Invecchiamento, geni più corti lo accelerano

Redazione

Le dimensioni contano, in questo caso è la lunghezza, dei geni però, non siate maliziosi…E’ appena stata pubblicata su Nature Aging la ricerca che spiegherebbe come la lunghezza dei geni può influenzi la maggior parte dei cambiamenti a livello molecolare che si verificano durante l’invecchiamento.

I ricercatori hanno scoperto che i geni più lunghi sono collegati a una durata di vita più lunga e i geni più brevi sono collegati a una durata di vita più breve.

E inoltre sembra che i geni dell’invecchiamento cambino la loro attività in base alla lunghezza – più precisamente quando invecchiamo sono i geni più corti a dettare le regole. Quindi l’attività genica nelle cellule si caratterizza per una mancanza di equilibrio.

Questo risultato è apparso agli studiosi essere quasi universale: lo  hanno scoperto questo modello in diversi animali, compresi gli esseri umani, e in molti tessuti (sangue, muscoli, ossa e organi, tra cui fegato, cuore, intestino, cervello e polmoni. Un principio unico e relativamente conciso che sembra spiegare quasi tutti i cambiamenti nell’attività dei geni che si verificano negli animali quando l’età avanza.

La nuova scoperta potrebbe potenzialmente portare a interventi progettati per rallentare il ritmo – o forse anche invertire – l’invecchiamento.

Lo squilibrio dei geni causa l’invecchiamento perché le cellule e gli organismi lavorano per rimanere equilibrati, l’organismo infatti cerca continuamente l’omeostasi“, ha affermato Luís Amaral, autore senior dello studio che usa una metafora esauriente: “Immagina un cameriere che porta un grande vassoio. Quel vassoio deve avere tutto bilanciato. Se il vassoio non è equilibrato, allora il cameriere deve fare uno sforzo extra per combattere lo squilibrio. Se l’equilibrio nell’attività dei geni corti e lunghi si sposta in un organismo, succede la stessa cosa. È come se l’invecchiamento fosse questo sottile squilibrio, lontano dall’equilibrio. I piccoli cambiamenti nei geni non sembrano un grosso problema, ma questi sottili cambiamenti ti stanno abbattendo, richiedendo più sforzo [2]”.

Per condurre lo studio, i ricercatori hanno utilizzato vari grandi set di dati, tra cui il Genotype-Tissue Expression Project, una banca di tessuti finanziata dal National Institutes of Health che archivia campioni di donatori umani a fini di ricerca.

Il team di ricerca ha analizzato per la prima volta campioni di tessuto di topi – di età compresa tra 4 mesi, 9 mesi, 12 mesi, 18 mesi e 24 mesi. Hanno notato che la lunghezza mediana dei geni si spostava tra l’età di 4 mesi e 9 mesi, un risultato che suggeriva un processo con un esordio precoce. Quindi, il team ha analizzato campioni di ratti, di età compresa tra 6 mesi e 24 mesi, e killifish, di età compresa tra 5 settimane e 39 settimane. Poi sono passati al modello umano esaminando i cambiamenti nei geni umani dai 30 ai 49 anni, dai 50 ai 69 anni e poi dai 70 anni in su. Cambiamenti misurabili nell’attività genica in base alla lunghezza del gene si sono già verificati quando gli esseri umani hanno raggiunto la mezza età, rintracciando un modello uguale ossia minimi cambiamenti in migliaia di geni diversi. Questa scoperta metterebbe in crisi l’idea che esista un sottoinsieme di geni ‘responsabili’ dell’invecchiamento. Anche se i ricercatori hanno scoperto che i geni lunghi sono associati a una maggiore durata della vita, anche i geni corti svolgono un ruolo importante nel corpo; per esempio, i geni corti sono chiamati ad aiutare a combattere gli agenti patogeni.

Le alterazioni che portano a uno squilibrio nell’attività genica sono sempre più difficili da contrastare da parte delle cellule [2]”.

[1] https://www.nature.com/articles/s43587-022-00317-6
[2] https://news.northwestern.edu/stories/2022/12/aging-is-driven-by-unbalanced-genes

https://mohre.it

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