Le mani che curano: la scienza dietro i lavori manuali
Johann Rossi Mason
Cucito, ricamo, uncinetto e ferri: dall’artigianato alla neurologia
Ci sono gesti antichi che stanno tornando a occupare le giornate di milioni di persone: ricamare, lavorare a maglia o all’uncinetto, tagliare e cucire. Ma anche una moda amplificata dai social media (seguo @silviailtelaio e @lepezzedipat per il cucito) e che ha contagiato anche il sesso maschile (il mio preferito? Il canadese @thecrochetguy che confeziona Birkin di Hermes all’uncinetto). Dietro a questi gesti apparentemente di una generazione passata si nasconde una quantità crescente di evidenze scientifiche che ne documentano i benefici concreti per la salute mentale, cognitiva e fisica. Dagli studi neurologici italiani alle grandi survey britanniche, la ricerca ha finalmente imbracciato l’ago da ricamo.
Il cervello che sferruzza: cosa dice la neurologia
Uno degli studi più precisi e metodologicamente rigorosi mai realizzati sull’argomento porta la firma del team del dottor Davide Rossi Sebastiano della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano. Il progetto, nato dalla collaborazione con la onlus Gomitolorosa e con il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Reading (UK), ha preso avvio nel 2021 con l’obiettivo di misurare i correlati neurologici del lavoro a maglia e dell’uncinetto tramite magnetoencefalografia (MEG), una metodica non invasiva che registra l’attività magnetica ed elettrica della corteccia cerebrale prima e dopo la sessione di attività manuale.
I risultati più solidi sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports (Nature Publishing Group). Lo studio ha confrontato un gruppo di 41 esperte di uncinetto con 12 soggetti di controllo senza esperienza, rilevando che una singola sessione di uncinetto — della durata di 20 minuti — migliora in modo statisticamente significativo le reti dell’attenzione nel cervello, con un aumento della connettività funzionale in banda beta, indicatore di maggiore integrazione ed efficienza della rete cerebrale. Un risultato che va oltre il semplice “rilassarsi”: lavorare all’uncinetto allena attivamente il cervello a rispondere agli stimoli in modo più efficiente. La premessa teorica del progetto era che il lavoro a maglia e all’uncinetto potesse «influire sull’attenzione in modo simile alla meditazione», e i dati pubblicati supportano questa ipotesi per l’uncinetto, mentre sul lavoro a maglia non è stata pronunciata una sentenza definitiva.
La biochimica della calma: serotonina e movimenti ripetitivi
Sul piano biochimico, il legame tra movimenti ritmici e benessere è oggetto di ricerca consolidata.
Il professor Barry L. Jacobs della Princeton University, neuroscienziato ha dedicato decenni allo studio del sistema serotoninergico nel cervello. Jacobs ha documentato negli animali un legame diretto tra movimenti ritmici e ripetitivi (masticazione, respirazione, deambulazione, grattamento) e l’attivazione dei neuroni serotoninergici del tronco encefalico, con conseguente aumento del rilascio di serotonina. È necessario essere precisi: gli studi di Jacobs sono stati condotti su animali, non sull’essere umano, e non riguardano specificamente il lavoro a maglia o l’uncinetto. Si tratta di un principio neurobiologico generale — i movimenti ritmici attivano il sistema serotoninergico — la cui applicazione alle arti tessili è una ragionevole estrapolazione, non un dato direttamente misurato. Una base neuroscientifica plausibile e ben fondata, non una prova diretta. E si, lo sappiamo, ‘correlation is not causation’.
Ciò detto, la cascata fisiologica che ne deriva è documentata anche negli esseri umani: una volta appreso il gesto, le attività manuali ripetitive producono abbassamento della pressione arteriosa, rallentamento del battito cardiaco, scioglimento delle tensioni muscolari e riduzione dei livelli di cortisolo, l’ormone dello stress prodotto dalle ghiandole surrenali. Questi effetti sono stati rilevati in vari studi clinici e sono compatibili con l’attivazione del sistema nervoso parasimpatico. Dopo una giornata stressante personalmente uncinettare le mie adorate mattonelle colorate mi fa passare tutte le paturnie. Una delle ricerche più citate in letteratura rimane quella condotta da Jill Riley, Betsan Corkhill e Clare Morris pubblicata nel 2013 sul British Journal of Occupational Therapy (vol. 76, n. 2, pp. 50–57, DOI: 10.4276/030802213X13603244419077). Lo studio ha coinvolto 3.545 appassionati di lavoro a maglia rilevando una relazione diretta tra la frequenza della pratica e il benessere percepito. Chi lavorava a maglia almeno tre volte a settimana riferiva livelli significativamente più bassi di ansia, una maggiore sensazione di calma e un umore più positivo.
