Mentre Svezia, Giappone e Regno Unito riducono i danni del fumo, in Italia si alimenta l’allarmismo

Di Johann Rossi Mason e Fabio Beatrice

Una precisazione necessaria: sigarette elettroniche, riduzione del rischio e i pregiudizi del giornalismo ‘scientifico’

Spiace sempre dover fare precisazioni su articoli di colleghi che conosciamo e stimiamo ma alle volte è necessario. La giornalista Cristina Da Rold scrive un articolo sulle sigarette elettroniche trattandolo come un argomento di salute qualsiasi ma omettendo un dettaglio importante: il tabagismo, il vaping e le strategie di riduzione del rischio da fumo con strumenti alternativi non sono argomenti qualsiasi. Scontano intanto pregiudizi alla base, ossia che tutto quello che sia a base di tabacco o serva a soddisfare una dipendenza sia dannoso. Il secondo pregiudizio è quello che basta leggere la letteratura contro per farsi una idea precisa. Il terzo è che tutto ciò che viene dall’industria sia negativo e da criminalizzare.

La letteratura sul fumo e sul vaping, al contrario, necessità di una capacità enorme di pazienza nella analisi della letteratura, conoscenza delle fonti e dei metodi usati e capacità di analisi di mettere insieme tutti gli elementi senza una tesi preconcetta. Nell’articolo della collega al contrario, la letteratura analizzata è unicamente quella ‘contro’ e ben sappiamo che in molti casi la metodologia è tirata per i capelli per far combaciare tesi e dimostrazione (ad esempio esponendo cavie a quantità di vaping centinaia di volte superiore a quello di un normale consumo umano). Infine, la questione degli studi ‘farlocchi’ e ritirati (sempre più spesso). Questo perché quando un tema è controverso è molto più semplice per i ricercatori salire agli onori della cronaca lanciando allarmi.

La collega inoltre dimostra di non aver seguito la vicenda di EVALI, causata da un utilizzo scorretto dei dispositivi a cui erano aggiunte sostanze non approvate per uso inalatorio che solleva le e-cig dalle responsabilità. È come se in una famosa bevanda gassata venissero aggiunti olii essenziali non alimentari e provocasse una grave gastroenterite o una pancreatite. Potremmo titolare che la bevanda è pericolosa e fa male? Ovviamente no.

Non a caso a seguito dei casi di polmonite i produttori sono corsi ai ripari in modo che i dispositivi non potessero essere modificati o addizionati con sostanze estranee a quelle studiate. Mentre i CDC americani hanno dichiarato chiusa e risolta la questione per ciò che attiene le cause: nessuna responsabilità di prodotti e produttori. Altra questione che Da Rold non si pone è ‘perché in Europa non ci sono stati casi di polmonite da Evali?’. La risposta è che il mercato europei dei dispositivi alternativi alle sigarette ha degli standard e dei controlli elevatissimi e che non c’è stata emulazione nell’uso scorretto.

Sin qui quello che posso dire personalmente, ma faccio seguire il commento del Comitato Scientifico del MOHRE, il Dottor Fabio Beatrice:

“Si tratta dell’ennesima conferma di come i titoli spesso non siano rappresentativi dei contenuti. L’articolo appare quasi una strategia informativa per incutere timori e incertezze. Sul caso di EVALI si ripropone a distanza di molti anni un contenuto che appare totalmente infondato ma sottilmente si alimenta il dubbio. Su EVALI come riferisce chi ha scritto l’articolo la responsabilità totale ricade sul consumatore che addiziona sostanze pericolose per l’inalazione e non usa i prodotti commerciali che sono sottoposti a verifiche molto serie in Europa. Di EVALI non si dovrebbe proprio più parlare sui media perché nulla c’è da aggiungere alle rigorose verifiche già effettuate molti anni fa. Sembra quindi un argomento usato per rafforzare una tesi”.

La giornalista poi si spinge  ad una serie di osservazioni dalle quali denota la sua scarsa competenza sul tabagismo. E’ ovvio che respirare aria pulita è meglio di fumare e svapare o assumere una qualsiasi sostanza ad effetto dopante. E’ ovvio che l’utilizzo duale della sigaretta elettronica è meno efficace dell’uso esclusivo. Abbiamo già pubblicato nel 2015 con l’ISS questa evidenza. Sembra che chi ha scritto l’articolo ignori il tema delle dipendenze e come sia difficile uscire da una dipendenza forte che riunisce fattori biologici, fisici, psicologici e comportamentali. Va sottolineato inoltre che il cancro ai polmoni ha una latenza molto lunga, anche di decenni e che dipende da quanto tempo si è fumato combusto ed in quali dosi. Non è possibile quindi addurre alla sigaretta elettronica la responsabilità del cancro se il fumatore ha una storia di decenni di esposizione alla combustione di tabacco.

Viene ignorato (e questo appare scientificamente grave) il tema della riduzione del rischio nei forti fumatori, quelli con una lunga storia di tabagismo che non riescono a smettere.

La vera domanda è : a quali interessi corrisponde la produzione di articoli di questo tipo? Perchè vengono utilizzate solo alcune fonti e non viene citata tutta la letteratura? Ad esempio perché si omettono gli ottimi risultati ottenuti in Svezia con l’uso dello snus ed il relativo crollo a 5 anni delle percentuali di cancro al polmone negli uomini che sono passati dal fumo di sigaretta all’uso proprio dello snus? Perché non si spiega che certi prodotti sono vietati per i giovani e che se i giovani li usano è  perché non funzionano i controlli, i divieti di vendita e la supervisione delle famiglie?

Approfittiamo di questa occasione per fare chiarezza ed esporre i dati di intossicazione da e-cig in Italia. I dati sono dell’istituto Superiore di Sanità ed indicano che i pochi casi riscontrati sono dovuti ad ingestione accidentale di liquidi (47%) in bambini non sorvegliati hanno assaggiato il prodotto. Il 38% è dovuto ad un un contatto con occhi o pelle con relativo stato irritativo. Tutti gli effetti riscontrati sono catalogati come lievi o moderati e non hanno avuto alcuna conseguenza. Considerato l’elevatissimo numero di persone che usano le e-cig sembrerebbe piuttosto dimostrata la loro sicurezza se ci si attiene a prodotti regolarmente venduti in canali ufficiali.

Potremmo andare avanti ancora a lungo tediando il lettore già confuso ma ci fermiamo qui. Distogliere l’attenzione della gente dall’ importanza della cessazione dal tabagismo combusto alimentando discussioni e allarmi sui nuovi prodotti non appare una strategia utile ai fumatori che si ammalano e muoiono a milioni nel mondo. Non iniziare a fumare è sempre la prevenzione ideale ma se siete già fumatori incalliti chiedete aiuto e cercate di smettere. Nell’ambito dei percorsi di cessazione un’indicazione intelligente alla riduzione del rischio nei soggetti resistenti alla cessazione può salvare migliaia di vite, così come sta succedendo in paesi come il Giappone e il Regno Unito dove vengono distribuiti ‘starting kit’ gratuiti di sigarette elettroniche per favorire il passaggio ad alternative non sane ma meno dannose.

Link all’articolo: https://www.facta.news/articoli/sigarette-elettroniche-fanno-male

 

 

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