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Scienziati bocciano il calcolo del Bmi, inadatto a valutare il peso corporeo

di Valentina Di Paola

 

Ci sono molti modi diversi per valutare il peso corporeo e, sebbene sia uno dei più diffusi, l’indice di massa corporea (BMI) potrebbe essere uno dei parametri meno attendibili. A evidenziarlo è uno studio condotto dagli scienziati dell’Università della California a Los Angeles e dell’Università della California a Santa Barbara, che in uno studio pubblicato sulla rivista Nature hanno esposto alcuni dei limiti di questa misurazione. L’indice di massa corporea viene calcolato dividendo il peso di una persona per la sua altezza al quadrato, per cui rappresenta un modo per rapportare l’altezza di un individuo con il suo peso, piuttosto che un vero e proprio indicatore della quantità di grasso corporeo. Questo implica che un soggetto particolarmente muscoloso, spiegano gli esperti, potrebbe essere considerato in sovrappeso, secondo i criteri considerati nel calcolo dell’indice di massa corporea. Allo stesso tempo, una persona considerata normopeso secondo il parametro del BMI potrebbe avere comunque problemi di grasso in eccesso, associati a potenziali problemi di salute. I ricercatori hanno scoperto che circa l’8 per cento degli uomini e il 7 per cento delle donne viene erroneamente considerato obeso, anche se il quantitativo di grasso corporeo risulta entro i limiti secondo scale più accurate. Al contrario, riportano gli autori, il 41 e il 32 per cento di casi di obesità rispettivamente di uomini e donne non vengono diagnosticati.

Ci sono alternative più efficaci, ma sono costose

Il calcolo del BMI è rapido, economico e molto semplice, mentre la maggior parte delle tecniche più accurate richiede l’uso di attrezzature specifiche e spesso costose. Tuttavia, esistono altre metodologie di approccio per valutare se il livello di grasso corporeo misurato debba o meno destare preoccupazione. Gli autori dello studio suggeriscono ad esempio che è possibile valutare lo spessore dello strato di grasso, pizzicando alcune parti del corpo, in genere l’addome, per determinare la distanza dal muscolo. Si tratta di un metodo utile per individuare i depositi di grasso, anche se consiste nel pinzare il paziente in modo da esaminare lo spessore dello strato di grasso. Questa misurazione richiede tuttavia una formazione specifica per essere eseguita correttamente e può essere umiliante per il paziente che si sottopone alla visita. Esiste poi la Dual-Energy X-ray Absorptiometry, o DEXA scan, che consiste fondamentalmente in una scansione a raggi X in grado di individuare con precisione le aree muscolari e quelle lipidiche del paziente. Il metodo utilizza infatti le proprietà di assorbimento del corpo per distinguere i muscoli dal grasso. Nonostante la rapidità di esecuzione e l’estrema accuratezza, l’imaging a raggi X necessita di un’organizzazione particolare da parte della struttura, che deve gestire richieste e appuntamenti, oltre che una serie di macchinari adeguati e decisamente costosi. 

Il calcolo dello spostamento dell’aria

Una delle tecniche più curiose riguarda la pletismografia a spostamento d’aria, più comunemente chiamata BOD POD. Il metodo usa lo spostamento d’aria per inferire le dimensioni del corpo dell’individuo. Per eseguire la misurazione, il soggetto viene introdotto in una camera, in cui si calcola lo spostamento dell’aria, in modo simile a cui il volume di un oggetto viene determinato tramite l’immersione in un liquido e l’entità della variazione. Il sistema utilizza quindi i principi della chimica di base per calcolare il volume totale del corpo. Si tratta di una tecnica accurata, ma che richiede una serie di attrezzature specifiche, dal costo piuttosto elevato per un utilizzo medico standardizzato. 

