L’impatto globale della sugar tax: un’analisi delle esperienze internazionali e il dibattito italiano

In Italia, il dibattito sulla tassazione delle bevande zuccherate è sempre stato un terreno instabile, privo di un accordo condiviso. 

La ‘sugar tax’ italiana potrebbe slittare al 1 luglio 2025 su pressione dei produttori, un rinvio che ha sollevato dibattiti televisivi sull’opportunità di proteggere le aziende a scapito della salute dei consumatori. 

Mentre  da noi la discussione rimane quindi aperta, molti paesi nel mondo hanno già implementato la sugar tax in varie forme e modalità, dando vita a un panorama variegato e interessante, ha fotografato la situazione una ricerca italiana.

La Danimarca si distingue come uno dei pionieri, avendo introdotto una tassa sullo zucchero già nel lontano 1930. Tuttavia, questa iniziativa è stata abrogata nel 2013 senza essere sostituita, con la motivazione ufficiale di promuovere la crescita economica e l’occupazione. Nel 2011, la Danimarca ha anche tentato una flat tax che gravava su alimenti contenenti più di 2,3 g di grassi saturi per 100 g, ma è stata presto abolita a causa delle proteste dei produttori e della fuga dei consumatori verso paesi confinanti come Germania e Svezia.

Nel Regno Unito, la Soft Drinks Industry Levy è entrata in vigore nel 2018, tassando le bevande con zucchero in base alla quantità di zucchero contenuta. Questa mossa non solo ha mirato a ridurre il consumo di bevande zuccherate, ma ha anche spinto i produttori a rivedere le loro ricette. Questa azione è stata seguita da un’onda di modifiche alle formulazioni delle bevande da parte di aziende locali e internazionali, con l’obiettivo di mitigare l’impatto della tassa sui prezzi al dettaglio.

Anche la Francia ha adottato una sugar tax sin dal 2012, inizialmente sotto forma di una flat tax che ha portato semplicemente all’aumento dei prezzi, senza stimolare una riformulazione dei prodotti. Tuttavia, nel 2018, la tassa è stata ristrutturata per essere proporzionale alla quantità di zucchero, con l’obiettivo di spingere le aziende a ridurre il contenuto di zucchero nelle loro bevande.

Questi sono solo alcuni esempi dell’implementazione della sugar tax in Europa. Paesi come Norvegia, Irlanda, Portogallo e Ungheria hanno adottato misure simili, ognuna con le proprie sfide e risultati. Ad esempio, l’Ungheria ha visto un significativo cambiamento nelle abitudini di consumo, con una riduzione delle vendite di bevande zuccherate e un aumento del prezzo dei prodotti soggetti a tassazione.

Al di là dell’Europa, gli Stati Uniti hanno visto l’adozione di tasse simili su base statale, con città come Berkeley e Albany che hanno implementato con successo tasse sulle bevande zuccherate. In Messico, la sugar tax è stata introdotta nel 2014 con risultati incoraggianti, tra cui una riduzione del 30% nel consumo di bevande zuccherate tra i soggetti informati sulla tassa.

Infine, il Cile ha riformato la sua tassa sullo zucchero nel 2014, con una struttura che premia le bevande a basso contenuto di zucchero e penalizza quelle con quantità eccessive di zucchero aggiunto.

In tutto il mondo, la sugar tax ha dimostrato di avere un impatto significativo sul consumo di bevande zuccherate e sulle strategie delle aziende nel formulare i loro prodotti. Questa politica fiscale ha il potenziale per contribuire a ridurre l’obesità, il diabete e altre malattie correlate all’eccesso di zucchero.

In Ungheria, gli effetti della sugar tax sono stati documentati in modo sorprendentemente positivo. Introdotta nel settembre 2011, la tassa ungherese non si è limitata solo agli zuccheri, ma ha colpito anche alimenti e bevande contenenti grandi quantità di zucchero, sale e caffeina.

