distolta dal peggio e le ha ridato fiducia e speranza. 

Oggi questa imprenditrice ha rimesso in piedi la sua azienda e soprattutto ha ripreso a sognare, per sé e per la sua famiglia».  

In questa manciata di anni, sono diversi gli imprenditori intercettati sul baratro di pensieri autolesionistici o che avevano già provato a farla finita. Tra gli obiettivi – conclude Campoli – c’è dunque anche quello di poter garantire un supporto specialistico: «Per poter dare un sostegno ancora più efficace e tempestivo a questi imprenditori, stiamo cercando degli psicoterapeuti cognitivo comportamentali che possano diventare dei volontari, proprio per intervenire ancora di più». 

Qui il form per richiedere aiuto a INSS: www.imprenditorenonseisolo.it/contattaci

https://mohre.it

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