Resistenza agli antibiotici, l’UE rinforza la stretta

Redazione

L’Unione Europea (UE) ha da alcuni anni adottato una serie di misure per intensificare la lotta all’antibiotico resistenza. Ecco alcuni dei principali approcci:

  1. Piano d’azione per la lotta all’antibiotico resistenza: Nel 2011, l’UE ha adottato un piano d’azione per la lotta all’antibiotico resistenza, che stabilisce una serie di misure e obiettivi per ridurre l’uso indiscriminato di antibiotici negli esseri umani e negli animali, migliorare la sorveglianza dell’antibiotico resistenza e promuovere la ricerca e lo sviluppo di nuovi antibiotici.
  2. Sorveglianza dell’antibiotico resistenza: L’UE ha creato una rete di sorveglianza dell’antibiotico resistenza chiamata European Antimicrobial Resistance Surveillance Network (EARS-Net). Questa rete raccoglie dati sull’antibiotico resistenza dai paesi membri e li utilizza per monitorare e analizzare la diffusione dei ceppi batterici resistenti agli antibiotici.
  3. Regolamentazione sull’uso degli antibiotici negli animali: L’UE ha introdotto normative rigorose sull’uso degli antibiotici nell’allevamento di animali destinati al consumo umano. Ci sono limiti massimi per l’uso di determinati antibiotici e sono vietati l’uso preventivo e l’uso promozionale degli antibiotici negli animali.
  4. Iniziative di ricerca e sviluppo: L’UE sostiene la ricerca e lo sviluppo di nuovi antibiotici attraverso programmi come il programma Horizon 2020. L’obiettivo è promuovere la scoperta di nuovi agenti antimicrobici e nuove alternative agli antibiotici tradizionali.
  5. Cooperazione internazionale: L’UE collabora con altre organizzazioni internazionali, come l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), per affrontare la minaccia dell’antibiotico resistenza a livello globale. Ciò include la condivisione di dati, lo scambio di esperienze e l’armonizzazione delle norme e delle politiche.

Queste sono solo alcune delle misure che l’UE sta adottando per intensificare la lotta all’antibiotico resistenza. L’obiettivo principale è proteggere l’efficacia degli antibiotici esistenti, promuovere un uso responsabile degli antibiotici e sostenere la ricerca di nuove soluzioni per contrastare questa minaccia per la salute pubblica.

La commissione europea ha di recente accolto la proposta di una commissione che potenzi l’azione europea contro la resistenza agli antibiotici con raccomandazioni che seguono il concetto di One Health. Si tratta di una raccomandazione e che fissa per il 2030 diversi obiettivi definiti insieme al centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc): tra questi una riduzione del 20% del consumo di antibiotici negli esseri umani grazie ad una valutazione più accurata dei casi in cui possono essere davvero efficaci con almeno il 65% del consumo complessivo efficace ossia l’uso dell’antibiotico più giusto per quel caso clinico ma anche una riduzione delle infezioni provocate dai tre batteri chiave più resistenti agli antibiotici maggiormente diffusi nelle comunità e negli ospedali. Gli obiettivi dell’unione europea dovranno essere tradotti da ciascun Stato membro secondo le specifiche di ciascun paese e dovranno affiancarsi a strumenti per monitorare le infezioni e il consumo di antibiotici nei prossimi anni.

La resistenza agli antibiotici rappresenta una seria minaccia per la salute pubblica in tutto il mondo, inclusa l’Italia e l’Europa. Tuttavia, è importante notare che l’attribuzione precisa dei decessi alla resistenza agli antibiotici può essere complessa e variabile tra i paesi. Di seguito sono riportati alcuni dati e stime generali sulla resistenza agli antibiotici in Italia e in Europa.

In Italia, secondo uno studio pubblicato nel 2019, si stima che circa 7.000 decessi all’anno siano causati da infezioni batteriche resistenti agli antibiotici. Questo studio, condotto dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dal Ministero della Salute italiano, ha considerato diverse categorie di infezioni, come le infezioni del tratto respiratorio inferiore, le infezioni del tratto urinario e le infezioni del sangue.

Per quanto riguarda l’Europa, l‘Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che ogni anno circa 33.000 persone muoiano a causa di infezioni batteriche resistenti agli antibiotici nella regione europea. Tuttavia, è importante notare che questa cifra comprende anche decessi causati da infezioni ospedaliere e non solo da infezioni contratte nella comunità.

La lotta contro la resistenza agli antibiotici richiede uno sforzo globale e continuo per ridurre la diffusione di ceppi batterici resistenti e promuovere un uso responsabile degli antibiotici.

L’approccio “One Health” considera l’interconnessione tra la salute umana, animale e ambientale, riconoscendo che l’uso degli antibiotici in una sfera può influenzare le altre sfere.

Di seguito sono riportati alcuni principi guida sull’uso degli antibiotici nell’ottica One Health:

  1. Limitare l’uso degli antibiotici solo quando necessario: Gli antibiotici dovrebbero essere utilizzati solo per trattare infezioni batteriche diagnosticate correttamente e non per malattie virali, poiché gli antibiotici non sono efficaci contro i virus. È fondamentale che i medici e i veterinari prescrivano antibiotici solo quando necessario, seguendo linee guida e protocolli appropriati.
  2. Promuovere l’igiene e la prevenzione delle infezioni: Un aspetto cruciale per ridurre la necessità di antibiotici è investire nella prevenzione delle infezioni. Ciò include promuovere l’igiene delle mani, garantire pratiche di allevamento e gestione adeguati negli animali, mantenere ambienti puliti e adottare misure preventive come la vaccinazione.
  3. Sorveglianza dell’antibiotico resistenza: È essenziale monitorare l’antibiotico resistenza sia negli esseri umani che negli animali e raccogliere dati affidabili. La sorveglianza dell’antibiotico resistenza può aiutare a identificare i ceppi batterici resistenti agli antibiotici emergenti, monitorare le tendenze e adattare le strategie di controllo di conseguenza.
  4. Limitare l’uso di antibiotici critici: Gli antibiotici critici, che sono importanti per il trattamento di infezioni gravi negli esseri umani, dovrebbero essere preservati e utilizzati solo quando necessario in ambito veterinario. Dovrebbero essere attuate politiche e normative per limitare l’uso di tali antibiotici negli animali destinati al consumo umano.
  5. Collaborazione tra settori: È fondamentale promuovere la collaborazione tra professionisti della salute umana, veterinaria e ambientale, nonché coinvolgere ricercatori, responsabili politici e altre parti interessate. L’approccio One Health richiede un’azione congiunta per affrontare la resistenza agli antibiotici in modo efficace e sostenibile.

Con le sue circa 35.000 vittime solo nell’unione europea la resistenza antimicrobica potrebbe aumentare esponenzialmente sino a determinare 10 milioni di morti l’anno a livello mondiale con costi sanitari di circa 100.000 miliardi di dollari entro il 2050. Numeri che rendono conto della necessità e urgenza di mettere a terra nuove strategie per contenere il fenomeno dell’utilizzo di antibiotici in modo indiscriminato.

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