Tra i partecipanti con diagnosi di depressione, l’81% dichiarava di sentirsi più felice dopo aver lavorato a maglia. Gli autori hanno concluso che queste attività apportano «significativi benefici psicologici e sociali, che a loro volta contribuiscono al benessere e alla qualità della vita». Certo si tratta di una survey auto-riferita, ma la scala del campione e la coerenza interna dei dati la rendono un contributo significativo alla letteratura.
Prevenzione della demenza: i numeri della Mayo Clinic
Il filone più robusto di evidenze riguarda la salute cognitiva a lungo termine. Il professor Yonas E. Geda, neurologo e neuropsichiatria alla Mayo Clinic (oggi al Barrow Neurological Institute di Phoenix), ha guidato nel 2011 uno studio su 1.321 adulti di età compresa tra 70 e 89 anni, pubblicato sul Journal of Neuropsychiatry and Clinical Neurosciences(vol. 23, n. 2, pp. 149–154, DOI: 10.1176/jnp.23.2.jnp149). I risultati hanno mostrato che chi praticava attività creative manuali — tra cui cucito, maglia e uncinetto — aveva una probabilità dal 30 al 50% inferiore di sviluppare deterioramento cognitivo lieve (MCI, Mild Cognitive Impairment), la condizione che precede spesso la demenza.
Il meccanismo ipotizzato è quello della mia adorata riserva cognitiva: il cervello accumula connessioni neurali attraverso le attività intellettualmente stimolanti. Quando la neurodegenerazione inizia, chi ha una riserva più ricca può compensare i danni più a lungo, ritardando la comparsa dei sintomi. Agisce come una sorta di tesoretto da tirare fuori quando serve.
A supporto di questo quadro, nel 2024 la Commissione The Lancet sulla demenza ha aggiornato le sue raccomandazioni, riportando che il 45% dei casi di demenza nel mondo potrebbe essere prevenuto controllando 14 fattori di rischio modificabili, e ha esplicitamente raccomandato le attività cognitivamente stimolanti durante la mezza età (45–65 anni). Le arti tessili rientrano pienamente in questa categoria anche perché i diversi progetti impongono attenzione, apprendimento, ripetizione degli schemi, tentativi, errori e ripetizioni e poi finalmente, il risultato finale con la sua sana cascata di dopamina.
I lavori manuali quindi sono anche cognitivamente impegnativi, e questo è il secondo grande filone di ricerca. Cucire un capo partendo da un cartamodello, ricamare seguendo uno schema complesso, costruire un motivo tridimensionale di uncinetto: tutte queste attività richiedono pianificazione spaziale, ragionamento logico, attenzione sostenuta e problem solving. Il lavoro bimanuale — che coinvolge simultaneamente entrambi gli emisferi cerebrali attraverso il corpo calloso — produce quella che i neurologi chiamano «connettività dinamica intracerebrale» ed una sorta di medicina preventiva per il cervello.
Ricamo e trauma: una storia che viene da lontano
La storia della medicina ci offre uno dei casi documentati più affascinanti sull’uso terapeutico dei lavori manuali. Durante la Prima Guerra Mondiale, i governi di Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Sud Africa e Francia avviarono programmi strutturati di riabilitazione per i soldati feriti o traumatizzati, basati proprio sul ricamo.
Nelle corsie degli ospedali militari, i reduci imparavano a ricamare: un’attività allora considerata “femminile”, che però si rivelò straordinariamente efficace nell’aiutare uomini segnati dalla violenza del fronte a ritrovare concentrazione, senso di controllo e autostima. Molti di questi lavori sono ancora oggi conservati in musei di tutto il mondo; alcuni ornano istituzioni religiose, come il paramento d’altare della St. Paul’s Cathedral di Londra, non vedo l’ora di visitarla.