È degno di nota che l’Ungheria sia uno dei pochi paesi in cui gli impatti positivi di questa tassa sono stati documentati e pubblicati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha persino citato questa politica fiscale come un esempio da seguire per migliorare la scelta di cibi e bevande più salutari.

La tassa ungherese si applica alle bevande contenenti zucchero, con un’imposta di circa 0,20 euro per litro per le bevande contenenti più di 8 g di zucchero per 100 ml. Inoltre, colpisce anche le bevande energetiche, il cioccolato, gli snack salati, le salse e i condimenti, oltre ad alcune bevande alcoliche.

L’impatto è stato significativo fin dai primi giorni dell’implementazione. Le vendite dei prodotti soggetti a tassazione sono diminuite del 27%, mentre i prezzi di tali prodotti sono aumentati del 29%. Questo ha spinto molti consumatori a cercare alternative più salutari e meno costose, come l’acqua minerale o i succhi di frutta con una maggiore percentuale di frutta.

Il 27% ha attribuito il cambiamento delle abitudini non solo all’aumento dei prezzi, ma anche alla crescente consapevolezza del impatto negativo delle bevande zuccherate sulla salute.

In termini di risultati a lungo termine, lo stato ungherese ha guadagnato circa 180 milioni di euro nei primi quattro anni dall’implementazione della tassa. Questo guadagno è stato pari all’1,2% della spesa sanitaria totale dell’Ungheria nel 2013, evidenziando il potenziale finanziario e sanitario di politiche di questo tipo.

In sintesi, l’esperienza dell’Ungheria con la sugar tax dimostra che un giusto equilibrio tra aumento dei prezzi e consapevolezza della popolazione sugli effetti negativi delle bevande zuccherate può portare a cambiamenti significativi nelle abitudini di consumo e, di conseguenza, a benefici per la salute pubblica e le finanze statali.

Un aspetto cruciale dell’esperienza ungherese con la sugar tax è l’effetto che ha avuto sulle strategie delle aziende produttrici. L’imposizione della tassa ha indotto molte di queste aziende a rivedere e riformulare i propri prodotti in modo da renderli più salutari e conformi alle normative fiscali.

In particolare, i principali produttori hanno iniziato a modificare le formule dei loro alimenti e bevande, riducendo i livelli di zucchero e altri ingredienti nocivi. Questa riformulazione dei prodotti ha avuto un impatto diretto sulla composizione delle bevande, riducendo così il loro contenuto calorico e zuccherino.

Questa reazione delle aziende dimostra chiaramente che la sugar tax può agire come un incentivo per l’industria alimentare a produrre e commercializzare prodotti più salutari. Non solo gli aumenti dei prezzi spingono i consumatori a cercare alternative più sane, ma la pressione fiscale induce anche le aziende a offrire tali alternative, al fine di evitare perdite di mercato e aumenti dei costi.

La combinazione di una sugar tax efficace con politiche di riformulazione dei prodotti da parte delle aziende può contribuire significativamente alla promozione di abitudini alimentari più salutari e alla riduzione delle malattie correlate all’alimentazione poco salutare.

Un altro elemento fondamentale nell’equazione della sugar tax in Ungheria è stato il ruolo della consapevolezza dei consumatori. L’aumento dei prezzi delle bevande zuccherate ha reso evidente agli occhi dei consumatori il costo non solo monetario, ma anche in termini di impatto sulla salute.

L’aumento della consapevolezza riguardo agli effetti nocivi delle bevande zuccherate ha contribuito ad accelerare il cambiamento nelle abitudini alimentari. Inoltre, ha sottolineato l’importanza di campagne informative sulle conseguenze per la salute di certi alimenti e bevande, lavorando in sinergia con le politiche fiscali come la sugar tax.

Fonte: https://www.jamd.it/wp-content/uploads/2020/11/2020_03_08.pdf

https://mohre.it

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