Preservativi contraffatti scoperti in Europa: allarme dell’Ufficio Antifrode dell’UE
L’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode (OLAF) ha smascherato una rete di traffico che distribuiva preservativi contraffatti in Europa, mettendo a rischio la salute sessuale di migliaia di cittadini. Oltre 200.000 preservativi provenienti dalla Cina — dichiarati falsamente come giocattoli per eludere i controlli — sono entrati nel mercato UE senza rispettare gli standard di qualità richiesti, esponendo i consumatori al rischio di infezioni sessualmente trasmissibili, gravidanze indesiderate e sostanze o materiali potenzialmente pericolosi.
Gli italiani predicano bene ma razzolano male, specialmente quando si tratta di indossare il preservativo: l’86% degli italiani sa che i condom sono lo strumento fondamentale per la salute sessuale ma all’atto pratico le indagini dicono che li usano il 65% dei giovani. Dato che ritengo sovrastimato, che nei questionari si mente spesso e volentieri. Quindi facciamo che lo usa il 50% e non se ne parli più. Poi aggiungiamo che tra quelli che lo usano alcuni sbagliano la misura, altri lo indossano male o in maniera impropria (succede al 18%) e che in altri casi il preservativo si danneggia (è comunque lattice, non amianto). Lo scenario diventa un percorso di guerra che lascia vittime sulla strada: donne e uomini con malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate. Va detto comunque che se usati correttamente fanno il loro lavoro e il ‘tasso di fallimento’ è intorno al 2%.
In Europa i preservativi sono classificati come dispositivi medici e devono soddisfare requisiti rigorosi in termini di sicurezza sanitaria: controllo della contaminazione microbica, biocompatibilità, resistenza alle perdite, dimensioni corrette, durata e stabilità nel tempo. I prodotti contraffatti cinesi non rispettavano nessuno di questi criteri. I dispositivi in questione sono quindi non sicuri e pericolosi.
I lotti sequestrati — per un valore complessivo di oltre 200.000 euro — sono stati intercettati in Romania, Serbia e Spagna. Secondo l’OLAF, i prodotti venivano venduti in Europa utilizzando indebitamente il nome e il logo di un marchio noto. Non sono stati inoltre resi noti i luoghi di vendita né il numero esatto di preservativi effettivamente giunti ai consumatori. Quindi non possiamo confermare ne escludere che siano arrivati anche in Italia.
Un portavoce dell’ufficio ha spiegato alla testata Euronews Health che è difficile fornire dati precisi “data la natura delle reti illecite” e che, essendo arduo tracciare i prodotti contraffatti, risulta altrettanto difficile informare direttamente i singoli consumatori che potrebbero averli acquistati. Lo facciamo noi, dalle pagine del MOHRE, ormai con un afflato internazionale.