Posa quella saliera! Riduzione del rischio cardiovascolare sino al 23%

Redazione

Un recente studio ha rivelato una connessione tra l’abitudine di aggiungere sale al cibo e il rischio di malattie cardiovascolari, includendo insufficienza cardiaca e cardiopatia ischemica. Condotta su una vasta scala di 176.570 adulti iscritti al database Biobank del Regno Unito, questa ricerca ha svelato risultati significativi che potrebbero informare le pratiche alimentari e le strategie di prevenzione. Insomma resistere alla tentazione di aggiungere sale al cibo potrebbe essere una ulteriore strategia di riduzione del rischio.

È rilevante notare che l’aggiunta di sale agli alimenti, spesso praticata a tavola, è un comportamento diffuso in alcuni paesi occidentali, ma è modificabile attraverso l’educazione sanitaria e perché no, al gusto. Spesso infatti aggiungere il sale è una facile scorciatoia per rendere i piatti più gustosi, mentre è più salutare rendere sapide le pietanze con un mix di spezie e aromi. Ma quello salato è anche un gusto gratificante che attiva i centri del piacere cerebrali e che può diventare ‘irrinunciabile’.

I risultati dello studio indicano che una minore frequenza di aggiunta di sale agli alimenti è strettamente correlata a una diminuzione del rischio di eventi cardiovascolari totali, anche dopo l’adeguamento per le variabili di riferimento e per la dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension). Rispetto ai partecipanti che hanno costantemente aggiunto sale al cibo, coloro che lo hanno fatto di solito hanno sperimentato una riduzione del 19% del rischio cardiovascolare, mentre chi ha aggiunto sale occasionalmente ha registrato una riduzione del 21%. Quelli che hanno raramente o mai aggiunto sale hanno goduto della più significativa riduzione del 23% del rischio.

Particolarmente interessante è stato il riscontro che i partecipanti che hanno adottato una dieta in stile DASH e hanno ridotto l’aggiunta di sale hanno mostrato il minor rischio cardiovascolare in assoluto. Questo dato rafforza l’importanza non solo di ridurre l’assunzione di sodio, ma anche di adottare una dieta complessivamente più sana.

I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati nel numero di dicembre del Journal of the American College of Cardiology.

Gli autori dello studio spiegano che, nonostante le prove a sostegno del legame tra l’assunzione elevata di sodio e l’ipertensione siano convincenti, gli studi epidemiologici precedenti hanno prodotto risultati contrastanti sulla relazione tra l’assunzione di sodio e le malattie cardiovascolari nel complesso. Una delle ragioni di ciò è stata la mancanza di metodi validi per valutare l’assunzione di sodio a lungo termine.

Il recente Salt Substitute and Stroke Study (SSaSS) su larga scala ha dimostrato che l’uso di un sostituto del sale può portare a benefici significativi in termini di eventi cardiovascolari, soprattutto in popolazioni asiatiche. Inoltre, diversi studi precedenti hanno suggerito che la frequenza dell’aggiunta di sale agli alimenti può essere un indicatore utile dell’assunzione individuale di sodio nella dieta occidentale, anche se nessuno studio aveva ancora valutato questa abitudine in relazione al rischio cardiovascolare in coorti prospettiche.

https://mohre.it

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*