Per il Dottore la nuova ricetta è “Green Social”

di Anna Benedetto

Siamo sempre più connessi a Internet e al Metaverso e sempre più ‘disconnessi’ dalla Natura. È questo il paradosso della contemporaneità, che ha però ricadute importanti sulla nostra salute.

Al punto che, sulla scia delle iniziative terapeutiche post Covid,  ad affermarsi a livello internazionale è il “Green Social prescribing”.

La “prescrizione sociale verde” è la pratica, adottata dai sistemi sanitari locali,  di sostenere le persone a impegnarsi in interventi e attività all’aperto, a contatto con la natura, per migliorare la loro salute mentale e fisica. 

Si tratta di veri e propri piani terapeutici basati su un approccio “One Health“, un modello sanitario basato sul riconoscimento che la salute umana, la salute animale e la salute dell’ecosistema siano legate indissolubilmente.

Progetto VeBS – la “Ricetta Verde e Blu” per il benessere in Italia

Sono molti i progetti finanziati da Unione Europea e PNRR che integrano gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: un programma d’azione che mette sullo stesso piano il benessere umano e del pianeta. 

Lo scorso 5 Aprile è stato presentato a Roma il Progetto VeBS – Il buon uso degli spazi verdi e blu per la promozione del benessere e della salute – finanziato, dal 2023 al 2026, dal Piano Nazionale degli Investimenti Complementari (PNC) al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), di cui il di cui il Ministero della Salute, Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria è l’ente attuatore.

Le infrastrutture verdi (parchi, giardini) e blu (canali, fiumi e specchi d’acqua) forniscono diversi servizi ai cittadini la cui importanza è stata recentemente riconosciuta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), tuttavia la creazione di nuove aree e la gestione stessa di quelle esistenti non tiene conto dei potenziali impatti positivi e negativi che possono avere sul benessere dei cittadini e sullo stato di salute fisica e/o mentale o sulla l’insorgenza di malattie.

Il progetto VeBS, coordinato dalla Regione Calabria con il coinvolgimento di 9 Unità Operative (in Emilia-Romagna, Lazio, Abruzzo e Calabria), mira a colmare questa lacuna attraverso lo studio dei benefici sulla salute derivanti dalla fruizione consapevole di tali aree.

Video di presentazione del progetto https://youtu.be/jJ37XBIY8aY?si=tFOT2g4fHWvz_-b6

L’esposoma: quando il “Verde speranza diventa…verde salute”

Secondo le linee guida dei Centers for disease control and prevention USA  (https://health.gov/healthypeople/priority-areas/social-determinants-health) lo stato di salute delle persone sarebbe condizionato da determinanti sociali di salute (SDOH) in questa proporzione: per il 50% dai loro comportamenti e dal loro stile di vita, per un 20% da fattori ambientali, per un 20% da fattori genetici e solo per il 10% dall’ assistenza sanitaria. Si tratta di un modello in cui stili di vita ed ‘ambiente’ tagliano il 70% della torta, oltre a rispecchiare l’enfasi che negli USA viene posta nella responsabilità individuale nei confronti della salute e delle malattie. 

Del resto, l’associazione tra benessere e ambiente era già nota dal 1986, quando la Carta di Ottawa per la promozione della salute affermava che i legami inestricabili tra le persone e il loro ambiente sono alla base dell’approccio socio-ecologico alla salute. 

Più recente è il concetto di ‘esposoma’ – definito nel 2005 dall’epidemiologo Christopher Wild – al fine di indicare la globalità dell’esposizione ambientale a partire dalle origini della vita.

Anche in Italia la comunità scientifica aveva messo in evidenza, sul Vol. 18 N.1 di Politiche Sanitarie del 2017 (https://www.politichesanitarie.it/archivio/2698/articoli/27587/), la necessità di garantire l’inclusione del “contatto con la natura” all’interno delle strategie per la promozione della salute e di considerare i parchi come una risorsa fondamentale per la salute nella prevenzione delle malattie delle popolazioni urbane in tutto il mondo.

Sono numerosi gli studi che, a livello globale, hanno analizzato il rapporto tra uomo, ambiente e salute, considerando il dato ambientale in cui un individuo vive e cresce, tra i determinanti sociali.

