Insonnia: quali farmaci sono veramente utili?

Ida Macchi

Insonnia: un problema in costante aumento. Infatti, complici devices elettronici onnipresenti, cattive abitudini, preoccupazioni dilaganti e orari di lavoro poco congeniali ai nostri bioritmi, oggi si dorme un’ora in meno rispetto a 10 anni fa. Risultato: il 40% delle popolazione è ben lontano dalle 7-9 ore raccomandate a notte e più del 15% degli italiani convive con un’insonnia cronica. In Europa interessa tra il 6-12% della popolazione. E allora, per ritrovare il sonno perduto, molti ricorrono ad integratori a base di passiflora, tiglio, camomilla, valeriana, griffonia, melatonina & Co, nella speranza di tornare a dormire bene. Ma sono veramente utili?  Ne parliamo con il professor Giuseppe Plazzi, responsabile del Centro del Sonno dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna.

Gli integratori per l’insonnia aiutano?

Non sono veri e propri ipnotici, ma possono aiutarci a prender sonno perché inducono uno stato di rilassamento generale che può facilitare l’addormentamento. Le prove scientifiche della loro efficacia sono però molte scarse e queste sostanze naturali ‘conciliasonno’ devono la loro fama soprattutto alla lunga tradizione d’utilizzo. Di fatto, la melatonina, forse la sostanza più gettonata, è stata bocciata come rimedio per la “vera” insonnia dalle Linee guida dell’American Academy of Sleep Medicine. È stata invece promossa per la sindrome da fase di sonno ritardata, ovvero per quelle persone che la sera non andrebbero mai a dormire (i cosiddetti gufi), mentre al mattino fanno fatica ad alzarsi. E’ indicata anche nei casi di jet-lag, per aiutare a sincronizzarsi con il nuovo orario, ed è efficace per chi soffre di un disturbo comportamentale in sonno Rem, caratterizzato da un’attivazione motoria durante il sogno, tanto che chi ne soffre spesso scalcia e urla perché durante l’attività onirica deve difendersi da qualcuno. In questo caso il dosaggio di melatonina deve essere concordato con il curante.

Quando l’insonnia deve preoccupare?

L’insonnia è un campanello d’allarme che non va mai sottovalutato, ma deve preoccupare quando è presente ogni notte, per almeno 2 settimane di fila. In questo caso, è bene  rivolgersi ad un Centro di Medicina del Sonno (il loro elenco su www.sonnomed.it) per identificarne la causa e passare poi ad un trattamento su misura. Quelli a disposizione: la terapia cognitivo comportamentale per l’insonnia (CBT-I) che suggerisce buone regole di igiene del sonno, aiuta a rimuovere i pensieri disfunzionali e a controllarli al di fuori della camera da letto. E se non basta, ci sono i farmaci. Proprio di recente, in Italia è stata commercializzata una nuova molecola (daridorexant) che promette di essere rivoluzionaria: a differenza degli ipnotici tradizionali che potenziano il sistema GABAergico, deputato ad attivare il sonno, il nuovo farmaco antagonizza i recettori dell’orexina, un neurotrasmettitore che mantiene lo stato di veglia. Risultato: aiuta a mantenere la continuità del sonno. Non solo: a differenza degli ipnotici tradizionali, anche se va prescritto dal medico, non ha la limitazione di utilizzo di 15 giorni.

L’insonnia può generare altri problemi di salute?            

Certo: innanzitutto ci sono dati che indicano come l’insonnia acceleri tutti i processi di invecchiamento. Dormire cronicamente meno di 6 ore per notte aumenta per esempio di 3 volte il rischio di soffrire di ipertensione arteriosa, incrementando di conseguenza i pericoli per la salute di cuore, circolazione e cervello. Scendere sotto le 5, invece, innalza di una volta e mezzo il rischio di resistenza insulinica, possibile anticamera del diabete di tipo 2. In pericolo anche le performance e la salute mentale: in agguato ci sono disturbi di attenzione, di memoria e dell’umore e addirittura un aumento di sostanze tossiche per la salute del cervello, come la proteina beta- amiloide e la tau, implicate nella genesi della malattia di Alzheimer. A rischio anche il peso corporeo: con poche ore di sonno (meno di 6,5 ore per notte, afferma uno studio randomizzato pubblicato recentemente su JAMA), il nostro organismo produce una minor quantità di leptina, l’ormone che controlla lo stimolo della fame, mentre produce una maggior quantità di grelina, l’ormone che induce l’appetito e spinge alle abbuffate. Risultato: l’insonnia aumenta i rischi di soffrire di obesità. Chi dorme poco, infine, ha una maggior propensione per comportamenti a rischio come far scelte sbagliate, guidare ad alta velocità, fumare o bere in modo esagerato, far uso di droghe.

Può essere spia di patologie ?

Può essere il campanello d’allarme di uno stato d’ansia, o addirittura di una depressione. In questo caso, però, non basta intervenire solo sul disturbo dell’umore per ritrovare il sonno perduto: uno studio pubblicato su JAMA Psychiatry ha dimostrato che, una volta debellata la depressione, se l’insonnia non viene curata, è destinata a durare nel tempo. Dormire poco e male può segnalare anche la presenza di disturbi  che rendono il sonno frammentato e  discontinuo: apnee notturne che interrompono il normale flusso respiratorio, una sindrome delle gambe senza riposo, o la presenza  di movimenti periodici degli arti (PLM) che si muovono indipendentemente dalla volontà. Non vengono percepiti, ma provocano ugualmente frequenti risvegli. Proprio per questo, quando l’insonnia dura nel tempo va sempre valutata e curata da uno specialista perché ogni rimedio va personalizzato in rapporto al disturbo che toglie il sonno.

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