Lo stesso principio — il gesto manuale come àncora al presente, come interruzione della ruminazione mentale — è stato poi formalizzato dall’arteterapia moderna. Nata nel secondo dopoguerra per trattare i reduci con disturbi post-traumatici, l’arteterapia include oggi il ricamo e i lavori tessili tra le sue tecniche riconosciute, utilizzate in contesti clinici che spaziano dalla psichiatria alla riabilitazione neurologica. Una scoping review del 2024 pubblicata su Issues in Mental Health Nursing (Le Lagadec et al., vol. 45, n. 10, pp. 1097–1110) ha analizzato 25 studi su cucito, uncinetto, maglia, merletto, ricamo e quilting, identificando quattro aree di beneficio: benessere mentale; connessione sociale e senso di appartenenza; senso di scopo e soddisfazione; identità personale e familiare.
La dimensione sociale: solitudine e appartenenza
Un aspetto emerso con forza dai dati di ricerca riguarda la dimensione collettiva di queste pratiche. I gruppi di lavoro a maglia, i circoli di ricamo, le associazioni di cucito non sono solo piacevoli distrazioni: sono antidoti misurabili all’isolamento sociale, che la Commissione The Lancet ha identificato come uno dei principali fattori di rischio per la demenza.
Lo studio di Riley e colleghi ha documentato che partecipare a un gruppo — anche virtuale — di lavoro a maglia produce un impatto misurabile sulla percezione della felicità e migliora i contatti sociali. Un recente studio norvegese pubblicato sul Journal of Occupational Science (Nordstrand et al., 2024, vol. 31, n. 3) ha documentato i benefici di un gruppo online di lavoro a maglia per persone con disturbi mentali, rilevando miglioramenti nella partecipazione sociale e nel senso di appartenenza.
Un esempio mediatico che ha riportato l’attenzione su questi temi è quello del tuffatore olimpico britannico Tom Daley, protagonista alle Olimpiadi di Tokyo 2020 e Parigi 2024 non solo per i suoi tuffi ma per la sua visibile passione per l’uncinetto e il lavoro a maglia, usati esplicitamente per gestire la tensione pre-gara. Un atleta d’élite che sceglie il gomitolo come strumento di regolazione emotiva è, a suo modo, una prova aneddotica coerente con un corpus di dati sempre più robusto.
Autostima, perseveranza e il senso del fare
C’è infine una dimensione psicologica profonda che la ricerca ha iniziato a esplorare con interesse crescente: il rapporto tra il fare con le proprie mani e il benessere soggettivo. Completare un oggetto — che si tratti di un maglione, di un ricamo o di una borsa cucita — produce un senso di autoefficacia difficilmente replicabile da altre attività. La traiettoria è chiara: si fissa un obiettivo, si affrontano gli ostacoli (il punto sbagliato, il disegno che non torna), si trovano soluzioni, si arriva al risultato.
Tutto ciò allena la perseveranza e rafforza l’autostima attraverso cicli concreti di riuscita. E adesso scusate ma devo finire la coperta entro l’estate, vado, i miei adorati fili colorati mi aspettano.
Riferimenti bibliografici
- Rossi Sebastiano D. et al. Crochet increases attention through a requiring motor skill learning. Scientific Reports, 15, 4141 (2025). DOI: 10.1038/s41598-025-88777-9
- Riley J., Corkhill B., Morris C. The Benefits of Knitting for Personal and Social Wellbeing in Adulthood: Findings from an International Survey. British Journal of Occupational Therapy, 76(2), 50–57 (2013). DOI: 10.4276/030802213X13603244419077
- Geda Y.E. et al. Engaging in Cognitive Activities, Aging, and Mild Cognitive Impairment: A Population-Based Study. Journal of Neuropsychiatry and Clinical Neurosciences, 23(2), 149–154 (2011). DOI: 10.1176/jnp.23.2.jnp149
- Jacobs B.L. Serotonin, motor activity and depression-related disorders. American Scientist, 82(5), 456–463 (1994). [Nota: studio su animali; estrapolazione alle arti tessili nell’uomo è inferenza, non dato diretto]
- Livingston G. et al. (The Lancet Commission). Dementia prevention, intervention, and care: 2024 report. The Lancet (2024).
- Le Lagadec D. et al. Healing Stitches: A Scoping Review on the Impact of Needlecraft on Mental Health and Well-Being. Issues in Mental Health Nursing, 45(10), 1097–1110 (2024). DOI: 10.1080/01612840.2024.2364228
- Nordstrand J. et al. Promoting health through yarncraft: Experiences of an online knitting group living with mental illness. Journal of Occupational Science, 31(3), 504–515 (2024).