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Ridurre il consumo di sale può diminuire i rischi di ipertensione

La Food and Drugs Administration americana ha emesso una guida [1] su base volontaria per esortare i produttori alimentari a ridurre del 12 per cento le quantità di sodio negli alimenti preparati e confezionati entro i prossimi 30 mesi. Negli Stati Uniti è infatti in corso una battaglia contro una serie di malattie croniche legate all’alimentazione, come problemi cardiovascolari, diabete e obesità. La popolazione americana, riportano le statistiche ufficiali, consuma oltre il 50 per cento in più di sodio rispetto alla soglia limite raccomandata, il che risulta associato a una serie di problematiche di salute. 

L’uso eccessivo di sale è un problema anche europeo

Il consumo eccessivo di sale rappresenta una problematica molto sentita anche in Europa – commenta Marina Carcea, dirigente tecnologo presso il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea) – spesso vengono indette giornate di sensibilizzazione volte a informare l’opinione pubblica sui rischi associati all’assunzione esagerata di sale, e, nello specifico, di sodio”. L’esperta sottolinea che la comunità scientifica concorda nel ritenere l’ipertensione arteriosa, e cioè l’aumento della pressione sanguigna, una delle principali conseguenze di un’alimentazione scorretta da questo punto di vista. “L’ipertensione – continua Carcea – è un fattore di rischio associato alle malattie cardiovascolari, considerate tra le principali cause di decesso in tutto il mondo. Per questo è fondamentale investire nella prevenzione e cercare di sensibilizzare i consumatori sull’importanza di ridurre l’uso del sale. Assumere bassi quantitativi di sodio non è dannoso, anzi, è necessario, ma già solo un’alimentazione varia di cibi freschi può soddisfare il fabbisogno di sodio, per cui limitare l’aggiunta di sale a tavola e il consumo di alimenti processati rappresenta una valida strategia di prevenzione di molte patologie. Le linee guida degli organi regolatori suggeriscono di non superare cinque grammi di sale su base giornaliera”. 

La maggior parte del sodio che assumiamo deriva da cibi confezionati

Usato da secoli per conservare il cibo, il sale ha comunque la sua ragione d’essere all’interno dei nostri cibi – conclude Carcea – per le persone ipotese non è un problema se a volte si assumono quantità leggermente più elevate di sale, mentre chi soffre di ipertensione dovrebbe prestare maggiormente attenzione al consumo di sodio. Una buona parte del sodio che assumiamo deriva dagli alimenti processati, per cui se le aziende produttrici riducessero la percentuale di sodio utilizzata, obiettivo in cui molti si stanno impegnando, si potrebbe effettivamente assistere ad un miglioramento generale delle condizioni di salute della popolazione”. 

LINK ALLA GUIDA: https://www.fda.gov/regulatory-information/search-fda-guidance-documents/guidance-industry-voluntary-sodium-reduction-goals

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