Procreazione assistita tra i diritti giuridici e i doveri della ricerca scientifica

L’Associazione Luca Coscioni fa il punto in Parlamento

di Anna Benedetto

Si è svolta oggi presso la sala stampa della Camera dei Deputati la conferenza stampa “20 Anni di Legge 40: Cosa è Stato Fatto, Cosa C’è Ancora Da Fare organizzata dall’Associazione Luca Coscioni e dall’Onorevole Benedetto Della Vedova. 

L’evento ha portato nelle aule istituzionali le testimonianze delle persone colpite dai divieti della Legge 40 sulla fecondazione assistita, che presenta ancora molti limiti discriminatori che vanno contro il diritto alla salute e alcune libertà fondamentali sancite dalla nostra Costituzione.

Il motto e l’eredità di Luca Coscioni recita “Dal corpo delle persone al cuore della politica” perché – da inizio a fine vita – l’intento è sempre stato quello di promuovere la libertà di scelta, informata e consapevole.

Dalle piazze, ai banchi dei tribunali, alle aule istituzionali: è questo l’iter “naturale” – che molto spesso di naturale non ha nulla – a cui sono abituati gli attivisti della Fondazione Luca Coscioni nella loro attività di promozione e difesa dei diritti e delle libertà dell’individuo e della ricerca scientifica. In 20 anni dalla sua messa in vigore, questa legge è stata smontata pezzo per pezzo adattandola il più possibile alle esigenze del “paese reale”,  grazie alle iniziative condotte su ognuno di questi fronti.

Dalla legge, al referendum, all’iter giuridico 

Il 10 febbraio 2004 veniva approvata dal Parlamento la legge 40 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”. La legge consente di accedere alla PMA (procreazione medicalmente assistita) alle sole coppie maggiorenni sterili di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi. L’infertilità o la sterilità della coppia devono essere certificate dal medico.

La fecondazione assistita è invece preclusa ai single, alle coppie omosessuali e sono sconsigliati i trattamenti a soggetti con più di 50 anni, così come è vietata la fecondazione post-mortem (del padre).

Nel 2005 (il 12 e 13 giugno) i Radicali Italiani promuovevano un referendum popolare sull’abrogazione di buona parte dei divieti che andavano contro il diritto alla salute. Non fu raggiunto il quorum ma l’80% di chi votò scelse di cancellare le proibizioni sulla fecondazione assistita e sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Negli anni l’Associazione Luca Coscioni ha attivato giurisdizioni nazionali e internazionali rendendo possibile:

1. la fecondazione di più di tre gameti cancellando l’obbligo di contemporaneo impianto,

2. la fecondazione eterologa,

3. l’accesso alla PMA per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche.

Restano il divieto di ricerca scientifica sugli embrioni non idonei per una gravidanza, su cui il Parlamento è stato chiamato a legiferare nel 2016 dalla Consulta, la discriminazione di accesso alle tecniche e la disuguaglianza tra Regioni. Gli sforzi attuali sono rivolti a chi  per diventare genitore han bisogno di accedere alla gravidanza solidale per altri, senza commercializzazione, con garanzie e tutele di tutti i soggetti coinvolti. Una proposta di legge elaborata da Filomena Gallo e altre associazioni è attualmente depositata in Parlamento, a firma Riccardo Magi (alla Camera) e Ivan Scalfarotto (Senato).

Ecco il bilancio di Filomena Gallo, avvocata e segretaria dell’Associazione Luca Coscioni: «Sono trascorsi 20 anni, molti governi e legislature sono cambiati, ma non è mai il momento di parlare di una riforma della legge che ci vedeva secondi solo al Costa Rica per numeri e qualità dei divieti nell’applicazione di tecniche che ‘consentono’ – così dice la legge – la fecondazione medicalmente assistita per provare ad avere un figlio» .

La legge 40 per più volte è finita davanti ai tribunali e davanti ai giudici della Corte Costituzionale grazie ai suoi divieti. Secondo le motivazioni dei Giudici la legge viola in più punti la carta costituzionale: il principio di uguaglianza, il diritto di autodeterminazione (che ha visto anche la condanna da parte dell’Europa), dell’accesso alle cure, il diritto a fare famiglia dei single e delle coppie omogenitoriali, l’accesso alla tecnica eterologa. Sancisce il divieto di accesso a persone fertili ma portatrici di patologie genetiche e il divieto di utilizzare un determinato numero di gameti per ottenere un numero di embrioni necessari a una gravidanza. 

