Santa Lucia, non solo mozzarella

Redazione

Quando eravamo piccoli genitori e nonni regalavano ai bambini un dolce in ricordo del suo passaggio che sanciva anche il giorno più breve dell’anno. “Il nome di “Lucia” (luce) emerge per la prima volta nel V secolo dopo Cristo, negli Acta martyrum, le gesta dei martiri, un’opera composta a più mani senza alcuna fonte storica. Tanto più che il martirio della “Santa” si attribuisce alla persecuzione di Diocleziano, più di 200 anni prima. Come se tra due secoli uno scrivesse la storia di “San Pincopallo”, vissuto nel 2022. Il sospetto di un “pacco” devozionale dovrebbe farsi strada. Nonostante tutto Lucia è una “santa” molto amata dagli Italiani come la dea egizia Iside e il mesopotamico Mitra lo furono per i Romani” spiega il dottor Giacomo Mangiaracina, membro del board scientifico di MOHRE ed esperto di religioni. 

Il nome della Santa è quindi legato strettamente alla salute della vista e alla protezione di chi l’ha persa di cui è patrona. E anche se meno celebrata ai giorni nostri, fa piacere ricordarla insieme alle nuove iniziative promosse sul territorio: nel Lazio infatti si rafforza l’offerta di cura e la ricerca oculistica grazie all’alleanza della Fondazione IRCCS G.B. Bietti – l’unico Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico dedicato all’Oftalmologia in Italia che ha completato il percorso di convenzione regionale ed inaugurato oggi tre sale operatorie che permetteranno di moltiplicare il numero di interventi e la possibilità di cure iper-specialistiche della vista. L’apertura del nuovo blocco chirurgico corona la ristrutturazione dei 5 piani dell’Ospedale Britannico a Roma nel quale tutte le attività della Fondazione – laboratori e linee di ricerca, ambulatori e chirurgia – sono, ora, riunite sotto un unico tetto.

“Desidero ringraziare la Fondazione IRCCS Bietti perché grazie a loro potenziamo l’offerta sanitaria e avviciniamo le cure ai bisogni delle persone. Il servizio sanitario e l’offerta di cura oculistica in particolare oggi sono più forti grazie a questo nuovo blocco operatorio che permetterà di aumentare il numero degli interventi e le cure specialistiche” ha commentato l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato.

La funzione di un IRCCS – spiega, infatti, il presidente della Fondazione Professor Mario Stirpe – è quella di avvicinare l’attività di ricerca all’assistenza clinica e alla pratica chirurgica, mettendo a disposizione del Servizio sanitario e delle persone le migliori cure possibili, frutto di un’attività scientifica di altissimo livello, riconosciuta nel mondo e con forti partnership internazionali”.

Tra le novità del 2023 anche un nuovo ambito di ricerca anche nel campo della meccanica chirurgica, con un laboratorio specializzato nello sviluppo, test e prototipazione di strumenti, robot e device high tech che permetteranno di intervenire con sempre maggiore efficacia e minore invasività sulle strutture anatomiche dell’occhio. Tommaso Rossi, il Neodirettore dell’Unità complessa di Oftalmologia, porterà in questa nuovo ambito di ricerca la lunga esperienza maturata in Italia e negli Stati Uniti collaborando con aziende internazionali di primo piano nell’ambito del MedTech e dell’ingegneria medica.

Parte dell’attività di ricerca e l’intera grande ristrutturazione sono finanziati da fondi privati a favore del Servizio sanitario pubblico. Sia l’attività clinica sia gli oltre 2000 interventi chirurgici all’anno che le tre nuove sale renderanno possibili, sono e saranno, infatti, erogati dalla Fondazione Bietti in regime di completa convenzione con la Regione Lazio.

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