I residenti dei quartieri con disponibilità di spazi verdi hanno una migliore salute percepita, conducono maggiore attività fisica, hanno una minore morbosità e una longevità superiore. Inoltre, hanno comportamenti meno aggressivi e le loro abitazioni sono associate a episodi criminali in maniera inferiore. L’esposizione a spazi verdi può anche avere un impatto sulle disuguaglianze urbane e socioeconomiche della salute, oltre ad avere capacità di rimozione dall’aria di agenti inquinanti. 

Il contatto con la natura ha un impatto positivo su patologie cronico-degenerative, quali tumori, patologie mentali e cardiovascolari. 

Il fenomeno del ‘Green social Prescribing’ a livello internazionale

La pandemia di SARS-CoV-2 ha riportato all’attenzione il nesso salute-ambiente,  stimolando i sistemi sanitari mondiali ad integrare il legame con la natura nel processo terapeutico. 

In Inghilterra c’è stato un investimento da parte del governo britannico di oltre 5 milioni di sterline per il recupero post-pandemico, focalizzandosi sugli spazi verdi. 

Oltre a questo, sono stati stanziati ulteriori finanziamenti per un vasto programma di prescrizione sociale, per facilitare il contatto tra i pazienti e gli “operatori di collegamento” – sia sanitari che volontari – e favorire bisogni ed interventi di assistenza personale. Questo programma promuove interventi comunitari (‘social’) e di volontariato, come passeggiate di gruppo e supporto negli orti comunitari e nelle attività di preservazione ambientale. Un simile approccio ecologico sta guadagnando terreno anche in altre parti del mondo, come negli Stati Uniti e in Canada oppure Giappone, dove lo shinrin-yoku (bagno nella foresta) è recentemente diventato una strategia sanitaria nazionale.

Natura: terapia per il benessere del cervello e la salute mentale

La natura terapeutica della natura su cervello e salute mentale è stata recentemente definitivamente sancita dalla pubblicazione su The Lancet di uno studio longitudinale della durata di 10 anni su 2 milioni di adulti gallesi  (https://www.thelancet.com/journals/lanplh/article/PIIS2542-5196(23)00212-7/fulltext).

Lo studio ha evidenziato che la vicinanza a spazi verdi o blu è associata a una migliore salute mentale, con un aumento del 10% nella probabilità di ansia e depressione ogni 360 metri di distanza da questi ambienti naturali.

Un altro studio (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1053811920307114) ha dimostrato che gli adolescenti cresciuti esclusivamente in ambienti rurali (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1053811920307114mostrano vantaggi cognitivi rispetto a quelli cresciuti in città, con un ippocampo più sviluppato e migliori capacità di elaborazione spaziale

Mentre un’altra ricerca pubblicata su Nature (https://www.nature.com/articles/s41380-022-01720-6) indica che anche brevi periodi trascorsi nella natura hanno effetti positivi sul cervello, riducendo l’attività dell’amigdala correlata allo stress negli adulti. 

Secondo altri studi (https://besjournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/pan3.10601), una “immersione” nel mondo bucolico influisce in modo positivo anche sulla percezione del tempo umano, “rimodellando” in un’ottica più positiva la concezione del passato, del presente e del futuro, con meno attenzione a una prospettiva unica. 

“La percezione del tempo – spiega l’autore Ricardo A. Correia, biologo e ricercatore presso l’Università di Helsinki in Finlandia – negli esseri umani è davvero complessa e sfaccettata. Il modo in cui diamo un senso al tempo non è direttamente collegato a nessun organo sensoriale, ma piuttosto passa attraverso una serie di processi cognitivi, emotivi e corporei, che variano da persona a persona”.

Lo stile di vita “urbano”, frenetico e sovra-stimolante, porta ad una percezione del tempo a sua volta più serrata e limitante. L’habitat naturale invece rimodella la percezione in un’ottica più “lenta” e funzionale al benessere generale.

“Se siamo sempre esposti a stili di vita frenetici, diventiamo in sintonia con essi e rimaniamo intrappolati in un ciclo senza fine”. Questo ciclo può essere interrotto, ha spiegato Correia, aumentando l’esposizione agli ambienti naturali. Questo porta a emozioni positive, un senso di essere nel presente e un maggiore senso di consapevolezza, che aiutano a mitigare i risultati di salute fisica e mentale comunemente associati alla scarsità di tempo.

https://mohre.it

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