Piscine sotto accusa: cloro troppo alto e intossicazioni, cosa sapere

Serena Santoli

“Fuga di cloro in una piscina a Cordenons: sette persone intossicate, evacuata la struttura”. PordenoneToday.it
“Roma, 5 bambini intossicati dal cloro dopo il bagno in piscina (poi sequestrata): il più grave in terapia intensiva. «Episodi sempre più frequenti»”. ansa.it 

Notizie che inquietano, soprattutto in questi giorni di caldo intenso, quando le piscine diventano rifugio prediletto per famiglie e bambini. Eppure, proprio questi luoghi di svago e refrigerio stanno finendo sotto i riflettori per motivi ben diversi dalla leggerezza estiva: il rischio di esposizione accidentale a sostanze chimiche come il cloro. Ma quali sono i segnali da non sottovalutare e cosa fare se ci si trova coinvolti in situazioni del genere? Lo abbiamo chiesto a Carlo Locatelli past president della Società Italiana di Tossicologia (Sitox) e responsabile della UO Tossicologia del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, Centro Nazionale di Informazione Tossicologica.

«Il cloro è una sostanza utilizzata da sempre: basti pensare che, in condizioni normali, viene impiegato per disinfettare l’acqua e renderla potabile attraverso la clorazione. Insomma, ha una funzione fondamentale per l’uomo. Ma proprio per la sua potenza come agente irritante, è stato utilizzato anche come arma chimica. Immagini una bomba che rilascia cloro: si creano altissime concentrazioni nell’aria, capaci di provocare gravi irritazioni e rendere le persone inabili a reagire». 

Lo stesso cloro ampiamente usato nelle piscine è anche molto presente in ambito domestico. Ed è proprio in casa che si verificano alcuni degli episodi più comuni di esposizione accidentale, spesso legati a un uso scorretto dei prodotti per la pulizia.

«Il caso più frequente – che chiamiamo, senza alcuna discriminazione, “l’intossicazione della casalinga super pulita” – si verifica quando si mescolano detergenti diversi, contenenti sostanze chimiche incompatibili. Ad esempio, un prodotto a base di candeggina (che contiene cloro) combinato con un disincrostante acido, può generare una reazione chimica che libera cloro gassoso. Basta un lavandino otturato: si prova prima con la candeggina, poi magari con l’acido muriatico o solforico, e il risultato è una nube tossica, visibile anche sotto forma di fumo».

Le indicazioni d’uso sono chiare e presenti su tutte le etichette: evitare di respirare i vapori, non mescolare prodotti diversi, usare con cautela. Eppure, nella routine quotidiana, può capitare di sottovalutare questi avvertimenti, magari per distrazione o per la convinzione che si tratti di gesti innocui. Ma le conseguenze, come spiega Locatelli, possono essere serie: «È un errore molto comune – prosegue Locatelli – e purtroppo anche molto pericoloso. Non a caso, sulle etichette è sempre indicato di non respirare i vapori e di evitare di miscelare prodotti diversi. Ma in molti casi, per fretta o disattenzione, si ignora il rischio. Fatalità, l’effetto è simile a quello che si verifica in piscina quando c’è una concentrazione anomala di cloro: una nube irritante, che può provocare sintomi respiratori anche gravi».

Tornando al tema delle piscine, la domanda che molti si pongono è inevitabile: esiste un protocollo da seguire per garantire la sicurezza di chi le frequenta?  

 «Le problematiche legate all’uso del cloro in piscina possono riguardare sia gli operatori che gestiscono gli impianti sia i bagnanti. I casi più gravi si sono verificati tra gli addetti alla manutenzione, soprattutto durante il caricamento dei serbatoi che contengono prodotti chimici a base di cloro. In alcune strutture, ad esempio, per trattare grandi volumi d’acqua si usano contenitori da decine di litri: se durante questa operazione non si usano le giuste precauzioni – come tenersi a distanza o indossare mascherine – può verificarsi una reazione chimica che libera cloro in forma gassosa. Il risultato è una nube irritante che può colpire le vie respiratorie, gli occhi e, in misura minore, la pelle, provocando tosse, bruciore e difficoltà respiratorie.

