Lento pede? Rischio di demenza

di Anna Benedetto

Il rallentamento della camminata degli anziani è tradizionalmente accettato come una conseguenza dell’età e dell’invecchiamento, attribuito a artrosi, perdita di massa muscolare ecc. ma potrebbe rivelare anche qualcosa sulla salute cerebrale.

E’ di questi giorni infatti  lo studio su quasi 17.000 anziani che ha mostrato che un calo combinato sia della velocità di deambulazione che della funzione cognitiva era legato a un aumento del rischio di demenza.

Il doppio declino della velocità dell’andatura e della cognizione comportava un rischio più elevato di demenza rispetto al declino della sola andatura o del solo declino cognitivo. Il rischio di demenza era più alto nelle persone che avevano un’andatura più lenta unita a punteggi di memoria più bassi nel tempo, ha riferito Taya Collyer, PhD, della Monash University di Victoria, in Australia, in un articolo apparso su JAMA Network Open.

Il rallentamento dell’andatura e la mancanza di memoria possono essere la migliore combinazione di misure cliniche per identificare le persone a rischio di demenza futura.

Di fronte ad una diagnosi di demenza, sì è di fronte ad una malattia in stadio avanzato. È quindi fondamentale identificare precocemente le persone a rischio per affrontare i fattori modificabili per la prevenzione e iniziare nuovi trattamenti non appena diventano disponibili.

La velocità dell’andatura è una misurazione semplice e veloce che richiede solo una distanza misurata e un cronometro: Il rallentamento di oltre 0,05 metri al secondo all’anno dovrebbe stimolare una valutazione più completa.

Eppure le valutazioni dell’andatura spesso non vengono eseguite nè dal geriatra nè dal medico di famiglia che vede spesso il paziente.

Nonostante la validità predittiva della valutazione dell’andatura per le sindromi geriatriche, esiste una barriera di implementazione per la valutazione dell’andatura di routine nelle cliniche che deve essere affrontata per migliorare l’assistenza ai pazienti più anziani.

 La velocità dell’andatura non è era considerata una caratteristica clinica precoce di demenza e Alzheimer, tuttavia qualcosa sta cambiando: studi longitudinali sistematici e analisi a grana più fine delle prestazioni dell’andatura nel contesto del declino cognitivo stanno mettendo in discussione questo punto di vista.

Ad esempio Collyer e colleghi hanno analizzato i dati di 16.885 partecipanti allo studio ASPREE sull’aspirina a basse dosi, che si è svolto dal 2010 al 2017 negli Stati Uniti e in Australia. L’età media dei partecipanti era di 75 anni e il 56% erano donne.

Al basale e agli anni 2, 4, 6 e alla chiusura dello studio, i partecipanti hanno misurato la velocità dell’andatura completando due passeggiate di 3 metri ciascuna in cui il declino dell’andatura era definito come un calo della velocità di almeno 0,05 metri/secondo/anno.

Al basale e agli anni 1, 3, 5 e alla chiusura, i partecipanti sono stati sottoposti a quattro diverse valutazioni cognitive: il Modified Mini-Mental State Examination per misurare la funzione cognitiva globale, l’Hopkins Verbal Learning Test Revised per valutare la memoria, la Controlled Oral Word Association Verifica la fluidità verbale e il test delle modalità delle cifre dei simboli per la velocità di elaborazione. Il declino cognitivo è stato definito come il terzile più basso del cambiamento annuale.

Rispetto ai soggetti non in declino, l’incidenza della demenza era più alta nelle persone che avevano un calo sia dell’andatura che della memoria (HR 24,7), seguito da andatura e cognizione globale (HR 22,2), andatura e fluidità verbale (HR 4,7) e andatura e velocità di elaborazione (HR 4.3).

Certo l’analisi aveva alcune limitazioni e i risultati potrebbero non essere applicabili ad altre popolazioni, ma hanno comunque indicato la necessità di una valutazione semplice che potrebbe dare una indicazione di rischio modificabile in tempo utile per applicare nuove strategie di ‘riduzione del danno’, rallentando la diagnosi di demenza e le sue drammatiche conseguenze.

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