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La Medicina di Genere come “nuova lente” per la personalizzazione delle cure.

E’ il tema al cuore dell’edizione aggiornata del documento “Medina di Genere e Covid 19-collana bussole IRCCS” presentato ieri all’IFO https://www.ifo.it/.

Come ha sottolineato il Ministro della Salute Roberto Speranza:
Costruire una sanità attenta alle differenze di genere è uno dei principi cardine del Servizio Sanitario Nazionale che stiamo attuando, nell’assoluta consapevolezza che è proprio su una visione nuova, ampia e globale della sanità che si gioca la partita strategica del nostro domani.”
La medicina di genere parte dalla consapevolezza che c’è una asimmetria biologica e di genere rilevante di cui tener conto proprio per una medicina personalizzata. Il tavolo di lavoro degli IRCCS è un working progress costante che guarda lontano e gli IFO sono presenti con Marialuisa Appetecchia come referente degli IRCCS per i gruppi di lavoro dedicati a ricerca e innovazione, percorsi clinici e farmacologia presso l’Osservatorio per la Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità.
Durante il convegno è stata esaminata la correlazione tra infezione da SARS-CoV-2 in due principali sessioni: una inerente il legame tra patologia e genere, l’altra relativa alla correlazione tra patologia e genere in condizioni di fragilità e comorbidità.

“Le implicazioni della medicina di genere si sono rivelate centrali nell’ambito dell’epidemia da SARS-CoV-2 che si è diffusa su scala globale – ha spiegato Marialuisa Appetecchia, responsabile dell’Endocrinologia oncologica dell’Istituto Regina Elena (IRE) e responsabile scientifico dell’evento – l’infezione da Covid-19 ha manifestato un’ampia suscettibilità alla dimensione del genere, che ha riguardato tra gli altri la prevalenza e la severità delle malattie e la mortalità. In tale contesto, la diffusione dell’epidemia è andata di pari passo con la ricerca e con la proliferazione di letteratura, anche dedicata alla componente di genere.”

I dati disaggregati per sesso indicano che, rispetto agli uomini, le donne presentano meno complicanze e mortalità. Secondo un report dell’Istituto Superiore di Sanità aggiornato al luglio 2021 le donne decedute sono il 43,5% ed hanno un’età media più alta rispetto agli uomini (età media donne 85 anni e uomini 80 anni). Gli uomini con meno di 65 anni hanno un rischio di morte doppio rispetto alle donne nella medesima fascia di età. Analizzando le cartelle cliniche di 7199 pazienti deceduti/e si è potuto inoltre osservare che il 70% delle donne decedute avevano 3 o più patologie in comorbidità contro il 64.4% degli uomini. Mentre è presente una differenza significativa per sesso nell’incidenza di patologie tumorali (24,8% negli uomini -18,6% nelle donne) malattie metaboliche e diabete (28,8% negli uomini -24,4% nelle donne) e malattie respiratorie (12,6 % negli uomini -10,6 % nelle donne) (dati Istat-aprile2021).

Quali sono i fattori di diversità tra i generi? La diversa espressione dell’ACE2, del corredo cromosomico, della differente incidenza di malattie reumatiche autoimmuni e delle diverse risposte alle relative terapie. Gli studi di genomica ed epigenomica hanno suggerito ad esempio che le donne possono essere più protette dai danni indotti da SARS-Cov-2.

“Il Covid-19 – ha detto Giuseppe Ippolito – ha espressione clinica ed evoluzione diversa tra maschi e femmine, non è solo una malattia infettiva ma multidisciplinare, rappresenta un modello di malattia che ha cambiato l’organizzazione sanitaria. E’ il punto di svolta anche per la medicina e l’approccio di genere, come evidenziano i dati che abbiamo a disposizione. Un plauso particolare va alle donne che rappresentano il mondo della ricerca, ormai ricercatrici e scienziate sono determinanti in tutti i contesti.”

“I nostri istituti promuovono da alcuni anni la medicina di genere – ha evidenziato Branka Vujovic, Direttore Sanitario Aziendale IFO– sia nella clinica che nella ricerca. Abbiamo istituito un gruppo di lavoro multidisciplinare proprio per la promozione della salute di genere con la finalità di favorirne la cultura, per sviluppare approcci diagnostici e terapeutici sempre più mirati.”

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