Niente sesso… anche se ‘anta’. Sono i vergini ad oltranza

Ida Macchi

 

Non far sesso e rimaner “vergini” a 30 anni, 40 anni e oltre, rimuovendo ogni idea d’intimità con un partner sotto le lenzuola: un tempo questa rinuncia era subito etichettata come malattia. Era la famigerata isteria, coniugata quasi esclusivamente al femminile. Già, perché sin dai tempi di Ippocrate, le colpe erano di un “utero errante”, ovvero spostato dalla sua sede naturale. Nel 600 fu addirittura associata alla stregoneria e solo nell’800 la teoria che dipendesse dall’utero che vagava qua e là nell’addome fu abbandonata a favore di cause neurologiche, anche se sfumate e non ben definite. “Poi, Sigmund Freud la ricondusse alla rimozione di un evento traumatico relegato nell’inconscio, ma emotivamente presente, che si traduceva nella repressione del desiderio”, spiega la dottoressa Roberta Rossi, psicoterapeuta dell’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma. “Messe all’angolo, le emozioni legate al sesso e all’amore trovavano poi una via di sfogo attraverso il corpo con vertigini, svenimenti, spasmi, contratture, convulsioni e depressione. In linea con l’immagine stereotipata della donna che dominava quell’epoca, l’isteria era a totale appannaggio del gentil sesso, ma di fatto era una vera e propria trappola usata per ostacolare e imprigionare la condizione femminile”. Le cure avevano addirittura il sapore di punizioni: esorcismi, manicomi e, complici le teorie di Freud, la tecnica della masturbazione clitoridea o vaginale, cioè il massaggio dei genitali con conseguente parossismo isterico che non godeva neppure del riconoscimento di un orgasmo perché si credeva che la donna non provasse piacere. “Insomma una malattia inventata, una castrazione di genere, anche se il termine di “nevrosi isterica” è stato tolto dal DSM (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) solamente nel 1980 con l’uscita del DSM-III”, conclude la psicoterapeuta. 

 

No al sesso ma….. 

Infatti, anche se ancor oggi circa il 17% delle donne italiane si avvicina al sesso dopo i 30 anni, l’isteria è ormai relegata in soffitta. “Questa percentuale, inoltre, è stimata considerando solo i rapporti penetrativi, ma molte donne, anche nell’ambito di una coppia stabile, hanno ugualmente una vita sessuale, anche se scelgono, in accordo con il partner, di declinarla in altro modo”. Ecco perciò che, spesso per evitare una gravidanza, scelgono modalità di rapporto ‘alternative’: il sesso orale, o quello anale, per esempio, che non richiedono coperture contraccettive”, spiega la dottoressa Roberta Rossi.” Il desiderio sessuale, d’altra parte, è considerato un bisogno fondamentale (rientra infatti nella piramide di Maslow), come nutrirsi o dormire: è controllato dalla parte più antica e primitiva del nostro cervello (il sistema limbico) ed ha la funzione biologica di salvaguardare il proseguimento della specie. A tutto questo si sono aggiunti nel tempo aspetti di consapevolezza che rendono l’atto sessuale una scelta legata al piacere, alla condivisione, senza avere come obiettivo il concepimento, visto che molte donne non reputano più che la loro realizzazione combaci con il diventare mamma. Altre rinunciano invece tout court al sesso, senza che questo sia sinonimo di malattia, proprio perché ricercano ugualmente il piacere con l’autoerotismo che non è considerato assolutamente una forma di realizzazione della sessualità di serie B. E’ invece una scelta ‘sana’, fatta spesso da donne e da uomini che magari non hanno una relazione con un partner fisso (lo si trova però anche in relazioni soddisfacenti) o che non hanno ancora trovato la persona ‘giusta’, ma che non per questo rinunciano ad esprimere questo aspetto del loro essere”.

 

Salute: no problem

“L’autoerotismo, per altro, fa bene alla salute perché coinvolge mente e corpo in tutte le fasi della risposta sessuale: desiderio, eccitazione e orgasmo” aggiunge la dottoressa Rossi. “Stessa attivazione anche in chi segue la strada del non sesso per vera scelta e non si orienta su nessuna modalità di sessualità alternativa: il corpo si assicura ugualmente la sua dose di piacere attraverso sogni che possono provocare orgasmi notturni o, nei maschi, attraverso polluzioni notturne. Infatti, anche se molte ricerche hanno dimostrato che avere una buona sessualità protegge l’uomo dal tumore della prostata e rappresenta per entrambi i sessi un sano allenamento aerobico utile per la salute cardio-circolatoria e quella respiratoria. Ma non esistono evidenze che rinunciarvi alzi i rischi di incappare nel carcinoma maschile, o di soffrire di malattie cardiache. Nessun rischio, inoltre, che chi mantiene la verginità ad oltranza, salti una fase della vita e rimanga, per certi versi, un adolescente. Di fatto, rinuncia all’esplorazione di una parte di se stesso, alla conoscenza del piacere, sia autoprocurato che dato dalla relazione, e al confrontarsi  e al crescere con un partner  anche su un piano particolarmente intimo. Questo può influire anche sui legami non sessuali e diventare addirittura un problema, soprattutto quando non è una vera scelta, ma è dettata magari da una recondita paura della penetrazione, o se viene subita, magari perché imposta dal partner, o si è vissuto un rapporto difficile che ha castrato ogni desiderio di intimità. Infatti, ci si priva forzatamente di un’esperienza desiderata e nelle relazioni con gli altri si è totalmente provvisti di un argomento di confronto, appunto la sessualità, che oggi anche le donne condividono tra di loro. Altro discorso riguarda invece le persone asessuali che hanno  una totale mancanza di attrazione fisica verso gli altri, o comunque la mancanza di pulsioni verso l’attività sessuale. Oggi la scienza considera l’asessualità come il quarto orientamento sessuale al pari dell’eterosessualità, l’omosessualità e la bisessualità. In questo caso non si tratta di scelta, ma di un modo di essere, che può avere anche sfumature diverse, e non rappresenta una forma di disturbo”. 

 

In allarme se… 

Il rinunciare al sesso diventa invece spia di una psicopatologia quando diventa una fobia e quindi una vera e propria avversione per tutta la sfera sessuale. “Nulla a che vedere con la semplice paura della penetrazione: si tratta di un vero e proprio disgusto, di un’ ansia incontrollabile  e di un nervosismo che scattano al solo pensiero di avere un contatto sessuale”, spiega la psicoterapeuta. “Il tutto si traduce in un evitamento ad oltranza, anche mentale, dell’idea di ogni intimità fisica e di ogni immagine legata al sesso. A volte questo rifiuto può essere dovuto a traumi infantili, magari legati ad abusi o molestie o, anche se oggi più di rado, a sensi di colpa dovuti ad una visione negativa della sessualità trasmessa attraverso l’educazione, o la religione. Per tornare ad avere una vita serena è quindi necessario ricorrere a cure mirate: un ciclo di psicoterapia cognitivo-comportamentale, per meglio gestire i pensieri disfunzionali legati alla sessualità, associato a sedute di terapia sessuale, ovvero incontri finalizzati a ristabilire un contatto equilibrato con il proprio corpo , il proprio desiderio e il proprio piacere, in modo da poterli poi pian piano condividere anche con un partner”.       

                   

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