La Legge 40 imponeva il trasferimento in un’unica volta di tutti gli embrioni prodotti (con iniziale divieto di crioconservazione) con un aumento del 3%, qui in Italia, di gravidanze a rischio (plurigemellari) e un conseguente calo delle gravidanze. Una cosa che non è mai accaduta nel resto di Europa perché la PMA è normata in maniera diversa.

«Non finirò mai di ringraziare – continua l’avvocata dell’Associazione – le tante coppie che in questi anni ho difeso dalla legge 40, perché hanno deciso di dire no a una legge che impediva loro di diventare genitori. Grazie alle conquiste raggiunte con l’intervento della Corte costituzionale dal 2010 ogni anno nascono circa 14.000 bambini che altrimenti non sarebbero mai nati. Continueremo a ricorrere ai tribunali per eliminare gli ultimi divieti».

Libertà di cura e di ricerca scientifica

Le testimonianze delle persone che sono intervenute a parlare alla conferenza stampa hanno messo in evidenza in maniera tangibile i limiti ed i costi – non solo in termini economici ma anche di salute psico-fisica – di questi divieti. 

Maurizio Fravili, 68 anni, affetto da patologia degenerativa incurabile, è una delle tante persone che potrebbe beneficiare della ricerca. Ha scoperto di avere il Parkinson nel 2019, per via di alcuni accertamenti: una malattia colta nella fase iniziale, senza ancora compromissioni cerebrali. Venuto a conoscenza dell’esistenza di un progetto di ricerca sperimentale a base di cellule staminali embrionali, condotto da Malin Parmar e Agnete Kirkeby, chiede nel 2023 di farne parte.

Il progetto è aperto esclusivamente  a  pazienti inglesi e svedesi. Maurizio pertanto ha inviato una lettera al Ministro della Salute e alla Ministra della Ricerca per chiedere di rimuovere il divieto di donazione alla ricerca scientifica degli embrioni non idonei per una gravidanza, perchè ribadisce: «Questo divieto toglie la speranza di trovare una cura definitiva per tutte quelle patologie oggi incurabili come il Parkinson».

L’Associazione Luca Coscioni sta promuovendo diversi ricorsi giudiziari, a sostegno delle coppie che hanno embrioni crioconservati non idonei a una gravidanza, affinché il tribunale li autorizzi a donarli ai centri di ricerca italiani.

Altra risorsa importante per la ricerca scientifica è costituita dalle cellule sperimentali embrionali umane. Si tratta di cellule progenitrici non differenziate in grado di svilupparsi in cellule «mature» prescelte che, terminato il processo di maturazione, assumono una funzione specifica in tessuti od organi.

Come ha spiegato in collegamento il Prof. Michele De Luca, ordinario nel Dipartimento di Scienze della Vita e Direttore del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia: «Quando si fa la fecondazione assistita, anche in vitro, si forma quella che si chiama la “blastocisti”, che avviene prima dell’impianto in utero e prima della formazione dell’embrione. Questa blastocisti (che è quello che viene congelato) al suo interno ha un ammasso di cellule che sono tutte uguali tra di loro e sono le famose “cellule staminali embrionali”. Si tratta quindi non di un individuo – perché le cellule possono essere divise e la blastocisti va avanti comunque –  ma di un gruppo di cellule tutte uguali che possono essere congelate e riutilizzate. La ricerca scientifica oggi è in grado di riprodurre in laboratorio, partendo da queste cellule staminali, qualsiasi altra cellula del corpo umano. In questo momento, ci sono 36 sperimentazioni cliniche in atto nel mondo che utilizzano cellule staminali embrionali – la maggior parte condotte in USA – per varie patologie».

Omogenitorialità e diritti negati in patria

Ludovica Zelli, logopedista e psicologa, racconta i paradossi e le conseguenze di questo divieto per le famiglie omogenitoriali come la sua.

In Italia le coppie omogenitoriali non possono avere figli con queste tecniche di PMA (come inseminazione artificiale, donazioni ovuli, ecc), devono andare all’estero. Il paradosso è che questi bambini in Italia però saranno “figli” di uno solo dei genitori, mentre per l’altro risulterà un estraneo.

Anche quando – come nel suo caso – il figlio ha il 50% del tuo patrimonio genetico. Questo perché Ludovica e la sua compagna, 10 anni fa, sono andate in Spagna per una fecondazione in vitro, avvenuta con un suo ovulo ed il seme di un donatore. L’embrione è stato poi impiantato nell’utero della sua compagna.

Al ritorno in Italia, il bambino risulterà legalmente figlio della compagna, perché lo ha partorito. 

