Tra le nuove emergenze anche la sifilide

di Ida Macchi

Il Covid 19 non ha ancora allentato la morsa e la sua traiettoria è incerta, ma nuove emergenze di salute pubblica si stanno prospettando all’orizzonte. Tra le più preoccupanti : l’aumento delle infezioni sessualmente trasmesse ( MST) , capitanate dalla sifilide. Il “mal francese” di antica memoria, ha registrato un breve break durante la pandemia, ma poi ha ripreso a diffondersi a macchia d’olio: secondo i dati  dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) nel giro di 10 anni le diagnosi sono cresciute del 70% nei paesi dell’Unione Europea,  tanto che all’inizio del 2017 per la prima volta la sifilide ha battuto l’incidenza di quella delle infezioni da HIV, che per altro non mostra flessioni di rilievo. L’impennata dell’infezione è ulteriormente confermata anche dai più recenti dati del CDC  americano: dal 2016 al 2020 i casi sono aumentati del 52% e i casi di sifilide congenita, ovvero passata dalla madre al bebè durante la gravidanza, al momento del parto o con l’allattamento, del 235%. Insomma , numeri che devono mettere decisamente in allarme. Se  non curata, la sifilide può avere gravi effetti sulla salute a lungo termine e contribuisce alla trasmissione dell’HIV. Quella congenita, invece, può essere trasmessa dalla madre al feto durante la gravidanza e può causare aborto, morte intrauterina o gravi malformazioni alla nascita. Importante, perciò, riconoscerne i sintomi che funzionano da campanelli d’allarme, sapere come intervenire e, soprattutto, scoprire come giocare sulla prevenzione. Ne abbiamo parlato con il dottor Marco Cusinidermatologo e presidente  della Società Interdisciplinare per le Malattie Sessualmente Trasmesse  (SIMAST).

I SINTOMI

La sifilide si sviluppa in diversi stadi: nel maschio si manifesta inizialmente con un’ulcerazione sul pene,di solito indolore, mentre nella donna con un nodulo nelle parti intime, detto sifiloma. Nel 50% dei casi, però, la prima fase della malattia nel gentil sesso passa inosservata perché il sifiloma può localizzarsi in zone non visibili. In entrambi i sessi, la lesione guarisce nel giro di  40-60 giorni, dando l’illusione che il problema sia risolto. In realtà il Treponema pallidum,il batterio responsabile dell’infezione, si diffonde nel sangue e, a distanza di mesi, innesca il secondo stadio della malattia, caratterizzato da lesioni cutanee (di solito macchie rosse rotondeggianti, oppure macchie chiare simili a verruche), perdita di capelli, ingrossamento dei linfonodi e febbre. Nel secondo stadio, la sifilide può colpire anche il fegato, i reni e gli occhi, o causare una meningite. Segue uno stadio latente di apparente benessere che può durare anni in cui, se la persona ha lesioni, può contagiare altri durante il rapporto sessuale. Il terzo e ultimo stadio può comparire a 10 o 30 anni di distanza, ma i suoi effetti possono esser fatali perché l’infezione può colpire cervello, occhi, nervi, cuore, vasi sanguigni, fegato, ossa e articolazioni.

Diagnosi e cure

La diagnosi si basa sul sospetto clinico, confermato dalla dimostrazione della presenza diretta del Treponema pallidum, individuato  per esempio con uno speciale microscopio in campo oscuro, o dalla presenza del suo DNA. Oppure si possono ricercare  anticorpi specifici con due esami del sangue : il  test di agglutinazione delle particelle del Treponema pallidum (o TPPA) che ricerca anticorpi specifici verso il batterio responsabile dell’infezione sessualmente trasmessa e il Rapid Plasma Reagine (RPR), esame meno specifico ma utile a determinare lo stato di attività della malattia. Le cure non mancano: somministrazione di antibiotici  che sono tanto più efficaci quanto più  è precoce la diagnosi.

Prevenzione

Per evitare di rimaner vittime della sifilide, l’unica strada è la prevenzione. Il primo step: astensione, fedeltà o, per chi vuole una vita sessuale libera ma serena, uso del preservativo sempre e comunque, anche se si tratta di un solo rapporto, il rischio di infettarsi è di 1 rapporto su 3. E sono le donne le più esposte: il rischio di una donna di essere infettata dal partner è del 60-80% per singolo rapporto, mentre per il maschio questo rischio si “riduce“ al 20-30% . Il profilattico è quindi un prezioso alleato , ma perché sia efficace va utilizzato seguendo alcune regole : usato sin dall’inizio del rapporto, non pensando che i preliminari siano una fase “sicura” e che magari se non ci si spinge oltre non si rischi nulla. La sifilide passa dall’uno all’altro partner con il solo contatto cutaneo delle zone intime. Il profilattico non va inoltre associato a creme a base di vaselina o a baby oil : riducono la resistenza del lattice anche del 90%, mandandone in fumo la protezione. Nessun rischio, invece, se associato ai lubrificanti idrosolubili. Va però cambiato se dopo un primo rapporto se ne ha un secondo : il profilattico è monouso  e va utilizzato attenendosi a questa modalità. Da non dimenticare , però, che anche i rapporti oro-genitali sono a rischio è che è in aumento anche l’incidenza di lesioni da Treponema pallidum nel cavo orale.

Le colpe dell’aumento 

Oltre alla sifilide,anche le altre  malattie sessualmente trasmesse sono in aumento: come mai ? Colpa dei cambiamenti delle abitudini sessuali degli italiani e degli europei: minor paura e quindi minori protezioni nei confronti dell’ infezione da HIV, considerata ormai una patologia archiviata, anche se in Italia nel 2020 si son registrate 1303 nuove diagnosi. A far da acceleratore c’è anche  la maggior facilità ad appuntamenti al buio, favoriti da chat e social network e l’utilizzo di droghe per aumentare il desiderio sessuale nei party chem-sex, in voga soprattutto tra gli MSM (maschi che fanno sesso con maschi), che mandano in fumo ogni inibizione e ogni prudenza. In causa anche la scarsa informazione sulle modalità di trasmissione di queste infezioni, problema che coinvolge soprattutto i più giovani anche se, per un immaturità biologica, è proprio tra gli under 15 che il rischio di contrarre una MST va al top. Anche gli over 50 non sono però sufficientemente prudenti , tanto che un’infezione su 6 da HIV coinvolge proprio loro.

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