Naturalmente imperfetti, e il body positivity entra nei supermercati

Redazione

Ci avete mai fatto caso? La frutta e la verdura nei negozi e nei supermercati è bella. Quasi perfetta, omogenea nella forma e nel colore, simmetrica. In realtà la natura prevede numerose alternative, non è standard, ma ci hanno abituato ad una selezione estetica, cosmetica. Pagheremmo così tanto della frutta meno bella? Probabilmente no. E se è vero che si ‘mangia’ anche con gli occhi, alla prova del gusto e del sapore, la bellezza conta meno.

La selezione cosmetica, quindi, ha un ruolo di marketing ma nulla a che fare col sapore o i principi nutritivi. I prodotti che non corrispondono agli standard estetici (non parlo di quelli evidentemente danneggiati) sono avviati a destini diversi: la produzione di semilavorati, l’alimentazione animale o lo scarto. Questi diversi destini rappresentano una potenziale forma di spreco e una occasione mancata di aumentare il consumo di alimenti utili e preziosi per la salute alle fasce meno abbienti. Alcune stime americane dicono che il 40% della produzione non lascia le fattorie e i luoghi di produzione perché sarebbero considerate inadatte ad andare sul mercato.

Per limitare questo insensato spreco Misfits Market ha acquisito prodotti ‘brutti’ e dalla forma diversa vendendoli ad un prezzo scontato e arrivando a fatturare un miliardo di dollari. Analogamente Loblan Companies ha spremuto i neuroni dei pubblicitari e messo in vendita i prodotti meno attraenti con il claim (geniale nella sua semplicità): ‘naturalmente imperfetti’.

In un mondo dominato da cattiva alimentazione e insicurezza alimentare i prodotti freschi ‘diversamente belli’ potrebbero felicemente trovare posto sulle tavole con una spesa accessibile e in maniera sostenibile e responsabile. Servono però nuove strategie per diminuire gli sprechi: che valgono in Italia 15 miliardi di euro all’anno, circa un punto di Pil (senza considerare i costi ecologici): nelle case degli italiani si buttano nella pattumiera alimentari per circa 6 miliardi di euro ogni anno, a cui vanno aggiunti 9 miliardi euro dello spreco di filiera con un costo economico stimato al 10-25% della spesa alimentare annua delle famiglie.  Peggio di noi in Europa solo Germania e Francia. Una contraddizione se pensiamo che cresce il numero di persone che faticano a nutrirsi regolarmente, con il 9,4% della popolazione che versa in condizione di povertà e che quindi rinuncia a prodotti più costosi. In Italia, secondo i dati dell’Osservatorio Waste Watcher, nonostante una maggior attenzione agli sprechi alimentari, gettiamo individualmente poco meno di mezzo chilo di cibo a testa ogni settimana, circa 25 kg in un anno, con in testa frutta e verdura fresca, latte, yogurt, pane.

Mentre tentiamo di acquistare con maggior criterio e gettare meno prodotti, occorre mettere a disposizione dei consumatori prodotti meno belli ad un prezzo accessibile ed educare ad una alimentazione più consapevole in cui è importante quello che contiene per la nutrizione. Mentre frutta e ortaggi belli e omogenei ad un prezzo elevato porta alcune fasce della popolazione a diminuirne l’assunzione in contrasto con le linee guida nutrizionali e i principi alla base della prevenzione oncologica.

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