La circonferenza della vita e il rapporto vita-fianchi

Una delle metriche più efficaci per valutare i problemi di salute legati all’obesità riguarda la misurazione della circonferenza della vita e il rapporto vita-fianchi. Sebbene ciò non consenta di ottenere un dato preciso sulla percentuale di grasso corporeo, questo parametro è comunque utile per stimare il rischio clinico di complicazioni correlate all’obesità. Il grasso accumulato nel giro vita, infatti, spiegano gli esperti, sembra un fattore più indicativo di pericoli per la salute piuttosto a quello che si trova sulle braccia o sulle gambe. Nonostante non vi sia ancora una spiegazione scientifica per questa correlazione, i ricercatori ipotizzano che le cellule adipose della pancia potrebbero drenare nel fegato e nel pancreas, influenzando il sistema metabolico e la produzione di insulina. Misurare la circonferenza della vita, specialmente quando la si confronta con l’ampiezza dei fianchi, può quindi restituire un’idea abbastanza precisa del livello di rischio per vari problemi legati all’obesità, considerando aspetti di cui il BMI non tiene conto.

Dopo più di quarant’anni di campagne per la promozione di stili di vita salutari, possiamo tirare le somme e dire che ci siamo concentrati troppo sul dimagrimento, tralasciando altri aspetti altrettanto importanti.

Tutti noi scienziati siamo consapevoli delle evidenze scientifiche di migliaia di esperimenti che ci hanno permesso di considerare soprappeso e obesità come fattori di rischio per la salute della popolazione mondiale ed abbiamo cercato di comunicarlo  puntando il mirino su un unico bersaglio: la perdita di peso e nel farlo utilizziamo parole come “lotta all’obesità e al sovrappeso” che implicano uno stato di guerra, di necessità di misure correttive immediate per contrastare una emergenza imminente.

Avere legato il benessere al peso ideale nel corso degli anni ha aumentato lo stigma verso le persone grasse che spesso vengono percepite dagli stessi operatori sanitari come svogliate, incapaci di seguire un protocollo nutrizionale ed unici responsabili delle proprie problematiche di salute.

In questo clima si è così creato un cortocircuito per il quale le persone cercano disperatamente di perdere peso, spesso senza il supporto di un professionista, per poi riprenderlo, aumentando il proprio livello di frustrazione ed aumentando anche il rischio che possa incorrere in disturbi del comportamento alimentare.

La scelta di abbracciare uno stile di vita sano è da considerare come la fine di un percorso di ricerca e di consapevolezza, un processo vero e proprio nel quale le persone mettono in discussione le proprie credenze e le proprie certezze per poter apprendere un nuovo modo di nutrirsi ed anche di sentirsi bene nel proprio corpo.

Le nostre azioni come professionisti della salute devono tener conto delle considerazioni fin qui descritte per poter creare una comunicazione efficace che si faccia promotrice di azioni che permettano alle persone di aumentare il proprio grado di consapevolezza per le tematiche della nutrizione, migliorando il livello di alfabetizzazione alimentare che migliora l’orientamento delle scelte in campo alimentare.

Un altro aspetto sul quale è possibile lavorare riguarda la promozione del movimento: che sia una passeggiata, lo yoga, il pilates, i salti sul tappeto elastico o il ballo, la promozione di queste attività migliora il benessere psicofisico delle persone.

Non ultimo dovremmo avere maggiore consapevolezza dei contenuti che pubblichiamo sui nostri canali di comunicazione: se tutti i corpi sono validi e meritano di essere amati e rispettati, allora sarà controproducente mettere a confronto le foto di una persona prima e dopo il percorso di dimagrimento, perché l’obiettivo da centrare è che la persona abbia appreso quali sono le azioni che può svolgere per mantenersi in salute.

Abbiamo le competenze e le conoscenze e la responsabilità per accompagnare le persone in un percorso di consapevolezza per il miglioramento della loro salute.

 

Dr.ssa Maria Martina Lucchi

Biologa della Riproduzione

Consulente per la Fertilità

Divulgatrice scientifica per i temi della fertilità e della nutrizione

 

 

LINK A STUDIO: https://www.nature.com/articles/ijo201617 

https://mohre.it

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