Long COVID, il ruolo chiave della serotonina

Redazione

Nuove scoperte degli esperti dell’Università della Pennsylvania potrebbero aprire la strada a nuovi trattamenti per il COVID lungo.

I ricercatori infatti hanno evidenziato un collegamento tra le conseguenze a lungo termine dell’infezione da Covid e i livelli di serotonina nel corpo, svelando un’innovativa prospettiva per la comprensione e la gestione della malattia. Questo studio pionieristico suggerisce che bassi livelli di serotonina potrebbero essere una chiave per comprendere il COVID lungo, una condizione che colpisce circa il 7% degli americani. Lo studio condotto dal professore di microbiologia Christoph A. Thaiss ha rivelato livelli di serotonina significativamente più bassi nei pazienti con COVID lungo rispetto a quelli che si sono completamente ripresi da COVID-19 acuto. Le riduzioni della serotonina sono associate a bassi livelli di virus SARS-CoV-2 circolante e a un’infiammazione persistente.

La serotonina, un neurotrasmettitore con molteplici funzioni, è al centro dell’attenzione, particolarmente nella sua relazione con gli antidepressivi, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI).

Oltre al suo ruolo ben noto nel cervello, la serotonina svolge funzioni cruciali nell’intestino, influenzando il sonno, l’umore e la memoria. La sua presenza lungo il tratto gastrointestinale e nelle piastrine del sangue implica una vasta gamma di funzioni, dalla regolazione del flusso sanguigno alla temperatura corporea e alla digestione.

Il COVID lungo, caratterizzato da sintomi eterogenei come affaticamento, mancanza di respiro, sintomi neurologici, dolori articolari e altri, potrebbe essere legato a bassi livelli di serotonina, suggeriscono gli esperti. La complessità del trattamento del COVID lungo deriva dalla mancanza di comprensione dei meccanismi sottostanti.

Il team di Thaiss ha identificato l’incapacità del corpo di assorbire il triptofano, un precursore della serotonina, come uno dei fattori chiave. Le piastrine del sangue iperattive, che agiscono come principale mezzo di assorbimento della serotonina, sono state individuate come parte integrante del processo.

Sebbene lo studio non fornisca ancora raccomandazioni specifiche per il trattamento, la comprensione del ruolo della serotonina nel COVID lungo offre nuovi orizzonti per la ricerca clinica. Christoph A. Thaiss ha espresso ottimismo riguardo alle implicazioni future, aprendo la porta a potenziali obiettivi per studi clinici che potrebbero rivoluzionare l’assistenza a pazienti affetti da Long COVID.

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