Salute mentale: effetti anche sull’aspettativa di vita.

Redazione

Le persone con disturbi psichici subiscono un doppio danno: gli effetti della malattia e le conseguenze dei pregiudizi che ne derivano, compresa l’assistenza sanitaria. Lo stigma infatti pregiudica l’accesso alle cure anche di patologie non collegate alla malattia mentale, incidendo sull’aspettativa di vita, inferiore a quella del resto della popolazione. 

Lo sottolinea l’indagine condotta dalla Commissione istituita da The Lancet ed è quanto emerge da uno studio pubblicato su Psychiatry Research, condotto dalla Clinica Universitaria di Bologna, in collaborazione con la Regione Emilia Romagna. I risultati mostrano un eccesso di mortalità per tumore e infarto, rispetto alla popolazione generale, tra i pazienti presi in carico dai Servizi di Salute Mentale dell’Emilia Romagna, tra il 2001 e il 2018. Sui 137.351 pazienti psichiatrici seguiti, 11.236 sono deceduti durante il periodo di osservazione. Dall’analisi è emerso un eccesso di 5.594 decessi, che equivalgono a un tasso di mortalità 2,6 volte maggiore rispetto a quello della popolazione generale.

 

“Peggio della malattia stessa”. E’ così che descrivono stigma e discriminazione, di cui sono troppo spesso vittime, con conseguenze sulla qualità e sulla durata della vita, le persone con un disturbo di salute mentale provenienti da 40 Paesi del mondo, in un’indagine condotta da una Commissione della rivista The Lancet, appena pubblicata in un editoriale. Lo stigma legato ai disturbi mentali ha molte forme che portano a una miriade di conseguenze, spesso sottovalutate. Gli effetti, infatti, si riflettono sulle opportunità di lavoro e di reddito, sull’inclusione sociale e addirittura sulle cure non solo della malattia stessa ma anche delle altre patologie non collegate a quella mentale, incidendo sull’aspettativa di vita che, tra i pazienti con disturbi psichici, è inferiore al resto della popolazione. Si tratta di una piaga mondiale, molto evidente anche in Italia, dove secondo uno studio la mortalità per tumore e infarto è 2,6 volte più alta tra i pazienti con problemi di salute mentale. Un dato, quest’ultimo, reso noto di recente da una ricerca sulla mortalità dei pazienti psichiatrici, condotta in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, e pubblicata sulla rivista Psychiatry Research.

Lo studio ha esaminato 137.351 pazienti presi in carico dai Servizi di Salute Mentale della regione Emilia Romagna tra il 2001 e il 2018. I dati sulla mortalità sono stati confrontati con quelli di un campione di popolazione generale, con caratteristiche simili di età, sesso e condizione sociale. “Nel periodo osservato, sono stati registrati 11.236 decessi per comuni patologie cardiovascolari e oncologiche – commentano Massimo di Giannantonio ed Enrico Zanalda, co-presidenti Società Italiana di Psichiatria (SIP) – Il dato più allarmante riguarda la depressione, in quanto quasi la metà delle morti in eccesso (46,2%) impatta questa patologia. I dati emersi – sottolineano gli esperti – indicano che lo stigma pesa anche sui ritardi negli accessi alle cure e sulle difficoltà di adesione a programmi di prevenzione e screening. Gli stessi operatori sanitari, infatti, non sempre sanno diagnosticare e curare al meglio le persone con problemi di salute mentale. E’ dunque fondamentale per ridurre la mortalità, eliminare lo stigma con azioni radicali e urgenti, a livello globale a partire da corsi di formazione obbligatori per tutto il personale sanitario e socio assistenziale, sui diritti e i bisogni delle persone con disturbi psichici – avvisano di Giannantonio e Zanalda, unendosi all’appello lanciato da The Lancet.

 

L’analisi della Commissione denuncia anche le dimensioni dell’emergenza sulla salute mentale “Stime recenti suggeriscono che una persona su otto, quasi un miliardo di persone a livello globale, vive con un disturbo di salute mentale. Nei giovani dai 10 ai 19 anni d’età a soffrirne è invece una persona su 7”.

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