Screening mammografico in Italia, si può dare di più

Redazione

Secondo l’Osservatorio Nazionale Screening, nel 2021 il tasso di adesione all’invito allo screening mammografico organizzato in Italia è stato del 56%. Questo dato varia significativamente da regione a regione, con percentuali diverse tra Nord e Sud. Nonostante sia considerato accettabile secondo gli standard attesi, evidenzia comunque una scarsa adesione complessiva.

Cause della scarsa adesione

  1. Mancata partecipazione alle visite senologiche e mammografie:
    • Nel corso degli ultimi 5 anni, una percentuale significativa di donne non ha mai effettuato una visita senologica (36%) o una mammografia (37,5%), con variazioni significative legate all’età.
    • Anche tra le donne sopra i 45 anni, considerate a maggior rischio di tumore al seno e quindi coinvolte nello screening, una percentuale considerevole non si è sottoposta a mammografia (11% delle 55-65enni e 19% delle 45-54enni, con una percentuale ancora più alta al Sud, pari al 45%).
  2. Influenza della pandemia di COVID-19:
    • Durante la pandemia, il 45% delle donne ha interrotto completamente (9,3%) o saltato alcuni (35,4%) controlli mammografici, con una persistente riluttanza soprattutto al Centro Sud.
    • Anche dopo l’emergenza COVID, una percentuale significativa di donne non ha ripreso regolarmente i controlli (22%, con una percentuale maggiore al Sud rispetto al Nord e al Centro).
  3. Aspetti emotivi e percepiti:
    • Tra le motivazioni principali per il rifiuto dell’esame mammografico si evidenziano il disagio per l’esame stesso, la diffidenza e la sfiducia, inefficienze nel sistema (come tempi lunghi o mancato invito) e aspetti emotivi (paura dell’esito).
    • Un terzo delle donne di età compresa tra 45 e 54 anni definisce l’esame sgradevole o imbarazzante. Altre preoccupazioni riguardano la mancata ricezione dell’invito dall’ASL, la paura dell’esito e la preferenza di “non sapere”.

Confronto con le dinamiche negli Stati Uniti

  1. Fattori sociali e barriere all’accesso negli Stati Uniti:
    • Un rapporto del CDC evidenzia che, negli Stati Uniti, fattori come l’isolamento sociale, la mancanza di trasporti e le preoccupazioni finanziarie possono influenzare la partecipazione alle mammografie di screening raccomandate.
  2. Studio BRFSS e collegamento con i bisogni sociali legati alla salute:
    • Uno studio basato sul Behavioral Risk Factor Surveillance System (BRFSS) negli Stati Uniti ha evidenziato come l’uso della mammografia sia influenzato da bisogni sociali legati alla salute come l’isolamento sociale, l’insicurezza abitativa e la mancanza di trasporti affidabili.
  3. Coinvolgimento dei medici nell’abbattimento delle barriere:
    • I medici possono giocare un ruolo fondamentale nel superare le barriere all’accesso alla mammografia, identificando e affrontando i bisogni sociali dei pazienti.

Come indicato dall’osservatorio nazionale screening: A livello nazionale, il valore dell’estensione si attesta all’85,9% per lo screening mammografico (range dal 101,6% al Nord al 58,3% al Sud), all’88,3% per il cervicale (dal 129,6% al Centro al 68,8% al Sud) e al 79,4% per il colorettale (dal 100% al Centro al 43,7% al Sud). Se ne evince chiaramente che per lo screening mammografico e per quello cervicale l’offerta attuale si avvicina al valore fissato dall’Europa per il 2025, mentre per lo screening colorettale siamo lontani dall’obiettivo di oltre 10 punti percentuali. I dati di adesione in Italia evidenziano, analogamente all’estensione, un gradiente Nord-Sud. L’adesione complessiva al programma mammografico è del 56,2% con importanti differenze tra macroaree (Nord 64,7%; Centro 50,2%; Sud e Isole 41,3%)

La scarsa adesione al programma di screening mammografico in Italia può essere attribuita a una combinazione di fattori, tra cui aspetti emotivi, inefficienze nel sistema sanitario e impatti della pandemia. Studi simili condotti negli Stati Uniti evidenziano una correlazione tra barriere socio-economiche e partecipazione alle mammografie. Gli sforzi per migliorare l’accesso e l’adesione allo screening mammografico devono tenere conto di questi fattori sociali e affrontarli in modo adeguato, coinvolgendo attivamente i medici e le istituzioni sanitarie nella promozione e facilitazione dell’accesso a tali servizi preventivi.

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