Un altro tipo di rischio riguarda l’uso scorretto o il malfunzionamento degli impianti di dosaggio graduale dispensazione automatica del cloro. Se, ad esempio, la pompa che regola l’immissione del prodotto si guasta o viene impostata in modo errato, può finire troppo cloro nell’acqua. In questi casi, chi si tuffa in piscina può avvertire subito fastidi: l’odore intenso del cloro, bruciore agli occhi, irritazione delle mucose, tosse. Sono effetti transitori ma spiacevoli, che indicano un’esposizione eccessiva.

Va detto che le quantità di cloro da utilizzare nelle piscine – pubbliche o private – sono regolate da dosi ben precise, calcolate in base al volume dell’acqua. Il momento in cui si aggiunge il prodotto, però, fa la differenza. Idealmente, il cloro dovrebbe essere immesso la sera, a impianto chiuso, in modo che possa disperdersi prima dell’apertura al pubblico. Purtroppo capita che venga aggiunto al mattino, poco prima dell’arrivo dei bagnanti, e se le dosi sono elevate o il sistema non funziona correttamente, può causare fastidi.

Nel caso dei bambini intossicati recentemente – pur non conoscendo i dettagli esatti dell’episodio – si è parlato di una “macchia gialla” visibile in acqua: questo potrebbe indicare un accumulo anomalo di prodotto, versato manualmente o finito accidentalmente in grande quantità nella vasca. Se ci si accorge di un odore troppo forte o si nota un cambiamento visibile nell’acqua – come appunto una macchia – è importante evitare di entrare in piscina e avvisare subito il personale».

Anche senza entrare in acqua, ci sono segnali che possono metterci in guardia: odori forti, residui visibili, un’acqua che “non sembra a posto”. È importante saperli riconoscere e non sottovalutarli, soprattutto nei momenti in cui la piscina è appena stata trattata con i prodotti chimici. L’esperto chiarisce:

«Può capitare, ad esempio, di entrare in una piscina che ha appena chiuso, magari stanno già rifornendo il serbatoio con il prodotto che rilascia lentamente cloro. Non è cloro puro, ma si tratta comunque di sostanze che nell’aria si percepiscono con un odore pungente, caratteristico. È quell’odore che spesso ci fa dire: “che fastidio”, e istintivamente ci allontaniamo.

Ecco, è proprio il comportamento giusto. Quando si avverte quell’odore forte di cloro – anche se dire “evapora” non è tecnicamente corretto – è bene evitare di tuffarsi o stazionare nei pressi della vasca. Probabilmente il bambino coinvolto è stato spinto dalla curiosità, ma io personalmente non mi butterei mai in acqua se vedessi una chiazza sospetta.

C’è poi un’altra questione, spesso sottovalutata: molte persone possono essere asmatiche senza saperlo. In presenza di un irritante forte come il cloro, un soggetto asmatico può sviluppare una crisi respiratoria acuta. Quello che succede è una broncocostrizione: i bronchi si chiudono, la respirazione si fa difficile, e nei casi più gravi si può arrivare all’arresto respiratorio.

Probabilmente è quello che è successo al bambino più grave: una reazione asmatica intensa. Gli altri bambini forse hanno inalato meno sostanza irritante, oppure non erano predisposti a quel tipo di reazione. Ma l’effetto, quando c’è sensibilità alle vie respiratorie, può essere immediato e serio».

 

Rischi da ingestione accidentale (soprattutto in casa)

L’ingestione di candeggina o altri prodotti a base di cloro, anche in piccole dosi, può causare gravi ustioni interne. In ambito domestico:

  • Non travasare mai prodotti chimici in contenitori per alimenti (es. bottiglie di plastica o bicchieri)
  • Conserva i prodotti per la pulizia fuori dalla portata dei bambini.
  • Leggi sempre le etichette: spesso è indicato chiaramente di non miscelare e di non respirare i vapori.

 Per chi gestisce o lavora in piscina

  • Utilizzare mascherine e protezioni durante la ricarica dei serbatoi di cloro.
  • Evitare di aggiungere i prodotti durante l’orario di apertura al pubblico.
  • Seguire scrupolosamente le dosi raccomandate e fare manutenzione regolare a pompe e impianti di dosaggio.
  • In caso di perdite, malfunzionamenti o dosaggi anomali, interdire immediatamente l’accesso alla vasca.

In sintesi:

  • Non entrare in acqua se qualcosa appare o “puzza” strano.
  • Meglio attendere, segnalare e, se serve, farsi controllare.
  • Fidati del naso e del buon senso: se dà fastidio, evita.

 

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