«Oggi – denuncia Ludovica – dopo quasi 7 anni dalla nascita di nostro figlio io non sono riconosciuta come madre dalla legge, non sono indicata sul suo atto di nascita e per qualunque procedura sanitaria e amministrativa deve occuparsene esclusivamente l’altra madre.

Io che mi occupo quotidianamente del benessere fisico, emotivo, educativo di mio figlio per lui non sono nessuno e lui non è nessuno per me. Noi non siamo nessuno in questo stato. Subiamo una grande ingiustizia».

Maria Sole Giardini, affetta dalla sindrome di Rokitansky (nata senza utero ma fertile in quanto produce ovociti, e quindi di fatto impossibilitata a portare avanti una gravidanza) e Christian De Florio e Carlo Tumino (“Papà per scelta”), genitori grazie alla gravidanza per altri negli Stati Uniti, hanno parlato delle loro storie, quindi del divieto di accedere alla gravidanza per altri, in Italia considerato “reato universale”. 

«L’Italia – lamenta Carlo –  secondo i dati ILGA Europe, sul tema dei diritti della comunità LGBTQIA+ si posiziona solo al trentaquattresimo (su 49 Paesi) posto in Europa. Una vergogna».

Julian e Sabastian, i loro gemelli eterozigoti, sono nati nello stato del NEVADA, in USA, tramite gravidanza per altri (GPA) e a breve compiranno 6 anni.

«Krista, la nostra gestante (o belly mommy – mamma di pancia come la chiamano i nostri figli) – racconta Christian –  è una ragazza americana, cristiana, conservatrice, che ha avuto la possibilità di avere tre figli naturalmente. Ci ha scelti lei, dopo diversi incontri con altre coppie di genitori intenzionali. La prima volta che l’abbiamo incontrata, le abbiamo chiesto perché avesse fatto questa scelta. E lei ci ha risposto che donare la vita è il dono più prezioso, e che l’amore per i suoi figli è il più puro e profondo, voleva rendersi utile, aiutare altre persone, come noi, a crearsi una famiglia. Noi abbiamo dato un volto e compreso il significato di quell’amore profondo e puro quando abbiamo preso per la prima volta in braccio Julian e Sebastian».

L’Associazione Luca Coscioni ha depositato in Parlamento una legge per regolamentare la gravidanza per altri solidale

Le richieste di cui si è fatta portavoce l’Associazione Luca Coscioni 

Attraverso una lettera al Ministro della Salute l’Associazione ha richiesto:

  • di aggiornare i livelli essenziali di assistenza (LEA) con anche l’inserimento delle indagini diagnostiche sull’embrione e prevedere un rimborso spese per le donatrici di gameti.
  • di fornire dati aggiornati e disaggregati in relazione al Registro nazionale PMA 
  • un censimento del numero degli “embrioni non idonei a una gravidanza” e attualmente crioconservati presso i Centri di procreazione medicalmente assistita
  • di conoscere il destino degli embrioni crioconservati e che risultano in stato di abbandono in virtù di decreto ministeriale del 4 agosto 2004
  • una proposta di legge per la regolamentazione della Gravidanza per altri Solidale.

«Sono trascorsi vent’anni dall’entrata in vigore della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita ma sono ancora tante le criticità presenti, oltre ai divieti ancora in vigore, che impediscono a molte persone di diventare genitori e fare famiglia, e a tante altre di beneficiare dei progressi della ricerca su patologie incurabili. Per questo chiediamo al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, di intervenire su alcuni aspetti che, nelle sue funzioni, potrebbe risolvere senza l’intervento del Parlamento. Chiediamo dunque di aggiornare i LEA con anche l’inserimento delle indagini diagnostiche sull’embrione e che sia previsto un rimborso spese per le donne che con un atto di solidarietà sono disponibili a donare i propri gameti, esattamente come avviene nei paesi da cui i centri italiani importano gli ovociti che sono utilizzati per le tecniche eterologhe nel rispetto del divieto assoluto di commercializzazione, vigente in tutta Europa. Chiediamo di modificare il Decreto che governa la raccolta dati del Registro Nazionale PMA per fornire dati aggiornati e disaggregati per il ciclo di PMA, di censire il numero degli embrioni non idonei a una gravidanza e attualmente crioconservati presso i Centri di procreazione medicalmente assistita e di conoscere il destino degli embrioni crioconservati e che risultano in stato di abbandono», hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente avvocata segretaria nazionale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, nella lettera che hanno inviato al Ministro Schillaci. 

Perché i tempi della politica sono notoriamente lunghi, ma i diritti che riguardano la vita (e la morte) delle persone non hanno altrettanto tempo per aspettare.

https://mohre.it

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